HOME TLAXCALA
The Translators’ Network for Linguistic Diversity


CAMPAÑAS
CAMPAGNES
CAMPAIGNS
KAMPAGNEN
CAMPANHAS
CAMPAGNE
CAMPANYES
الحملات
KAMPANJER
ÚãáíÇÊ ÓíÇÓí
ΕΚΣΤΡΑΤΕΙΕΣ
OTHER LANGUAGES
 

CAMPAGNE
Per sottoscrivere, firma in calce


  Dichiarazione di Le Feyt: la pace in Iraq è possibile




Rete Internazionale Anti-Occupazione (IAON)

 

Noi sottoscritti amici dell'Iraq in Francia, Belgio, Regno Unito, Italia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti d'America, Egitto, Svezia e Iraq ci siamo organizzati nella Rete Internazionale Anti-Occupazione, International Anti-Occupation Network (IAON) e dal 25 al 27 agosto 2008 ci siamo riuniti a Le Feyt, in Francia, dove abbiamo adottato la seguente posizione e dichiarazione che riflette il nostro impegno per una vera cessazione dell'occupazione e per una pace sostenibile e duratura in Iraq.


L'occupazione statunitense dell'Iraq è illegittima e non può essere resa legale. Tutto ciò che  è derivato dall'occupazione è illegale e illegittimo e non può essere legittimato. Questi fatti sono incontrovertibili. Cosa ne consegue?

La pace, la stabilità e la democrazia in Iraq sono impossibili sotto l'occupazione. L'occupazione straniera si oppone per natura agli interessi del popolo occupato, come dimostrano i sei milioni di iracheni sfollati sia all'interno del paese che all'estero, gli assassini premeditati di accademici e professionisti iracheni e la distruzione della loro cultura, nonché più di un milione di morti.

La propaganda a Occidente cerca di rendere accettabile l'assurdità che l'invasore e il distruttore dell'Iraq possa anche svolgere il ruolo di suo protettore. I comodi timori di un “vuoto di sicurezza” – usati per perpetuare l'occupazione – ignorano il fatto che l'esercito iracheno non ha mai capitolato e costituisce la spina dorsale della resistenza armata irachena. Quella spina dorsale è impegnata esclusivamente a difendere il popolo iracheno e la sovranità dell'Iraq. Analogamente, le previsioni di una guerra civile ignorano il fatto che la popolazione irachena respinge in massa, per numero e per interesse, l'occupazione e continuerà a farlo.

In Iraq il popolo iracheno resiste all'occupazione con tutti i mezzi, in conformità con la legge internazionale. [1] Solo alla resistenza popolare può essere riconosciuto il ruolo di espressione e di difesa degli interessi e della volontà del popolo iracheno. Finora gli Stati Uniti hanno ingnorato questa realtà, e sperano che un'intensificazione delle azioni diplomatiche, dopo l'intensificazione delle azioni militari che ha efficacemente prodotto una pulizia etnica, possa salvaguardare un governo imposto al paese con la forza. Indipendentemente da chi vincerà le prossime elezioni presidenziali americane, gli Stati Uniti non potranno mai conseguire i loro obiettivi imperiali e le forze che impongono all'Iraq sono contrarie all'interesse del popolo iracheno. 

Alcuni a Occidente continuano a giustificare la negazione della sovranità popolare etichettandola come “guerra al terrore”, criminalizzando non solo la resistenza [2] ma anche l'assistenza umanitaria a un popolo assediato. In base al diritto internazionale la resistenza irachena costituisce un movimento di liberazione nazionale. Il riconoscimento della resistenza irachena è dunque un diritto, non un'opzione. [3] La comunità internazionale ha il diritto di ritirare il riconoscimento del governo iracheno imposto dagli Stati Uniti e di riconoscere la resistenza irachena.

