un'inchiesta internazionale per i massacri di Gaza
«Adesso processiamo Tel Aviv»
di Michelangelo Cocco – ROMA Il Manifesto- pagina 11 del 10/03/2009
CRIMINI DI GUERRA Parla l'avvocato Devers, rappresentante all'Aja dell'istanza di centinaia di organizzazioni non governative che si sono costituite per portare alla sbarra l'esecutivo Olmert: procedimento necessario perché tutti gli stati comprendano che l'ordine mondiale non può essere fondato su dei crimini contro l'umanità Il procuratore della Corte penale internazionale Ocampo: indagine possibile «Esiste una possibilità che ciò accada». Così l'altro ieri Luis Moreno Ocampo sulla possibilità di aprire presso la Corte penale internazionale (Cpi) un'inchiesta su «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità» nei confronti d'Israele per i massacri di palestinesi perpetrati durante l'operazione «Piombo fuso» a Gaza. Si tratterebbe di una rivoluzione, perché - ha sottolineato Perfil, il domenicale di Buenos Aires che ha riportato le dichiarazioni di Ocampo - sarebbe la prima volta che un organismo internazionale riconosce l'Autorità palestinese (Anp) come «stato indipendente». «Stiamo valutando la questione - ha aggiunto Ocampo - siamo in una fase di analisi». L'avvocato Gilles Devers è il legale rappresentante presso la Corte dell'istanza di centinaia di organizzazioni non governative (ong) e associazioni che si sono costituite contro i crimini di guerra. Con Devers - ieri a Roma per illustrare l'iniziativa giuridica della società civile internazionale promossa in Italia dal Network degli Artisti italiani e lanciata dalla Rete dei Traduttori per la diversità linguistica Tlaxcala - abbiamo discusso del procedimento.
Avvocato Devers, può spiegarci come è nata la vostra iniziativa? Si tratta di un'iniziativa militante, portata avanti da oltre 350 associazioni - europee, africane, mediorientali e sudamericane - testimoni dell'offensiva «Piombo fuso» contro la Striscia di Gaza. Il 22 gennaio abbiamo depositato la denuncia per «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità» presso La Corte penale internazionale (Cpi). Lo stesso giorno - questo è un elemento molto importante per la procedura - l'Autorità palestinese (Anp) ha dato competenza alla Cpi. Se gliel'avesse negata, solo un intervento del Consiglio di sicurezza dell'Onu avrebbe potuto obbligare la Cpi a indagare, come è avvenuto nel caso del Sudan. Cosa che però nel nostro caso sarebbe stata impossibile, per il veto che sicuramente avrebbero opposto gli Stati Uniti. Per questo prima le organizzazioni non governative (ong) hanno deciso di costituirsi come testimoni del crimine. Poi l'Anp - con un accordo politico tra Hamas e Fatah - ha riconosciuto l'autorità della Cpi Il procuratore Ocampo ha chiesto chiarimenti tra cui quello su chi rappresenti lo Stato a Gaza. A quel punto c'è stata una seconda visita all'Aja, da parte dell'ambasciatore, del ministro della giustizia e degli esteri palestinesi, per riunire tutti gli elementi e mostrare che l'Anp rappresenta il popolo palestinese e che se la Cpi invierà ispettori a Gaza, saranno ben accolti.
Ma Israele non è firmatario del Trattato di Roma che nel 1998 istituì la Cpi: ciò non inficia il procedimento? La Cpi agisce nell'ambito del diritto penale, cioè della ricerca del criminale X, Y, o Z. Si occupa prima di tutto dei fatti: dove è stato commesso il crimine? A Gaza, e l'Autorità palestinese le ha dato competenza, dunque il la Corte può indagare a Gaza. Ci sono ancora dei dettagli da esaminare, ma credo si tratti di problemi superabili.
Perché rivolgersi alla Cpi e non alle giurisdizioni nazionali, come avvenuto in passato per altri massacri a Gaza? Ci rivolgeremo anche ai giudici di singoli stati: all'inizio di aprile depositeremo a Madrid un dossier su un astrofisico della Nasa che lavora negli Stati Uniti ma ha famiglia nella Striscia. La sua abitazione era conosciuta da tutti i bambini di Gaza, alcuni dei quali hanno imparato a osservare le stelle col telescopio che aveva istallato sul tetto. Il figlio di questo signore è rimasto ucciso a causa del bombardamento della sua casa da parte dall'aviazione israeliana. Ci sono tanti altri casi simili. Faremo altre denunce, presso altre corti, in relazione alla nazionalità delle vittime. Cercheremo di presentare denunce in tutti e 47 i paesi del Consiglio d'Europa che dipendono dalla Convenzione Ue sui diritti dell'uomo.
L'ex presidente della Cpi Antonio Cassese, ha detto che la Corte «può svolgere un'azione efficace solo con la cooperazione degli stati» e che «la giustizia internazionale deve essere prudente e saggia, altrimenti rischia di essere considerata poco credibile». La cooperazione c'è nel momento in cui 110 stati hanno firmato la ratifica della Cpi. Susan Rice, la rappresentante dell'Amministrazione statunitense presso l'Onu, nel suo discorso d'investitura ha dichiarato che la Corte è uno strumento degno di stima. Utilizziamo la procedura prevista dal Trattato di Roma e quindi non vedo rischi di minare la credibilità della Corte. Se la procedura divenisse d'ostacolo alla pace - nel caso domani si palesasse un accordo politico ed economico - il Consiglio di sicurezza avrebbe il potere di sospenderla per un anno (rinnovabile). La giustizia deve fare il suo corso affinché Israele e tutto il mondo comprendano che l'ordine mondiale non può essere fondato su dei crimini contro l'umanità.
