Agghiacciante

La mappa di CPT, CARA e Centri emergenza


Gabriele DEL GRANDE





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ROMA, 29 settembre 2008 - "Raddoppiano gli sbarchi. Aumentano le richieste di asilo. E per ospitare gli immigrati, il governo improvvisa nuovi centri. Gestiti da privati. Spesso all'insaputa di sindaci e cittadini". Iniziava così un'inchiesta dell'Espresso firmata da Fabrizio Gatti lo scorso 4 settembre 2008. Tre settimane dopo, ne sappiamo qualcosa di più. Sappiamo dove si trovano. Sulla mappa a fianco, aggiornata al 4 settembre, sono indicati 37 dei 44 centri aperti con l'emergenza 2008. Hanno una capienza di 2.471 posti, che si vanno ad aggiungere ai 4.169 posti dei 10 centri di prima accoglienza (Cpsa-Cda) e ai 980 posti dei sei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), di cui abbiamo scritto nei nostri reportage. Si tratta di centri aperti, dedicati all'accoglienza degli stranieri in attesa del verdetto della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status dei rifugiati. Le Prefetture rimborsano una quota di circa 50 euro al giorno per ogni ospite. Più o meno il doppio di quanto lo Stato paga (25-30 euro al giorno a persona) alle associazioni e ai 120 comuni che aderiscono allo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che accoglie una parte dei rifugiati, dopo il riconoscimento del loro status (3.000 posti a fronte di oltre 7.726 rifugiati riconosciuti - asilo o protezione umanitaria - nel 2007).

La lista degli enti gestori è lunga. Si va dal Comune di Ancona, che ospita 100 richiedenti asilo negli hotel Iori e Le Terrazze, alla Arciconfraternita del S.S. Sacramento, che a Roma gestisce 484 posti letto. Ma in molti casi sono gli stessi enti gestori dei Cara ad avere l'appalto dei centri destinati all'emergenza. Succede a Siracusa con l'Alma Mater e a Trapani con la Cooperativa Insieme. Lo stesso accade con la Croce rossa italiana, che gestisce il Cara-Cpa di Foggia e ha avuto in appalto centri emergenziali a Roma, Palermo, Milano, Marina di Massa, Mantova, e Torino, per un totale di 2.116 posti. Non sempre la qualità dei nuovi centri emergenziali è buona. È il caso dei 117 richiedenti asilo ospitati durante l'estate nei locali della scuola alberghiera di Aviano, in provincia di Pordenone, e poi sfrattati a inizio settembre prima che ricominciassero le lezioni. Non sempre le comunità locali mostrano solidarietà. E non ci sarebbe da aspettarselo visto il clima di xenophobia che si respira nel paese. A Sant'Angelo di Brolo, in provincia di Messina, l'arrivo di un centinaio di richiedenti asilo ha scatenato forti proteste e un gruppo nutrito di cittadini, lo scorso 16 settembre, ha tentato di bloccare l'autobus con a bordo gli stranieri.

Anche per questo pubblichiamo la mappa e l'elenco degli enti gestori, affinché la stampa e l'associazionismo locale possano verificare la qualità dei servizi prestati in un sistema che continua a privilegiare l'emergenza e chi ci sa lucrare.

E ne approfittiamo per linkare anche altre due mappe. Quelle ufficiali, tratte dal sito del Ministero dell'Interno.

La prima è quella dei Centri di accoglienza (Cda-Cpsa) e dei Cara. I Cda servono al primo soccorso e a un'accoglienza limitata al tempo necessario per l'identificazione dei migranti sbarcati e il successivo trasferimento nei Cara o nei Cie. I centri attualmente operativi sono 10:



I Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) ospitano solo i profughi sbarcati in Italia che chiedono asilo politico, o comunque i richiedenti asilo politico privi di documenti di identità, in attesa del riconoscimento del loro status di rifugiato o di protezione internazionale, che viene deciso dalle Commissioni territoriali. I centri attualmente operativi sono sei:



A questi, si sono aggiunti i centri aperti con l'emergenza 2008 ed elencati nella prima mappa. Le Commissioni territoriali sono attualmente 10, a Gorizia, Milano, Torino, Roma, Caserta, Foggia, Bari, Crotone, Trapani e Siracusa.

Altra cosa sono invece i Centri di identificazione e espulsione (Cie), i vecchi cpt, destinati alla detenzione, convalidata dal giudice di pace, degli stranieri non comunitari privi di permesso di soggiorno, per un periodo massimo di 60 giorni. I centri attualmente operativi sono dieci, per una capienza di 1.219 posti:



Il governo ha appena stanziato 30 milioni di euro per la costruzione di 10 nuovi Cie. L'obiettivo è avere un centro in ogni Regione. Ma quanto costerà ai contribuenti? E soprattutto quale efficacia garantirà? Una prima risposta viene dalla relazione tecnica del disegno di legge 733 del 2008 recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, in discussione alla Commissione affari costituzionali al Senato. Per costruire i nuovi Cie e ristrutturare quelli esistenti il costo stimato è di 233 milioni di euro dal 2008 al 2010. I costi per la permanenza degli stranieri nei Centri sono stimati in 300 milioni di euro dal 2008 al 2010 più 93 milioni a partire dal 2011. Il numero dei posti passerà dagli attuali 1.219 a 4.640, ma il limite della detenzione salirà da 60 giorni a 18 mesi. Con il conseguente rischio che la disponibilità dei posti si esaurisca presto, dato che il 40% circa dei migranti trattenuti nei Cie non viene rimpatriato, secondo il Rapporto De Mistura del 2007, che sostiene: “su ogni 10 trattenuti in media 6 vengono successivamente espulsi con accompagnamento alla frontiera”.



Sempre secondo il Rapporto De Mistura, tra il 2005 e il 2006 sono stati detenuti nei Cie (che allora si chiamavano Cpt) circa 22.000 migranti senza documenti. Di questi, il 60% circa sono stati rimpatriati. Il totale delle espulsioni effettive, con accompagnamento alla frontiera, eseguite nel 2006 sono state 12.562. Lo stesso rapporto stimava, alla fine del 2006 la presenza di 300.000 cittadini stranieri senza documenti presenti sul territorio italiano. Con il prolungamento del limite di trattenimento nei Cie a 18 mesi, la relazione tecnica del disegno di legge 733 stima una durata media del trattenimento di circa 150 giorni a testa. Il costo del trattenimento nei Cie è di circa 50 euro al giorno pro capite. La detenzione di tutti i migranti senza documenti promessa dal governo Berlusconi costerebbe, dati alla mano, 2 miliardi e 250 milioni di euro, senza considerare le spese per la convalida del trattenimento e le spese effettive per il volo di rimpatrio. Non solo. Se anche il ritmo delle espulsioni con accompagnamento alla frontiera raddoppiasse a 25.000 l'anno, servirebbero almeno 12 anni per espellere tutti i migranti senza documenti. Mentre al ritmo attuale ne servirebbero 24. Basterebbero invece soltanto due anni per regolarizzare la posizione di tutti i lavoratori stranieri senza documenti già presenti in Italia, seguendo le quote dell'ultimo decreto flussi, che nel 2007 chiese l'ingresso in Italia di 170.000 lavoratori stranieri.




Originale da: Fortress Europe

Articolo originale pubblicato il 29/09/2008

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