È evidente che l'Iraq non potrà ritrovare la stabilità, l'unità e l'integrità territoriale perdute finché non sarà garantita la sua sovranità. È anche evidente che l'occupazione statunitense non può sfuggire alle proprie responsabilità tentando di addossare la colpa ai vicini dell'Iraq. Un patto di non-aggressione, sviluppo e cooperazione tra un Iraq liberato e i suoi vicini prossimi è l'ovvio mezzo con cui conseguire questa stabilità. [4] Grazie alla sua posizione geopolitica e alle sue risorse naturali, un Iraq libero, democratico e pacifico è fondamentale per il benessere e lo sviluppo dei suoi vicini. Tutti i vicini dell'Iraq dovrebbero riconoscere che la stabilità dell'Iraq è nel loro interesse, e impegnarsi a non interferire nei suoi affari interni.

Se la comunità internazionale e gli Stati Uniti sono interessati alla pace, alla stabilità e alla democrazia in Iraq devono accettare che solo la resistenza irachena – armata, civile e politica – può conseguirle salvaguardando gli interessi del popolo iracheno. La prima richiesta della resistenza irachena è il ritiro incondizionato di tutte le forze straniere che occupano illegalmente l'Iraq – comprese le società mercenarie – e la smobilitazione di tutte le forze armate insediate dall'occupazione.

Il movimento contro l'occupazione dell'Iraq – in tutte le sue espressioni – a difesa del popolo iracheno è la sola forza in grado di assicurare la democrazia in Iraq. Nell'ambito di questo movimento è stato concordato che al momento del ritiro statunitense venga formato un governo temporaneo con due incarichi precisi: preparare il terreno per elezioni democratiche e ricostruire l'esercito nazionale. Al completamento di questi compiti il governo temporaneo verrà sciolto lasciando le decisioni sui risarcimenti di guerra, lo sviluppo e la ricostruzione a un governo iracheno sovrano e democraticamente eletto in uno Stato composto da tutti i suoi cittadini senza discriminazioni religiose, etniche, confessionali o sessuali.

Tutte le leggi, i contratti, i trattati e gli accordi firmati sotto occupazione sono nulli. In base al diritto internazionale e alla volontà del popolo iracheno, la sovranità totale del petrolio iracheno e di tutte le risorse naturali, culturali e materiali spetta al popolo iracheno e a tutte le sue generazioni passate, presenti e future. Nell'ambito del movimento contro l'occupazione dell'Iraq tutti concordano che l'Iraq debba vendere il proprio petrolio sul mercato internazionale a tutti gli Stati che non siano in guerra con l'Iraq e in linea con gli obblighi dell'Iraq in quanto membro dell'OPEC. 

L'invasione statunitense del 2003 è stata e rimane illegale e le norme internazionali sulla responsabilità degli Stati esigono che gli Stati rifiutino di riconoscere le conseguenze di azioni di Stato illegali. [5] La responsabilità degli Stati comprende anche il dovere di compensare i danni. Le compensazioni dovrebbero essere pagate da tutti le figure statali e non statali che hanno tratto profitto dalla distruzione e dal saccheggio dell'Iraq.

Il popolo iracheno vuole una pace a lungo termine. Sulla base delle conclusioni di Istanbul del 2005 del Tribunale Mondiale sull'Iraq [6] e in riconoscimento dell'enorme sofferenza del popolo iracheno aggredito, i firmatari di questa dichiarazione appoggiano i succitati principi di pace, stabilità e democrazia in Iraq. 

La sovranità dell'Iraq è nelle mani del suo popolo impegnato nella resistenza. La pace in Iraq è di facile ottenimento: ritiro incondizionato degli Stati Uniti e riconoscimento della resistenza irachena che per definizione rappresenta la volontà del popolo iracheno.

Facciamo appello a tutte le persone del mondo che amano la pace perché si impegnino a sostenere il popolo iracheno e la sua resistenza. Il futuro della pace, della democrazia e del progresso in Iraq, nella regione e nel mondo dipende da questo. 