Quali indizi di «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità avete raccolto? Anzitutto una distinzione: i primi fanno riferimento a violazioni delle protezioni stabilite per i civili dalle leggi di guerra, i secondi a un crimine di guerra sistematico in cui, attraverso mezzi militari, si prende di mira la popolazione civile. Ad esempio, il primo giorno di guerra (il 27 dicembre 2008, ndr) è stato dato un ordine di bombardamento, per quaranta caccia, alle 11,30, l'ora in cui i bambini a Gaza escono da scuola. Chi ha impartito quelle istruzioni sapeva che avrebbe ucciso dei bambini. I morti infatti il primo giorno sono stati oltre 200. Ancora, decine di abitanti di un quartiere erano stati rinchiusi in una scuola che il giorno dopo è stata bombardata: questo è un crimine contro l'umanità. Poi l'uso delle munizioni al fosforo bianco in pieno giorno e su aree densamente popolate, il che implica l'intenzione di bruciare e mutilare il maggior numero possibile di persone. C'è ancora nel nostro dossier una cosa che non impressiona come il sangue ma che è altrettanto drammatica: durante «Piombo fuso», il 30% dei terreni di Gaza è stato devastato con i bulldozer.
Per evitare che l'esercito sia danneggiato dai processi il governo israeliano ha proibito ai militari che hanno partecipato a «Piombo fuso» di farsi intervistare e fotografare. Come identificarli? Bisogna anzitutto stabilire i fatti, attraverso le testimonianze delle vittime e gli indizi raccolti, poi eserciteremo una forte pressione su Israele. Israele non è un blocco monolitico, ci sono giovani, soldati, giornalisti che ritengono che quello che è stato fatto a Gaza sia abominevole. Diremo a Israele: avete una coscienza, aiutateci a processare i criminali. Inoltre la Cpi ha dei mezzi di pressione, strumenti per indagare e raccogliere testimonianze. E se l'inchiesta dovesse morire perché non saranno stati trovati i responsabili materiali, avremmo comunque dimostrato che ci sono stati dei crimini. Dopo l'azione penale, arriverà quella civile. Israele può nascondere i suoi ufficiali e i suoi ministri, non se stesso.
Come si fa a evitare, nel caso del vostro procedimento, accuse di antisemitismo come quelle già rivolte alla conferenza di Durban II? Penso che l'azione giuridica debba essere ben distinta da quella politica. Per non cadere nell'antisemitismo mentre si porta avanti una causa contro Israele è necessario mettere sul tavolo delle prove. Antisemitismo vuol dire generalizzare: Israele, gli ebrei. Questo non è il nostro punto di vista. Se si generalizza, possono sorgere tanti fraintendimenti. Se ci si rifà alla realtà giudiziaria, il discorso diventa chiaro. Bisogna analizzino insomma i fatti, mettendo da parte le ideologie. Ma se non accetterà il confronto, sarà Israele a sollevare il vento dell'antisemitismo.
Il coordinamento giuristi della Associazione Argon - Network of Artists Against War Italia ha il piacere di invitare alla Conferenza Stampa dal titolo:
Corte Penale Internazionale:
Giustizia per i crimini di guerra a Gaza
che si terrà Lunedì, 9 marzo 2009, ore 10:00 - 12:00, presso il Centro Congressi Cavour, in via Cavour 50/A - Roma.
La città di Roma, che ha tenuto a battesimo la firma del trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale de La Hague (luglio 1998, in vigore dal luglio 2002), ospiterà l'avvocato Gilles Devers, di Lione, in qualità di legale rappresentante presso l'alta Corte della istanza di oltre 300 organizzazioni non governative e associazioni nazionali ed internazionali, costituite contro i crimini di guerra commessi dall'esercito israeliano nei 22 giorni di bombardamento sulla striscia di Gaza e sulla popolosissima Gaza City. Tra le associazioni vi segnaliamo il Bruxelles Tribunal, Avocats pour la Justice au Proche-Orient e il Centre arabe pour l’indépendance de la justice et de la magistrature.
L'iniziativa giuridica della società civile internazionale promossa in Italia dal Network degli Artisti italiani e lanciata dalla Rete dei Traduttori per la diversità linguistica Tlaxcala è la prima ad essersi costituita presso l'alta Corte Penale Internazionale, il 22 gennaio ultimo scorso e le sottoscrizioni sono attualmente ancora aperte alle Associazioni e alle Ong.
Presso la Corte Penale Internazionale, per i medesimi crimini di guerra, sono da ritenersi di rilevante importanza le costituzioni "di Stato", come quelle della Turchia, della Bolivia e dei Reali di Giordania.
Sono numerosissime ad oggi le organizzazioni e associazioni internazionali impegnate nella raccolta degli elementi probatori per l'incriminazione, ultima l'iniziativa che fu per i crimini di guerra nel Ruanda del Tribunale per i diritti dell'Infanzia (1994).
