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L'Etiopia si unisce alla crociata imperialista di Bush


AUTORE:  Charlie Kimber, 6 gennaio 2007

Tradotto da  Tradotto da Gianluca Bifolchi


La recente invasione etiopica della Somalia è un prodotto diretto della "guerra al terrore" USA e britannica. Essa minaccia di destabilizzare ulteriormente una regione che è stata continuamente tormentata da carestia e guerra.

I governanti dell'Etiopia hanno scatenato una guerra per conto di George Bush al fine di perseguire il loro interesse nella regione, di interrompere le critiche dell'occidente al loro oppressivo regime, e di incassare i dividendi dell'essere un importante alleato USA in un'area altamente strategica. La Somalia è appena oltre il Golfo di Aden rispetto a Yemen ed Arabia Saudita.

Ma il tripudio di gioia in Etiopia e negli Stati Uniti alla sconfitta delle milizie islamiche in Somalia potrebbe rivelarsi di breve durata.

Certamente Bush non si sente sicuro. Si è anche preparato per la prossima fase dei combattimenti telefonando al presidente dell'Uganda Yoweri Museveni, pressandolo perché mandi truppe in Somalia. Anche le forze del Kenia sono in allerta.

Il retroscena dell'invasione è la conquista di quasi tutta la Somalia da parte delle milizie dell'Unione delle Corti Islamiche (UCI) lo scorso anno. Le milizie scacciarono i signori della guerra che avevano dominato la politica somala per 15 anni.

La vittoria delle milizie si basava su un sincero appoggio popolare. Molte persone erano stanche della violenza e brutalità dei signori della guerra. Inoltre diversi leader chiave dei clan somali erano disposti a sostenere l'UCI per stabilizzare il paese.

Il successo dell'UCI fu un colpo ai piani USA per la regione. Il regime di Bush si era andato avvicinando sempre più a quei signori della guerra che erano disposti ad agire come agenti della "guerra al terrore".

I sanguinosi precedenti di questi signori della guerra, e il fatto che avevano crudamente diviso la Somalia, furono dimenticati -- nella misura in cui aiutavano la crescita della presenza USA nella regione.

La conquista del territorio

Il successo dell'UCI fu anche la sconfitta del "governo transitorio" della Somalia, formato nel 2004 in Kenia dopo lunghi negoziati di pace. Si trattava di un governo di nome, più che di fatto.

Come persino la BBC riconobbe, "L'amministrazione del Presidente Abdullahi Yusuf, costituita di ex signori della guerra, spesso entrò in tensione per tenere sotto controllo i propri membri, per non parlare del paese. I suoi primi 18 mesi furono spesi litigando su quale doveva essere la sua sede, trovandola infine nella città di Baidoa, nuova capitale, dato che Mogadiscio era troppo pericolosa".

Gli USA e il governo di transizione si impegnarono a distruggere l'UCI, ed il governo etiope di Meles Zenawi era lo strumento scelto.

Meles è stato a lungo un favorito dell'occidente. Ha fatto parte della commissione di Tony Blair per l'Africa nel 2005 ed è un sostenitore della diffusione del neoliberismo nel continente.

L'Etiopia è stato uno dei due soli paesi africani che hanno preso parte alla cosiddetta "coalizione dei volenterosi" per l'invasione delll'Iraq nel 2003.

Nonostante tutte le denunce dell'occidente dei regimi repressivi africani, i crimini di Meles sono stati stranamente trascurati. Attacchi a dimostrazioni studentesche e di lavoratori durante le elezioni del 2005, la cancellazione di elementari diritti democratici e molto altro ancora hanno ricevuto solo tiepide rimostranze da parte della Gran Bretagna e degli USA.

In luglio, quando USA e GB hanno sostenuto l'invasione del Libano da parte di Israele, Meles si sentì in grado di mandare truppe in Somalia. E da allora i soldati etiopici hanno testato il terreno per la grande offensiva.

Nell'ultima settimana Meles ha ordinato un'invasione su larga scala basata su migliaia di soldati, artiglieria pesante, carri armati e bombardamenti aerei. Il 26 Dicembre funzionari USA hanno dichiarato il sostegno dell'amministrazione Bush all'invasione, sostenendo che "L'Etiopia ha fondate preoccupazioni di sicurezza".

Le forze etiopiche hanno incontrato una certa resistenza, registrando perdite pesanti in scontri con giovani Somali a Mood Moode, Daynuuna, e Bandiiradley.

Ma la grande superiorità delle armi etiopiche -- fornite per decenni da USA, Russia ed Israele -- ha comportato una facile vittoria nelle varie battaglie. Ora esse hanno preso la capitale Mogadiscio e la piazzaforte dell'UCI a Kismayo.

Comunque, la guerra potrebbe essere lungi dall'essere conclusa. I combattenti dell'UCI non possono affrontare a viso aperto carri armati ed aeroplani ma, come gli USA hanno scoperto in Iraq, la resistenza irregolare può essere molto efficace contro occupanti impopolari.

Il nuovo governo farà molto conto sull'appoggio etiopico. I signori della guerra che stanno per tornare al potere hanno scarso seguito popolare e possono sopravvivere solo grazie all'aiuto esterno.

E la luce verde degli USA all'espansione dell'Etiopia potrebbe tentare Meles a rinnovare la pressione sull'Eritrea -- i due paesi sono giunti sull'orlo di una guerra lo scorso anno.

Regime

Se il popolo somalo si schera contro il nuovo regime esso si troverà a combattere contro il proprio popolo -- una battaglia che potrebbe perdere.

Una delle prime aree di Mogadiscio catturata dagli invasori etiopi è stato il complesso dell'ex ambasciata USA. Gli USA furono scacciati dalla Somalia nel 1993. I soldati USA, sostenuti dalle Nazioni Unite (UN), compirono un "intervento umanitario" che in teoria avrebbe dovuto porre fine a carestia e violenza.

Gran parte del popolo somalo all'inizio dette il benvenuto agli USA, ma rimasero presto delusi. Gli USA e i loro alleati sotto l'egida ONU sparavano ai dimostranti per le strade e si dimostrò ripetutamente che avevano compiuto torture ed assassini. La popolazione si sollevò contro gli USA e li scacciò.

I desideri della gente comune sotto stati sotterrati sotto il desiderio USA di stabilire il suo controllo sul Corno d'Africa. Pianificatori americani hanno sottolineato come la loro base a Djibouti, dove sono attualmente stazionati 1.800 soldati, dovrebbe diventare un "cuscino di rose" da cui forze mobili USA possono intervenire nelle "zone calde".

Invece di affrontare il tema della terribile povertà della Somalia e l'attuale emergenza delle alluvioni, le risorse sono state impiegate in armi e guerra.

La dimostrazione Stop the War del 24 Febbraio non sarà solo sul Tridente e l'Iraq -- ma anche contro il modo in cui l'imperialismo distrugge aree come l'Africa orientale.


© Copyright Socialist Worker (a meno di diversa indicazione). Siete liberi di ripubblicare se includete un link e lasciate questa nota


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Originale da  SOCIALIST WORKER ONLINE

Tradotto dall'inglese all'italiano da Gianluca Bifolchi, un membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.
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LA MADRE AFRICA: 09/01/2007

 
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