 

Membri della Rete Internazionale Ant-Occupazione: [7]

Abdul Ilah Albayaty, membro del Comitato Esecutivo del Tribunale BRussells, www.brusselstribunal.org, Francia - Iraq

Hana Al Bayaty, Coordinatore dell'Iniziativa Internazionale Irachena per i Rifugiati, www.3iii.org, Francia - Egitto

Dirk Adriaensens, membro del Comitato Esecutivo del Tribunale BRussells, www.brusselstribunal.org, Belgio

John Catalinotto, International Action Center, http://www.iacenter.org/, USA

Ian Douglas, Coordinatore dell'Iniziativa Internazionale per Perseguire il Genocidio degli Stati Uniti in Iraq, www.USgenocide.org, UK - Egitto

Max Fuller, Autore di For Iraq, the Salvador Option Becomes Reality e Crying Wolf, death squads in Iraq - www.cryingwolf.deconstructingiraq.org.uk, UK

Paola Manduca, Scienziata,  New Weapons Committee, www.newweapons.org, Italia

Sigyn Meder, membro dell'Associazione per la Solidarietà all'Iraq di Stoccolma,   www.iraksolidaritet.se, Svezia

Cristina Meneses, membro della sessione portoghese del Tribunale Mondiale sull'Iraq,  www.tribunaliraque.info/pagina/inicio.html, Portogallo

Mike Powers, membro dell'Associazione per la Solidarietà all'Iraq di Stoccolma,   www.iraksolidaritet.se, Svezia

Manuel Raposo, membro della sessione portoghese del Tribunale Mondiale sull'Iraq,  www.tribunaliraque.info/pagina/inicio.html, Portogallo

Manuel Talens, scrittore, membro di Cubadebate, Rebelión e Tlaxcala, Spagna

Paloma Valverde, membro della Campagna Spagnola Contro l'Occupazione e per la Sovranità dell'Iraq (CEOSI), www.nodo50.org/iraq/, www.iraqsolidaridad.org, Spagna

27 agosto 2008

Le Feyt, Francia 
 

Note

[1] Il diritto all'autodeterminazione, all'indipendenza nazionale, all'integrità territoriale, all'unità e alla sovranità nazionale senza interferenze esterne è stata affermato molte volte da vari organi delle Nazioni Unite, compreso il Consiglio di Sicurezza, l'Assemblea Generale e la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, la Commissione del Diritto Internazionale e il Tribunale Internazionale. Il principio dell'autodeterminazione prevede che ove questo diritto venga soffocato con l'uso della forza si possa ricorrere all'uso della forza per contrastare questa azione e conseguire l'autodeterminazione.

La Commissione per i Diritti Umani ha ripetutamente riaffermato la legittimità della lotta contro l'occupazione con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata (Risoluzione della Commissione per i Diritti Umani N. 3 XXXV, 21 febbraio 1979 e Risoluzione della Commissione per i Diritti Umani N. 1989/19, 6 marzo 1989). Esplicitamente, la Risoluzione dell'Assemblea Generale
37/43 adottata il 3 dicembre 1982 “Riafferma la legittimità della lotta dei popoli per l'indipendenza, l'integrità territoriale, l'unità nazionale e la liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e dall'occupazione straniera con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata”. (Si vedano anche le Risoluzioni dell'Assemblea Generale 1514, 3070, 3103, 3246, 3328, 3382, 3421, 3481, 31/91, 32/42 e 32/154).

[2] L'Articolo 1(4) del 1° Protocollo Aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1977 considera le lotte per l'autodeterminazione come situazioni di conflitto armato internazionale. La Dichiarazione di Ginevra sul Terrorismo afferma: “Come ripetutamente riconosciuto dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i popoli che combattono contro la dominazione coloniale e l'occupazione straniera e contro regimi razzisti nell'esercizio del proprio diritto all'autodeterminazione hanno il diritto di usare la forza per conseguire i loro obiettivi nel contesto del diritto umanitario internazionale. Questi usi legittimi della forza non devono essere confusi con atti di terrorismo internazionale”.