L'incontro romano per promuovere il procedimento presso la Corte Penale internazionale, gode inoltre dei benefici auspici dell'analogo procedimento istruito presso la Audiencia Nacional di Spagna su crimini di guerra commessi da Israele a Gaza nel 2002. Un procedimento questo, che si fonda sullo stesso istituto del Diritto Universale, radice giuridica in Roma della Corte Penale internazionale de la Hague.
Crimini di guerra a Gaza - 400 ONG si sono rivolte alla CPI
Il 22 gennaio 2009 400 ONG rappresentate da un gruppo di 40 avvocati hanno depositato una denuncia presso il Procuratore della Corte Penale Internazionale in seguito all'aggressione compiuta da Israele contro la popolazione di Gaza tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009.
La denuncia è stata depositata per crimini di guerra e crimini contro l'umanità conformemente alle definizioni dello Statuto di Roma che ha istituito la Corte Penale Internazionale, e riguarda i dirigenti di Israele e tutti gli ufficiali che abbiano preso concretamente parte alla conduzione di tali operazioni criminali.
La denuncia è stata depositata subito dopo la fine dell'offensiva. È stata redatta in funzione di tutte le informazioni generali, accessibili al maggior numero di persone, e sarà completata dai rapporti dell'ONU, delle ONG e delle numerose testimonianze raccolte sul posto.
Il 22 gennaio l'Autorità Palestinese ha conferito alla Corte Penale Internazionale l'autorità di indagare sul territorio di Gaza a partire dal 2002. Dunque la giurisdizione della Corte Penale Internazionale sul territorio di Gaza non è più contestabile, perché l'Autorità Palestinese ha i requisiti per rappresentare la popolazione palestinese sul piano internazionale.
Indubbiamente gli statuti della Corte Penale Internazionale non corrispondono a tutto ciò che si auguravano i militanti che si erano battuti per il rafforzamento della giustizia penale internazionale. Ma la corte esiste e ha degli strumenti d'azione concreti. Ed è di fatto in grado di porre fine all'impunità dei dirigenti, quali che siano i loro paesi, nel momento in cui siano state commesse azioni che rispondono alle qualifiche di crimini di guerra e di crimini contro l'umanità.
Dopo il mandato d'arresto emesso contro il Presidente sudanese al-Bashir, la Corte Penale Internazionale è stata oggetto di molte critiche, secondo un registro d'altronde prevedibile. Le ONG querelanti e i loro avvocati hanno fin dall'inizio manifestato la loro fiducia negli statuti della Corte Penale Internazionale e nell'indipendenza dei giudici affinché i procedimenti siano condotti in funzione dei fatti citati per la difesa dei diritti delle vittime. Le autorità statali che abbiano scelto di compiere dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità devono ormai sapere che la loro condizione di criminali internazionali li condurrà alla Corte Penale Internazionale, quale che sia il paese interessato.
Avvocato Gilles Devers
« Il coordinamento giuristi della Associazione Argon - Network of Artists Against War Italia ringrazia per la partecipazione alla conferenza.
La conferenza odierna non è che il "primo passo" italiano verso l'obiettivo di un riconoscimento per il diritto al risarcimento del danno subito dalla popolazione civile palestinese, violentemente colpita dall'utilizzo di armi sperimentali e/o illegali per i Trattati internazionali, durante il bombardamento di 22 giorni su Gaza: la seconda e più popolosa città di Napoli del Mediterraneo.
Siamo grati all'Avvocato Gilles Devers per aver voluto lui stesso presenziare in Italia alla presentazione alla Stampa della iniziativa giudiziaria delle 430 Ong e Associazioni internazionali, di cui la capofila italiana è l'Associazione Argon - Artists Against War Italia. Auspichiamo di invitare al più presto l'illustre giurista francese ad una prossima conferenza con le Associazioni e la Società Civile italiana.
Per coloro che non hanno potuto essere presenti rendiamo disponibile e liberamente riproducibile l'intervento di Gilles Devers, in francese con la traduzione simultanea di Brune Seban, comprensivo delle domande dei giornalisti e del pubblico al giurista.
Alla violenza di Israele deve rispondere la Giustizia
Dichiarazioni di Loredana Morandi per il comitato giuristi di Artists Against War Italia
Roma, 9 marzo 2009. Là dove un popolo subisce per 60 anni l'occupazione di una potenza coloniale straniera, la richiesta di Giustizia nasce come un grido. Per i Palestinesi di Gaza è più alta e pressante l'esigenza di Giustizia, perché la loro terra e ciò che è stato delle loro case, delle loro scuole, moschee, ospedali e strade è stato brutalmente raso al suolo da Israele nei 22 giorni di bombardamento.
Un milione e mezzo di persone a Gaza ha subito lutti, ferimenti o perso tutto quanto possedesse al mondo. Oltre ai morti e alla disperazione delle madri per i propri figli, il bombardamento israeliano ha prodotto migliaia di nuovi portatori di handicap. Sono migliaia coloro che hanno perduto un arto a causa dell'esplosione di una bomba dime, ed altrettanti sono coloro la cui vita proseguirà con gli sfregi delle bruciature da fosforo bianco.
