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Ancora abbagli in Somalia


AUTORE:  Eric Margolis, 1 gennaio 2007

Tradotto da  Tradotto da Gianluca Bifolchi


L'invasione della Somalia da parte dell'Etiopia approfittando delle vancanze di Natale è stata una flagrante aggressione che probabilmente vedrà ampliarsi l'arco del conflitto attraverso il pericoloso e turbolento Corno d'Africa. Essa segna anche l'apertura di un nuovo fronte nella guerra di Washington contro i militanti islamici ed i riformatori.

Le affermazioni da parte dell'Etiopia che la Somalia, una nazione senza una vera forza militare, minacciava la sua frontiera erano altrettanto fantasione che quelle di Washington e di Addis Abeba riguardo al fatto che il cosiddetto "governo transitorio" che avevano istallato nella città di Baidoa rappresentasse qualcosa di più che i suoi ben pagati membri.

L'offensiva etiopica sostenuta e finanziata dagli USA aveva chiaramente lo scopo di schiacciare il primo stabile governo che la straziata Somalia ha conosciuto in 15 anni di guerra civile ed anarchia. Il nuovo regime islamico, noto come Unione delle Corti Islamiche (UCI), è riuscito recentemente a riportare la legge e l'ordine in gran parte della Somalia centrale e meridionale. Nel nord, un gruppo secessionista ha proclamato qualcosa chiamata "Puntland" indipendente.

L'Unione delle Corti Islamiche pose termine alla lunga guerra civile della Somalia schiacciando i signori della guerra locali che venivano armati e finanziati dalla CIA. La posizione degli USA è che le corti islamiche siano un movimento in stile talebano contenente "terroristi" coinvolti nei bombardamenti del 1988 alle ambasciate USA nell'Africa orientale, e che trasformeranno la Somalia in un covo di sovversione anti-americana. L'UCI nega queste accuse.

Ancora più importante, sotto l'amministrazione Bush/Cheney, ogni movimento che ha l'audacia di chiamarsi "islamico" diventa immediatamente un bersaglio dell'ostilità americana. L'imbarazzante totale sconfitta dei signori della guerra pagati dagli Americani da parte delle milizie delle Corti Islamiche, hanno portato Washington a decidere di far pressioni sull'Etiopia per invadere la Somalia.

L'Etiopia ha uno dei più potenti e meglio addestrati eserciti dell'Africa, con oltre 1.300 carri armati ed una moderna aviazione che si stanno attualmente sviluppando grazie al sostegno ed all'equipaggiamento USA.

Il repressivo regime dell'uomo forte Meles Zenawi sembra l'antitesi dell'invito alla democrazia del Presidente George Bush, ma è diventato il principale alleato di Washington, che vista come l'argine contro le forze islamiche in Africa. Washington ha tranquillamente sostenuto l'Etiopia nella sua lunga guerra di frontiera contro il suo acerrimo nemico, l'Eritrea. Nei mesi recenti, l'Eritrea è diventata un importante fornitrice di armi leggere e munizioni per la Somalia.

Le malmesse milizie islamiste somale possono poco contro i carri armati Etiopici, l'artiglieria e gli attacchi dell'aviazione. L'ersercito etiopico potrebbe rapidamente occupare tutta la Somalia, ma a quel punto troverebbe difficile proteggere le sue lunghe, vulnerabili retrolinee dagli attacchi di guerriglieri somali.

L'Etiopia ha abbastanza effettivi per gestire due fronti di guerra, contro la Somalia e l'Eritrea, ma un conflitto prolungato danneggerebbe seriamente la sua fragile economia. Di conseguenza, la probabile strategia etiopica consiste nel proteggere il fasullo regime di Baidoa e lanciare attacchi per impedire che l'UCI si consolidi. Ma il coinvolgimento del tradizionale nemico Etiope probabilmente infiammerà ulteriormente le passioni somale e rafforzerà le Corti Islamiche. L'ultima guerra nel Corno d'Africa  potrebbe facilmente estendersi fino ad arrivare a comprendere l'Eritrea, le tormentate regioni del Sudan meridionale, l'Uganda, e il Kenya settentrionale, dove vivono molti Somali.

Fattore ugualmente importante, una guerra prolungata con la Somalia potrebbe aprire crepe nella istabile, multietnica, multireligiosa Etiopia. Sebbene descritta in genere come nazione cristiana, almeno il 50% degli Etiopi sono musulmani, mentre i cristiani si contano tra il 35 e il 40%. Le etnie Amhara e Tigray comprendono il 32% della popolazione, mentre gli a lungo oppressi e ribelli Oromo del sud, musumani, sono oltre il 40%.

I musulmani d'Etiopia hanno a lungo cercato di avere voce negli affari della loro nazione ma furono brutalmente repressi dai realisti d'Etiopia, dai marxisti, ed ora dal regime Tigray. Il conflitto con la Somalia potrebbe riaccendere il movimento di indipendenza Oromo e portare alla frantumazione dell'Etiopia, producendo un'immagine speculare e rovesciata del conflitto etnico-religioso tra i musulmani del nord del Sudan ed i cristiani ed animisti del sud.

La guerra dell'Etiopia contro la Somalia rappresenta una minaccia regionale più seria di una Somalia a guida musulmana. L'amministrazione Bush/Cheney sta ancora una volta dispiegando al sua ignoranza e spregiudicata arroganza, interferendo in un conflitto tribale, come fece in Afghanistan e Iraq, del quale non sa nulla. Una volta ancora, la "medicina" di Washington risulterà essere peggio della malattia che dovrebbe curare.

Quello che Washington dovrebbe fare è parlare con i leader delle Corti Islamiche per assicurare che la Somalia non sia usata come base d'operazione di al-Qaeda. Questa è una richiesta ragionevole, che potrebbe essere resa più gradita da offerte di appoggio finanziario ed assicurazioni che gli Etiopi rimarranno a casa loro. Ma questo appare troppo sottile per i crociati dell'amministrazione che con le loro orecchie foderate di prosciutto hanno già preso abbagli in due guerre e ora stanno per rifare lo stesso errore per la terza volta.


Eric Margolis [email], scrive di politica estera per Sun National Media Canada, ed è l'autore di War at the Top of the World. Il suo sito.


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Originale da  

Tradotto dallinglese all'italiano da Gianluca Bifolchi, un membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.
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LA MADRE AFRICA: 03/01/2007

 
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