[3] I movimenti di liberazione nazionale sono riconosciuti come conseguenza del diritto all'autodeterminazione. Nell'esercizio del loro diritto all'autodeterminazione, i popoli sottoposti a dominazione coloniale o straniera hanno il diritto di “lottare... e chiedere e ricevere appoggio, in conformità con i principi della Carta” e con la
Dichiarazione relativa ai Principi del Diritto Internazionale concernente le Relazioni Amichevoli e la Cooperazione tra gli Stati. È in questi termini che l'Articolo 7 della Definizione di Aggressione (Risoluzione dell'Assemblea Generale 3314 (XXIX) del 14 dicembre 1974) riconosce la legittimità della lotta dei popoli sottoposti a dominazione coloniale o straniera. Il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite della legittimità della lotta dei popoli sottoposti a dominazione coloniale e straniera o a occupazione è in linea con la generale proibizione dell'uso della forza sancito dalla Carta delle Nazioni Unite poiché uno Stato che ne sottopone un altro a una dominazione coloniale o straniera con l'uso della forza commette un atto illegittimo secondo la definizione del diritto internazionale, e il popolo sottoposto alla dominazione, nell'esercizio del proprio intrinseco diritto all'autodifesa, può combattere per difendere e conseguire il proprio diritto all'autodeterminazione.

[4] La
Dichiarazione relativa ai Principi del Diritto Internazionale concernente le Relazioni Amichevoli e la Cooperazione tra gli Stati (Risoluzione dell'Assemblea Generale 2625 (XXV)) cita il principio secondo il quale “Ogni Stato ha il dovere di astenersi, nelle sue relazioni internazionali, dal ricorrere alla minaccia o all'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite ”. Singolarmente e collettivamente, l'Iraq e i i paesi vicini si impegnerebbero ad astenersi dall'uso della forza o dalla minaccia dell'uso della forza e da tutte le forme di interferenza negli affari di altri Stati. Singolarmente e collettivamente, l'Iraq e i paesi vicini si impegnerebbero anche nella cooperazione e nello sviluppo sulla base della negoziazione, dell'arbitraggio e del reciproco vantaggio.

[5] L'Articolo 41(2) del
Progetto di Articoli sulla Responsabilità degli Stati per Atti Internazionalmente Illeciti della Commissione per il Diritto Internazionale, che rappresenta la norma del diritto internazionale consuetudinario (adottata dalla Risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite 56/83 del 28 gennaio 2002, “Responsabilità degli Stati per Atti Internazionalmente Illeciti”), impedisce agli Stati di trarre vantaggio dai propri atti illeciti: “Nessuno Stato riconoscerà come legittima una situazione creata da una grave violazione [di un obbligo derivante da una norma perentoria del diritto internazionale]”; Sezione III(e), Risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite 36/103 del 14 dicembre 1962, “Dichiarazione sull'Inammissibilità dell'Intervento e dell'Interferenza negli Affari Interni degli Stati”.

[6]
Dichiarazione della Giuria di Coscienza del Tribunale Mondiale sull'Iraq, Istanbul, 23-27 giugno 2005.

[7] L'International Anti-Occupation Network, Rete Internazionale Contro l'Occupazione, è una coalizione di gruppi solidali al popolo iracheno, in appoggio alla sovranità dell'Iraq e contro l'occupazione statunitense dell'Iraq. È stata fondata nell'aprile del 2006 al seminario internazionale sulle uccisioni mirate degli accademici e dei medici iracheni.


 

Si prega di diffondere questa dichiarazione

Per adesioni di singoli e organizzazioni, contattare:

   

http://www.tlaxcala.es/detail_campagne.asp?lg=it&ref_campagne=5

 

*     *     *

 

Personalità internazionali che si uniscono a noi nell’impegno per una vera cessazione dell'occupazione e per una pace sostenibile e duratura in Iraq

Ramsey Clark, Former U.S. Attorney General, international human rights activist, founder of the International Action Center - USA

Cynthia McKinney, Green Party US Presidential Candidate, www.runcynthiarun.org - USA

Denis Halliday, Former UN Assistant Secretary General & United Nations Humanitarian Coordinator for Iraq 1997-98 - Ireland

François Houtart, Director of the Tricontinental Center (Cetri), spiritual father and member of the International Committee of the World Social Forum of Porto Alegre, Executive Secretary of the Alternative World Forum, President of the International League for rights and liberation of people and president of the BRussells Tribunal - Belgium