Come se non fossero bastati 60 anni di ingerenze politiche, arresti e detenzioni ingiustificati; arresti, maltrattamenti e violenze anche ai bambini, gli omicidi mirati e le espropriazioni di case e terre: ciò che resta di Gaza, il più grande campo di concentramento a cielo aperto della storia dell'umanità, oggi è simile alla distesa di macerie, che lasciarono le due bombe americane al posto delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Questo documentano gli archivi fotografici della stampa internazionale. Questo è il prezzo pagato dai Palestinesi per la restituzione dei terreni ove si trovavano le ville al mare con piscina dei coloni israeliani. Così la deriva colonialista di Israele è giunta alla follia. Ed il mostro impazzito uccide anche se stesso. Infatti, le sostanze tossiche riversate sulla striscia di Gaza, i residui chimici e/o radioattivi del fosforo bianco e dell'uranio depleto, dopo i morti e i feriti Palestinesi uccideranno nei prossimi anni con il cancro anche i coloni israeliani, già ebrei occidentali, e raggiungeranno trasportati dal mar Mediterraneo, dal vento e dalle piogge anche le coste europee e l'Italia. La condanna della Natura alle malformazioni neonatali sarà identica: per i palestinesi e per gli israeliani.
E' opinione diffusa in questi giorni, in merito agli esiti del processo sul genocidio del Darfur, che la Corte Penale Internazionale sia un tribunale "coloniale". Ebbene, il casus bellico di Israele si addice perfettamente anche a questi canoni giuridici del Tribunale internazionale, se tali sono, ed a mio avviso anche se non dovesse venir riconosciuto il diritto della Autorità Palestinese a delegare all'alta Corte l'inchiesta sui crimini di guerra compiuti a Gaza nei 22 giorni di bombardamento. Israele è uno stato con cieche e violente mire coloniali, ma non sa autogovernarsi. L'uranio impoverito, infatti, ucciderà più coloni a Sderot di quanti missili potrà mai sparare Hamas.
In ogni caso l'azione giuridica della Corte Penale Internazionale deve essere supportata con analoghe iniziative giuridiche presso i Tribunali nazionali di Diritto Comune (civili e penali), esattamente come sta avvenendo in Francia e in Belgio.
Come procedere? Consegnando ai Procuratori della Repubblica e ai Presidenti dei Tribunali italiani, con preferenza per i capoluoghi Roma e Milano ad esempio, le prove documentali in nostro possesso raccolte in di un atto di denuncia e richiesta di risarcimento danni, cioé un documento in tutto simile a quello che ha ricevuto la Corte Penale dell'Aia dalle più di 400 Ong e Associazioni internazionali impegnate per i diritti del Popolo Palestinese.
Il diritto del danneggiato è universalmente riconosciuto al denunciante nel luogo della sua residenza, ivi le normative di ogni stato sovrano collocano la competenza dei Tribunali, pertanto se avete perduto durante i bombardamenti materiali sanitari e/o educativi (ambulanze, apparecchiature radiologiche, materiali scolastici) o i vostri corrispondenti, familiari e amici palestinesi hanno subito danni mortali o gravi, potrete rappresentare presso i Tribunali italiani il vostro danno "avvenuto a Gaza" contro beni morali e materiali italiani.
Testimoniano questa ineludibile realtà le pronte dichiarazioni di Olmert, che nella sua funzione di primo ministro uscente ribadì in conferenza stampa che "Israele avrebbe sostenuto i propri militari e funzionari di fronte ai Tribunali di ogni paese nel mondo". A breve, infatti, sarebbe stata data la notizia delle indagini condotte dal giudice Fernando Andreu per la Audiencia Nacional di Spagna.
A favore di tutte le iniziative giudiziarie istruite contro Israele, opera la ampia giurisprudenza scritta per le costituzioni di Israele contro Società ed Enti Pubblici, italiani e nel mondo. Basti pensare al caso dei rimborsi di tipo assicurativo ottenuti da Israele in questi anni. Ogni singola Compagnia Assicurativa nel mondo è stata condotta in Tribunale da Israele e sono già numerosissimi i rimborsi per cifre intorno ai 55 mila euro (110 milioni in Lire) per polizze "anche primo rateo" (in sostanza la quota che paga i bolli e i contributi statali). Per l'Italia la compagnia assicurativa de "Le Generali".
L'Italia è forte di trattati internazionali e saldi accordi bilaterali con Israele, pertanto il vostro diritto al risarcimento del danno subito potrà essere sottoposto alla giurisdizione italiana, senza che Israele possa esimersi di rappresentarsi in Tribunale, anche per tramite delle proprie Ambasciate.
La scrittura di ognuno di questi atti costituirà un efficace precedente per la costituzione della Società Civile di fronte all'alta Corte Penale Internazionale.
Sappiamo che non sarà facile, ma il comitato dei giuristi della Associazione Argon - Artists Against War Italia è a disposizione della Società Civile italiana per coordinare le iniziative, che saranno proposte in giudizio in Italia.
