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09/09/2010
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Gideon  LEVY גדעון לוי


http://www.haaretz.com


Gideon Levy è nato nel 1955 a Tel Aviv, figlio di un'immigrata ceca e di padre tedesco che erano giunti in Palestina nel 1939, in fuga dal nazismo, e si erano stabiliti a Tel Aviv. Il padre, che era dottore in diritto, lavorò duramente perché Gideon ricevesse una buona istruzione, arrivando a trovare impiego come venditore ambulante di gelati.

Nel 1974 Gideon Levy presta servizio militare alla radio dell'esercito israeliano, Galeu Tsahal.

Nel 1978, insieme a Yossi Beilin, è assistente di Shimon Peres in qualità di portavoce.

Comincia a lavorare come giornalista nei territori palestinesi occupati nel 1986, esperienza che modifica la sua visione del conflitto. È l'esordio di un'interessante carriera giornalistica e di un'evoluzione personale che lo porta a prendere posizioni diametralmente opposte a quelle precedenti.

Nel 1996 riceve il premio Emil Grunzweigh per i Diritti Umani.

Da una ventina d'anni lavora al quotidiano israeliano Haaretz come giornalista ed editorialista. Molto critico nei confronti dell'occupazione israeliana, scrive per questa testata una rubrica settimanale intitolata "Twilight Zone" ("Zona d'Ombra"), nella quale descrive le difficili condizioni di vita della popolazione palestinese occupata e riporta le violazioni perpetuate quotidianamente contro i palestinesi dall'esercito e dalle autorità d'occupazione. I suoi scritti sollevano grandi polemiche nella coscienza sopita della società israeliana, che Levy si propone di scuotere e risvegliare, e contrariano la classe dirigente.

L'ex ministro della difesa Saul Mofaz soleva dire: "Ma come, non siamo una democrazia? Lasciamo scrivere Gideon Levy!".

I suoi articoli che descrivono le tante umiliazioni, le violazioni quotidiane e gli abusi di tutti i tipi, non hanno mai potuto essere smentiti per quanto siano criticati da molti colleghi e connazionali. "Sarajevo è a Rafah", ha scritto in uno dei suoi articoli in risposta a coloro che paragonavano Siderot alla città bosniaca. "Negli ultimi cinque anni i missili artigianali dei palestinesi hanno ucciso due persone a Siderot, mentre solo a Gaza l'esercito israeliano ne ha uccise 3000. Dal 25 giugno del 2006 si sono aggiunte 200 vittime, un terzo delle quali è costituito da bambini".

Levy ritiene che "l'occupazione sia un cancro che divora più del terrorismo", e dice di sentirsi "profondamente in colpa" e di non poter sopportare "che in mio nome si compiano tante azioni inqualificabili". Pensa che la sconfitta di Israele in Libano sia stata positiva perché la società si è finalmente "posta delle domande su se stessa".

Diversamente da intellettuali e attivisti come Amos Oz o David Grossman, nel 2006 Levy si è opposto apertamente alla guerra dei 33 giorni in Libano. Ha espresso con forza le proprie critiche nell'articolo "Il vantaggio di una sconfitta".


I suoi articoli tradotti in italiano da Tlaxcala.


 
 
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