Socorro Gomes, Chairwoman of WPC - World Peace Council and of Cebrapaz - Brazilian Center of Solidarity with Peoples and Struggle for Peace

José Francisco Gallardo Rodríguez, General Major and PhD. in Public Administration - Mexico

Manik Mukherjee, Deputy, International Affairs, Socialist Unity Center of India, General Secretary, International Anti-imperialist and People's Solidarity Coordinating Committee - India

Eduardo Galeano, Essayist, journalist, historian, and activist - Uruguay

Harold Pinter, Author, Nobel Prize in Literature 2005 - UK

James Petras, Author - USA

Jan Myrdal, Author - Sweden

Michael Parenti, Author - USA

Peter Curman, Author - Sweden

Rosa Regàs, Author - Spain

Santiago Alba Rico, Author, philosopher, member of www.rebelion.org, Spain – Tunisia

William Blum, Author, USA

Issam Chalabi, Former Iraqi Oil Minister, Iraq/Jordan

Dr. Omar Al Kubaisy, Senior iraqi cardiologist, anti occupation politician and activist on iraq health & medical situation

Dr. Saeed H. Hasan, Former Iraqi Permanent Representative to the United Nations - Iraq

Dr. Saadallah Al-Fathi, Former head of the Energy Studies Department at OPEC - Iraq

Salah Omar Al Ali, Ex iraqi minister/ex Iraq's ambassador to UN

Faruq Ziada, Former Iraqi Ambassador

Majid Al Samarai, Former Iraqi ambassador

Wajdi A. Mardan. Writer and Iraqi Diplomat

Naji Haraj, former Iraqi diplomat, human rights activist

Hassan T. Walli Aydinli, President of the Committee for the Defence of the Iraqi Turkmens’ Rights – Belgium-Iraq

Sabah Al-Mukhtar, President of the Arab Lawyers Association - Iraq / UK

Mohammed Younis Alobaidi, Oil Expert, Petroleum Consultancy Group (PCG) Board Member

Prof. Dr. Zuhair Al Sharook, Former President of Mosul University, Iraq

Dr. Abdul Razaq M. Al Dulaimi, Dean of college of communication in Baghdad before the invasion

Mohammed Aref, Science writer - Iraq / UK

Muhamad Tareq Al-Deraji, Director of Monitoring net of human rights in Iraq - President of CCERF - Fallujah

Dr. Mousa Al-Hussaini, Iraqi Writer

Buthaina al Nasiri, Author and activist, iraq-egypt

Dr. Souad Naji Al-Azzawi, Asst. Prof. Env. Eng. - University of Baghdad - Iraq

Mundher Al-Adhami, Research Fellow at Kings College London - Iraq / UK

Nermeen Al-Mufti, Former co-director of Occupation Watch - Journalist - Iraq

Salam Musafir, Iraqi author and journalist based in Russia

Wafaa' Al-Natheema, Independent journalist, activist, founder of the Institute of Near Eastern & African Studies (INEAS), filmmaker, author of "Untamed Nostalgia - Wild Poems," http://zennobia.blogspot.com

Hisham Bustani, Writer and Activist, Secretary - Socialist Thought Forum, Jordan

Nada Kassass, Activist, Egypt

Dr Sahera Al Abta, Academic,Doctor in biology,Faculty of Sience,Iraq/Amman

Sabah Al-Khozai, Academic & Politician

Dr. Mahmoud Khalid Almsafir, Ass. Prof. International Economics, Kuala Lumpur, Malaysia

Ghali Hassan, Independent writer living in Syndey, Australia

Yasar Mohammed Salman Hasan, Computer science and business management - UK

Abdul Wahab Hamid Rashid, Iraq/Sweden

Asma Darwish Al-Haidari, Economist and Activist – Amman

Dr. Curtis F.J. Doebbler, International Human Rights Lawyer - USA

Karen Parker, Attorney, Association of Humanitarian Lawyers, partners of the BRussells Tribunal - USA