BOLLETTINO N° 3 La nostra missione non è potuta andare a Gaza, ma l'azione legale continua 20 febbraio 2009
1 – La nostra missione non è potuta andare a Gaza
La denuncia è stata presentata quando i bombardamenti erano ancora in corso, perché era necessario dare testimonianza dei crimini che venivano commessi. Ma le nostre informazioni erano rimaste sul piano generale, giacché il lavoro di analisi dei fatti è stato rimandato a un secondo momento. Una volta ricevuti dall'ufficio denunce, abbiamo spiegato che avremmo chiesto tempo per completare la nostra denuncia con l'analisi di situazioni fattuali precise. In questa fase non è necessario dimostrare la colpevolezza, ma convincere il Procuratore che esistono elementi ragionevoli per un'indagine. L’ONU, le ONG o la stampa forniscono molti dati generali come il numero di vittime civili, la distruzione di beni o l'uso di armi, e anche fatti precisi ampiamente accertati come una famiglia decimata, atti di tortura, una scuola bombardata, persone raggruppate in una casa per poi essere bombardate... Sia come sia, per il momento tutti i nostri sforzi devono essere indirizzati verso l'apertura di un'indagine, e la presentazione di testimonianze precise è un elemento importante del caso, mentre l'essenziale della ricerca di prove dovrà svolgersi dopo l'apertura dell'indagine sia mediante iniziative locali per conto delle vittime, sia con il lavoro di indagine della CPI. Perché la nostra missione non ha potuto superare il valico di Rafah? Ne sapremo di più con il passare del tempo, ma pare proprio che i dati generali legati alla complessità dei negoziati successivi alla guerra si siano uniti a dati particolari, e cioè il rifiuto di permettere a questo gruppo di giuristi di entrare a Gaza. La missione è rimasta lì quasi 15 giorni, il che ha consentito di moltiplicare i contatti e di sensibilizzare attraverso la stampa l'opinione pubblica sul blocco di questa missione. Sono già stati avviati contatti per eliminare questi ostacoli. Nello stesso tempo continuiamo il lavoro con testimoni e vittime attraverso ONG, contatti familiari, avvocati, servizi. Chiederemo inoltre alla Corte che sia possibile ascoltare direttamente dei testimoni come permette la procedura (articolo 15.2 in fine). Queste iniziative devono essere prese rapidamente, ma senza precipitazione, perché sappiamo che il procedimento sarà lungo.
2 - La competenza della CPI su Gaza
Questo è fin dall'inizio uno degli elementi di discussione, che non impedisce di agire. Si è visto completamente modificato quando l'Autorità Palestinese ha riconosciuto la competenza della Corte in base all'articolo 13.2 dello Statuto. Non c'è stata una risposta ufficiale a questa azione, ma sono in corso contatti tra la CPI e i rappresentanti dell'Autorità Palestinese, contatti cui la stampa internazionale ha dato ampio rilievo. In un primo tempo la capacità dell'Autorità Palestinese di questa competenza giurisdizionale era stata messa in dubbio, il che ha provocato una reazione esplicita, poiché l'Autorità Palestinedr è un soggetto di diritto internazionale ampiamente riconosciuto, tanto nella pratica internazionale che nella realtà del diritto interno. Inoltre, nessuno degli Stati che hanno ratificato il Trattato ha contestato che l'Autorità Palestinese possa conferire giurisdizione sul territorio di Gaza. Fondamentalmente resta la questione che abbiamo posto dall'inizio: la popolazione di Gaza si è ritrovata vittima di crimini contro l'umanità perché da 60 anni la comunità internazionale non è stata in grado di risolvere le questioni della sovranità. Dunque cosa resterebbe della giustizia internazionale se la porta della CPI si chiudesse sulla base del fatto che la questione della sovranità non è stata completamente risolta... Hanno avuto luogo nuovi contatti tra il Ministro della Giustizia e il Ministro degli Esteri dell'Autorità Palestinese e al CPI: i due ministri hanno contestato che la facoltà di agire dell'Autorità Palestinese potesse essere messa in dubbio, e hanno portato molti elementi che confermano lo status dell'Autorità Palestinese come soggetto di diritto internazionale.
3. Organizzazione
Gestendo l'emergenza e concentrandosi sull'efficacia immediata, il gruppo si struttura cercando di restare quanto più possibile aperto a tutte le ONG che desiderino unirsi al movimento e a tutti i giuristi che vogliano prendere parte al procedimento. Come primo passo è stato rapidamente attivato un sito internet, con l'obiettivo di farlo diventare nostro centro di informazione quotidiana. Ci si propone di stabilire nel maggior numero di paesi una delegazione incaricata di apportare le esperienze giuridiche e di tessere legami con le associazioni, le vittime e le ONG. Attraverso il sito internet verrà lanciato un appello in questo senso. La nostra indipendenza d'azione è legata al coinvolgimento delle ONG. Al fine di manifestare questa presenza, le ONG sono state invitate a intraprendere iniziative di sensibilizzazione presso i propri membri e i loro contatti, per mezzo di lettere individuali o della petizione. Il sito permetterà di osservare giorno per giorno le ONG che aderiranno al movimento. La lista non è chiusa e anzi mira ad ampliarsi. Riprendendo l'iniziativa del Parlamento giordano, che con un voto all'unanimità ha auspicato l'avvio del procedimento davanti alla Corte Penale Internazionale, si contano anche molti colloqui internazionali che affrontano la questione, poich è fondamentalmente si tratta di un dovere di giustizia.
BOLLETTINO N° 2 Alla violenza deve rispondere la giustizia La denuncia presentata e l'Autorità Palestinese che riconosce competenza alla CPI 26 gennaio 2009
1. Ricapitoliamo
Lo scopo è di ottenere che vengano giudicati crimini di guerra e crimini contro l'umanità per porre fine all'impunità. A tale proposito vengono condotte tre azioni principali:
- Richiesta al capo di Stato di adire al Consiglio di Sicurezza o all'Assemblea Generale (Tribunale ad hoc), e di presentare una denuncia davanti alla CPI
- La denuncia davanti alla CPI
- Le denunce individuali davanti al giudice di diritto comune, facendo riferimento all'articolo 6-1 della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo sul «diritto a un giusto processo», prospettiva solida ma che presuppone che si siano tentate tutte le vie d'azione.
2. La denuncia delle ONG
Alle ore 16 del 22 gennaio 2009 abbiamo presentato davanti a Mark Dillon, capo del servizio d'informazione e degli elementi di prova, la denuncia che trovate in allegato, in formato PDF.
- Più di 350 ONG, associazioni e sindacati, di strutture nazionali e di associazioni di quartiere: rappresentazione vivente di coloro che difendono i diritti umani attraverso i cinque continenti. - Una quarantina di avvocati firmatari, e già un collegio internazionale che si struttura e impara a coordinare le competenze.
- Le accuse: crimini di guerra e crimini contro l'umanità, tenuto conto della sistematicità dei misfatti dell'esercito israeliano. La presentazione della denuncia non significa che l'indagine sia stata aperta. Attenzione nei nostri scritti a non fare confusione e a incoraggiare false speranze! Abbiamo spiegato quello che abbiamo fatto finora per presentare rapidamente una denuncia per testimoniare delle prove di un crimine, ma abbiamo anche spiegato che si tratta solo di una prima fase. Ci è già stato detto che non verrà presa alcuna decisione finché non presenteremo le nostre altre prove. Distinguiamo dunque tra i quadro generale (informazioni che provengono dagli ONU e ONG) e gli atti identificati (i primi gruppi che sono stati a Gaza ritornano questo fine settimana. E ne partiranno altri, in uno spirito di lavoro multidisciplinare che renda conto di tutti gli aspetti dei crimini gravi: giuristi, medici legali, psicologi). Durante l'offensiva l’Arab Medical Union ha inviato delle squadre di 147 medici tutti pronti a collaborare con i nostri esperti in Egitto e sul posto, e noi abbiamo dato loro il mandato a nome della coalizione di raccogliere le prove (Art. 15.2). Ma c'è anche la questione della doppia nazionalità. Il ministero della Difesa israeliano ha ritirato i nomi di quei generali... Iniziativa evidente quanto inutile, dato che alcuni militanti avevano già preso nota di queste identità...
3. L’Autorità Palestinese riconosce la competenza della CPI
Un grande passo! L'Autorità Palestinese ha riconosciuto la competenza della CPI. Una dichiarazione che ha un grande significato politico e pone la questione della natura giuridica dell'Autorità Palestinese, soprattutto tenendo conto che per uno Stato può esserci una dichiarazione di competenza senza ratifica. Inoltre la finalità della Corte è quella di proteggere le popolazioni e non gli Stati, e come spiegare che la popolazione meno protetta – in quanto non possiede uno Stato – si trova ad essere esclusa dalla giurisdizione della CPI? Una discussione di somma importanza.
4. Coinvolgimento di altri Stati
La Bolivia ha presentato denuncia. Lo faranno anche altri Stati. Fatto molto importante per la costruzione della «base ragionevole» necessaria a istruire il processo.
5. Denunce individuali
Sono in preparazione le prime denunce individuali, che verranno presentate davanti alla giustizia francese e alla giustizia belga da cittadini che hanno perso un membro della loro famiglia sotto i bombardamenti.
6. Armamenti
Associazioni e avvocati belgi preparano dei ricorsi relativi alla questione della vendita di armi a Israele.
* * *
Lo statuto della CPI non è quello che vorrebbero i difensori dei diritti dell'uomo. Esso permette tuttavia di fare dei progressi, e bisogna lavorare in questo senso con metodo. Per appoggiare questa azione non c'è principio migliore del consolidamento della coalizione delle ONG e delle associazioni. La lista naturalmente resta aperta, e ogni volta che indirizzeremo nuove comunicazioni alla CPI lo faremo a nome della lista aggiornata. Non dimentichiamo neanche la petizione di sostegno a questa azione. Cercheremo, dopo questa prima fase urgente, di migliorare l'informazione attraverso un sito internet creato appositamente. La porta è sempre aperta anche agli attivisti, ai giuristi e agli avvocati che intendono dare il loro contributo. Insisto nel dire che niente sarebbe stato possibile senza il sostegno delle ONG, delle associazioni e dei sindacati raggruppati in questa coalizione, che è garanzia della nostra indipendenza e alla quale renderemo puntualmente conto delle nostre azioni.
Crimini di guerra di Israele – Informazioni sull'azione legale Bollettino n° 1 - 20 gennaio 2009
Il problema è l'accesso al giudice per casi di crimini di guerra, una vecchia questione che si pone in tutta la sua attualità dopo l'aggressione di Israele contro la popolazione di Gaza. La via giuridica – comunicazione o procedura – è complementare alle vie diplomatiche ed economiche. È un processo complessivo che è necessario mettere in atto.
Innanzitutto bisogna fornire pubblicamente le prove che l'aggressione israeliana contro la popolazione di Gaza è un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale. È essenziale che un numero molto grande di associazioni e di giuristi condivida la stessa analisi e lo renda noto. In questi giorni dei gruppi stanno partendo per Gaza per raccogliere le prove. Ogni collaborazione sarà la benvenuta.