Niloufer Bhagwat, Vice President of Indian Lawyers Association - Mumbai / India

Amy Bartholomew, Law professor - Canada

Jennifer Van Bergen, Journalist, author writing about civil liberties, human rights and international law, law lecturer at the Anglo-American University in Prague

Ana Esther Ceceña, Researcher/professor in geopolitics, National Autonomous University of México, Director of the Geopolitics Latinamerican Observatory – Mexico

Ángel Guerra Cabrera, Journalist and professor - Cuba

April Hurley, MD, Iraq Peace Team, Baghdad 2003 – California, USA

Azildin Bin Hussain Al Qutamil, Arab Avant Guard-blog - Tunis

Dr. Bert De Belder, Coordinator Intal  & Medical Aid For The Third World - Belgium

Carlos Fazio, Journalist and academic - Mexico

Carlos Taibo, Professor of Political Sciences, Madrid Autonomous University - Spain

Carmen Bohorquez, Philosopher, Coordinator of the network of networks In Defense of Humanity – Venezuela

Dr. Chandra Muzaffar, President of JUST International - Malaysia

Claudio Moffa, Professor of History - Italy

Corinne Kumar, Secretary General of El Taller International - Tunesia / India

Dahr Jamail, Independent journalist, author: Beyond the Green Zone: Dispatches from an Unembedded Journalist in Occupied Iraq - USA

David Miller, Professor of Sociology at Strathclyde University, co-founder of Spinwatch - UK

Dirk Tuypens, Actor - Belgium

Elias Davidsson, Composer, international law scholar and activist for 9/11 truth – Germany

Eric Goeman, Coordinator ATTAC - Belgium

Fausto Giudice, Writer, translator, activist, member of Tlaxcala – Italy/France

Felicity Arbuthnot, Journalist - UK

Frank Vercruyssen, Actor, TG Stan - Belgium

Frantz Mendes, President United Steel Workers Local 8751 - USA

Dr. Gideon Polya, Scientist, author of Body Count. Global avoidable mortality since 1950 - http://mwcnews.net/Gideon-Polya, Australia

Gie van den Berghe, Professor University of Ghent - Belgium

Gilad Atzmon, Musician, writer, pro-Palestinian activist – UK

Gilberto López y Rivas, Anthropologist - Mexico

Prof. Hedvig Ekerwald, Dept of Sociology, Uppsala University - Sweden

Prof. Em. Herman De Ley, Em. Prof. Ghent University, Ex-director of Centre for Islam in Europe - Belgium

Isaac Rosa, Writer - Spain

James E. Jennings, PH.D., President, Conscience International, Inc., a humanitarian aid and human rights organization working primarily in the Middle East; and Executive Director, US Academics for Peace, a group of university professors dedicated to dialogue among civilizations - USA

Jean Pestieau,  Professor Emeritus, Catholic Univercity of Louvain (UCL), Belgium

Joachim Guilliard, Journalist, Anti-war movement - Germany

John Saxe-Fernández, Professor of political science, National Autonomous University - México

Jos Hennes, Publisher EPO - Edition House - Belgium

José Reinaldo Carvalho, Journalist, politologue, Relations Internationales, Cebrapaz -  Centre Brésilien Pour la Solidarité avec les Peuples et la Lutte pour la Paix - Brazil

Kris Smet, Former Journalist - Belgium

Larry Holmes, Troops Out Now Coalition - USA

LeiLani Dowell, Fight Imperialism, Stand Together - USA

Prof. Dr. Lieven De Cauter, Philosopher, K.U. Leuven / Rits, initiator of the BRussells Tribunal - Belgium

Lolo Rico, Screenwriter - Spain

Ludo De Brabander, Vrede, Peace Organisation - Belgium

Luz Gómez García, Lecturer. Universidad Autonoma de Madrid - Spain

Manlio Dinucci, Journalist Il Manifesto - Italy

Marc Vandepitte, Philosopher - Belgium

Maria McGavigan, Institute for Marxist Studies, Brussels

Dr Mario Novelli, Lecturer in International Development, University of Amsterdam, Netherlands