Ma il fine ultimo è ottenere di adire un tribunale per far giudicare i crimini di guerra e condannare Israele e i suoi dirigenti. Bisogna adire la CPI perché la possibilità esiste e perché è una tappa indispensabile nella ricerca di un tribunale. Se non venisse compiuto questo passo, ci verrebbe rimproverato da tutti i tribunali che dovessimo adire successivamente.
- Giudice nazionale
Denunce individuali redatte dalle famiglie saranno presentate nei prossimi giorni davanti ai tribunali di diritto comune, in Francia e in altri paesi europei. L'obiettivo è superare l'immunità giuridica in caso di crimini di guerra, questione non risolta dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Le possibilità sono molto critiche, ma bisogna aver tentato da subito tutte le strade.
- Corte penale internazionale
La denuncia sarà presentata giovedì 22 gennaio 2009. Anche l'Autorità palestinese sosterrà la denuncia, riunendo tutte le componenti politiche, e incontrerà il procuratore. La Bolivia presenterà denuncia in quanto Stato (art. 14).
La denuncia davanti alla CPI è indispensabile in sé e in quanto preliminare alle difficoltà che sorgeranno dai procedimenti davanti al giudice nazionale, per far cadere l'immunità giuridica in caso di crimine di guerra. Essa è ammissibile in base all'articolo 15.1 che permette alle ONG e alle associazioni di trasmettere informazioni al Procuratore ai fini dell'inchiesta. Noi chiediamo al Procuratore di rivedere la posizione adottata in altri casi (Guerra del Libano 2006) per tener conto della situazione particolar della popolazione di Gaza: assedio, assenza di esercito, impossibilità di fuga. L'assenza di uno Stato pone questa popolazione sotto la protezione degli organismi internazionali, e la CPI ne deve trarre delle conclusioni specifiche.
L'articolo 25 dello statuto permette di perseguire tutti coloro che hanno preso parte effettiva nella perpetrazione dei fatti. Ebbene, l'esercito israeliano comprende molte persone con la doppia nazionalità, e la seconda nazionalità può essere relativa a uno dei 110 Stati che hanno aderito alla CPI.
Da questi elementi risulta che il Procuratore dispone di una base ragionevole per aprire una prima inchiesta.
Se il Procuratore dovesse respingere la richiesta, sarebbe stabilito che il diritto a un giudice passi attraverso le vie nazionali ed europee e le procedure saranno strutturate in questo senso.
Gli appoggi internazionali si moltiplicano. Grazie a tutti. C'è molto lavoro da fare, e un coordinamento eccellente è una delle chiavi della riuscita.
Le associazioni possono unirsi alla denuncia fino all'ultimo momento, e sarà possibile inviare nuove liste di firmatari alla CPI.
Le associazioni mandatarie al 19/1/2009 :
A2C
ACLEFEU, Clichy-sous-Bois
Adameer pour les Droits de l’Homme, Gaza
Afamia, Vanves
Agir pour la Citoyenneté
AIC, Alternative Information Center, Jérusalem
Al Houda, Association des Femmes Musulmanes de Rennes
Alliance de la Jeunesse contre le Racisme, l’Exclusion et la Violence
Alliance for Freedom and Dignity
Alliance zapatiste de libération sociale, Carcassonne
Al Mezan pour le droits de l’homme, Gaza
Apostolat-Associatif, Saint Feliu-d'Avall
Arab Center for Independence of the Judiciary and the legal profession (ACIJLP), Le Caire
Artists Against War Italia - Rete Artisti contro le guerre Italia - Associazione Argon
As-Salam, L’Isle d’Abeau
Association CREF, Perpignan
Association Culturelle Arabo-Turque de l'Ensoleillée, Perpignan
Association Culturelle et Islamique Es-Salam, Lyon
Association culturelle et sportive des Turcs de Beaurepaire
Association Culturelle Musulmane (A.C.M.) Savigny le Temple
Association de Solidarité Franco-arabe
Association de solidarité Tourcoing Rafah (A.S.T.R.)
Association des Amis du Collectif des Musulmans de France
Association des Mineurs Marocains du Nord-Pas-de-Calais, Dechy
Association France-Palestine Solidarité Paris Sud, AFPS Paris Sud
Association Franco -Turque d’Avignon
Association Internationale pour la Préservation du Patrimoine Palestinien (AIPPP), Souffelweyersheim
Association Jeunesse Energie Avignonnaise
Association Jeunesse Musulmane Française, Grigny
Association A la découverte de l’islam, Marseille
Association musulmane d’Elne
Association pour les jumelages entre les camps de réfugiés Palestiniens et les villes Françaises, Montataire
Association Troubadours, Paris
ASTI 66 (Association de Solidarité avec les Travailleurs et travailleuses Immigrés), Perpignan
Avocats pour la Justice au Proche-Orient, Paris
Bahrain Human Rights Society, Manama
Bel-agir, Paris
BRussells Tribunal
Bureau International des ONG Humanitaires, Genève
Campagne Civile Internationale pour la Protection du Peuple Palestinien
CAPJPO - EuroPalestine, Paris
CDRPE - Collectif pour le Droit et le Respect des Parents d'Elèves, Nanterre
Centre arabe pour l’indépendance de la justice et de la magistrature
Centre arabe pour la documentation et la poursuite judiciaire des criminels de guerre (Beyrouth et le Caire)
Centre Marocain de droits Humains, Rabat
CEOSI, Campaña Estatal contra la Ocupación y por la Soberanía de Iraq, (Espagne)
Clarté
Collectif de soutien au peuple Palestinien, Lyon
Collectif Judéo Arabe et Citoyen pour la Paix, Strasbourg
Collectif Fraternité Perpignan
Collectif Palestine 69
Combat Communiste, Nogent s/ Marne
Comité de Coordination des Association Franco-Turques, Lyon
Comité de Jumelage Bages-Jalboun, Bages
Comité de lutte contre la barbarie et l'arbitraire, La Tour d’Aigues
Comité Palestine 81, ALBI
Comité pour une Paix Juste au Proche-Orient, Luxembourg
Comité Saintonge Palestine, Saintes
Commission arabe des droits humains (ACHR)
Conférence Islamique Européenne (EIC/CIE)
Confluences, Marseille
Convergence des causes
Coordination contre la racisme et l’islamophobie
Coordination Nationale des Collectifs Unitaires
Coup de Pouce Santé, Vaulx-en-Velin
Coordinamento Progetto Eurasia (Italia)
Coup de Soleil des Pyrénées-Orientales, Perpignan
Damascus Center for Theoretical Studies and Civil Rights (Sweden)
Emergence, Carrières-sous-Poissy
Ensemble pour un Meilleur Avenir, Nevers
Esprit Libre, Béziers
Etudiants musulmans de France-Lyon, Villeurbanne
Expression Musulmane, Perpignan
Farrah France, Sousffelweyersheim
Fédération Nationale des Musulmans de France (FNMF)
Femmes en noir, Marseille
Femmes Solidaires 66
Forum International pour le Dialogue des Civilisations, Lyon
France Palestine Solidarité 66, Perpignan
France Palestine Solidarité, Toulouse
Fédération tunisienne des citoyens des deux rives
Friddensinitiativ Lëtzebuerg a.s.b.l, Cruchten
Génération Palestine
Génération Palestine-Lyon Campus Initiatives Lyon
Hisham Mobarak Center for Law (Aswan-Egypt)
Hors les Murs Ici et Ailleurs, Lille
Initiativ’emploi et citoyenneté, Roubaix
International Solidarity Movement, Ramallah, Cisjordanie, et la section française
Jeunes d’Europe pour le droit, la paix et la solidarité (JEDPS)
Justitia Universalis, La Haye (Pays-Bas)
Kiwi Conseil, Lyon
La Rencontre Culturelle Euro Arabe, Paris
LCR 66, Perpignan
Le Citoyen, Grigny
Les Amis de Jayyous, Brive
Les amis du Collectif des Musulmans de France
Les Rouilleurs, Sainte-Foy les Lyon
Liberty Association for Human Rights (Kuwait)
Ligue algérienne de défense des droits de l'homme (LADDH)
Main dans la Main, Perpignan
Majo y Limpio, Iles Canaries, Espana
Mouvement contre le racisme et pour l’amitié entre les peuples, Paris
Mouvement des Indigènes de la République, Paris
MRAP, Paris
Muslims Solidarité Le Figuier (AMSF)
One Justice
Organisation arabe des droits de l’homme, Le Caire
Palestine 24, La Force
Parti communiste libanais
Parti de la France plurielle, Sant Denis
Participation et Spiritualité Musulmane
Place Publique, Maubeuge
Pôle de Renaissance Communiste En France, Villeneuve la Garenne
Pôle Ethique, Elne
PolitiCat 66, Perpignan
Porte-voix (collectif Palestine 11) Carcassonne
Protection of Human Rights defenders in the Arab World
PSM Rhône Alpes, Vénissieux
Rassemblement des Démocrates Libanais et Amis du Liban, Marseille
Rencontre culturelle Euro arabe
Réseaux citoyens de Saint-Etienne
Red de redes En Defensa de la Humanidad, capitulo Mexico, Réseau des Réseaux en Défense de l'Humanité, Chapitre Mexique
Salam, Lyon
Salam, Perpignan
Solidarité Féminine, Perpignan
Synergie 84
Syrian Center for Information (France)
Tlaxcala, réseau de traducteurs pour la diversité linguistique, Carcassonne
Tribunal-Iraque (Audience Portugaise du Tribunal Mondial sur l'Iraq)
UGTT : Union Générale des Travailleurs Tunisiens (Tunis)
Union démocratique arabe en France (UDAF)
Union des associations et amicales marocaines en France, Lyon
Questo mandato è destinato esclusivamente all'avvocato (Il nome del rappresentante e l'indirizzo e-mail non saranno comunicati a nessuno)
L’associazione
Rappresentata da
Con sede a
Indirizzo e-mail (se possibile)
Conferisce mandato all'avvocato Gilles Devers dell'Ordine degli Avvocati di Lione, 22 rue Constantine, 69001 LYON, fax 04 72 98 11 09, e-mail gilles.devers@wanadoo.fr , perché intraprenda ogni azione necessaria al fine di adire la Corte Penale Internazionale per i crimini di guerra commessi a Gaza a partire dal 27 dicembre 2008.
I dati nominativi e gli indirizzi e-mail resteranno confidenziali
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