Maruja Torres, Writer and journalist - Spain

Mary Rizzo, Writer, translator, pro-Palestinian activist, member of Tlaxcala - USA/Italy

Mathias Cederholm, Historian University of Lund, member in the Iraq Committe in Malmö, Sweden

Merry Fitzgerald, Europe-Turkmens of Iraq Friendships – Belgium     http://www.turkmenfriendship.blogspot.com/

Michel Chossudovsky, Economics professor and director, Centre for Research on Globalization (CRG) - Canada

Michel Collon, Author, journalist - Belgium

Miguel Álvarez Gándara, member of SERAPAZ, http://www.serapaz.org.mx/ - Mexico

Dr. Nayar López Castellanos, National Autonomous University of México – Mexico

Pascual Serrano, Journalist, member of www.rebelion.org - Spain

Paul Vanden Bavière, Former journalist De Standaard, publicist and editor of webzine Uitpers - Belgium

Pedro Monzón, Professor, Coordinator of the Cuban Chapter In Defense of Humanity - Cuba

Dr. Pol De Vos, Public Health Researcher - Peace movement, Belgium

René Naba, Journalist, writer - France

Robin Eastman-Abaya, Physician and human rights activist - USA

Prof. Rudi Laermans, Sociologist, Catholic University of Leuven - Belgium

Sara Flounders, Co-director of the International Action Center

Sarah Meyer, Independent researcher living in Sussex - UK

Saul Landau, Scholar, author, commentator, and filmmaker on foreign and domestic policy issues, fellow of the Institute for Policy Studies – USA.

Sköld Peter Matthis, Ophthalmologist - Sweden

Stephan Galon, ABVV Trade-Union Secretary / Permanent Syndical Centrale Générale FGTB - Belgium

Stéphane Lathion, Swiss scholar (Fribourg University) - President of the GRIS (Research Group on Islam in Switzerland).

Stephen Eric Bronner, Professor of political science, Rutgers University - USA

Stevan Kirschbaum, Chair Grievance Committee United Steel Workers 8751 - USA

Steve Gillis, Vice President, United Steel Workers Local 8751 - USA

Teresa Gutierrez, May 1st Coalition for Immigrant and Worker Rights Co-Coordinator and Deputy Secretary General International Migrant Alliance (organizations for ID only) - USA

Dr. Thomas M. Fasy, MD PhD, Clinical Associate Professor, Mount Sinai School of Medicine – USA

Víctor Flores Olea, Writer and political scientist - Mexico

 

Organizzazioni firmatari

All India Anti-imperialist Forum - India

BRussells Tribunal - Belgium

CEOSI - Spain

Conscience International - USA

El Taller International - Tunesia

INTAL - Belgium

International Action Center - USA

International Anti-imperialist and People's Solidarity Coordinating Committee

The Iraq Solidarity Association in Stockholm (IrakSolidaritet) - Sweden

Medical Aid For The Third World - Belgium

Muslim Peacemaker Teams - Iraq

Palestine Think Tank (Free Minds for a Free Palestine)

Tlaxcala, The Translators' (Global) Network for Linguistic Diversity

US Academics for Peace - USA

World Courts of Women

 

Incoraggiamo il movimento internazionale per la pace, la società civile e i politici a seguire il loro esempio



Campagna iniziata il  19/09/2008


MAGGIORI INFORMAZIONI 


Se desidera esprimere la sua solidarietà con questa campagna, compili la parte seguente:  

* Campi obbligatori 

* NOME
* COGNOME
* PAESE
PROFESSIONE/ATTIVITÀ
* INDIRIZZO EMAIL (Necessario per confermare la firma. Non sarà reso pubblico)
COMMENTI (massimo 150 caratteri)

Cliccate qui per vedere le ultime firme attivate 

Per vedere l’elenco dei firmatari 


 
 
RITORNARE ALL’INDICE DELLE CAMPAGNERITORNARE ALL’INDICE DELLE CAMPAGNE 


Tlaxcala

RITORNARE A TLAXCALA