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Un altro attacco militare statunitense


AUTORE:  Txente Rekondo, 10 gennaio 2006

Tradotto da  Tradotto da Gianluca Bifolchi


Il bombardamento della popolazione somala rappresenta un nuovo ulteriore passo nella strategia interventista ed unilaterale che Washington è venuta dispiegando in tutto il mondo negli ultimi anni. Di nuovo abbelliscono la mattanza di civili sotto la cappa di presunti obiettivi militari e "terroristici", ed un volta in più questa rotta della politica estera nordamericana finirà per diventare la miglior porta d'entrata per quegli stessi che gli Stati Uniti dicono di combattere.

A prima vista si può fare una doppia lettura sulle intenzioni dei neoconservatori dopo l'attacco. Da un lato ci sarebbe la chiave interna, con un'azione militare che serve come base a tutta la trama ideologica che si è sviluppata in passato intorno alle agenzie nordamericane, che mostrerebbe la sua disposizione a mantenere questa linea politica alla vigilia dell'atteso intervento di Bush sull'Iraq. Inoltre è un passo in più nell'intesa che questi neoconservatori hanno con altre correnti (cioè i cosiddetti realisti, democratici e moderati) negli apparati di sicurezza, difesa ed informazione degli Stati Uniti.

C'è poi una chiave di lettura esterna, cioè il rinvigorimento del discorso sulla "guerra al terrore", che è il sostegno degli interventi americani negli ultimi anni. Il timore statunitense che nel Corno d'Africa si installi un regime nello stile dei talebani dell'Afghanistan, è un insperato soccorso per quelli che non vogliono vedere al di là della posizione USA. Tuttavia, in Somalia tornano a ripetersi gli errori già visti in Iraq e che servirono anche allora come argomenti per giustificare l'attacco, l'invasione e la successiva occupazione del paese, con la catastrofe provocata da essi sull'insieme della popolazione di quel paese.

In Somalia si è voluto gonfiare la presunta presenza di militanti jihadisti, presunti alleati delle Corti Islamiche (UCI), e le fonti di informazione di cui Washington si è servita cercavano l'intervento statunitense perché propizio ai loro interessi. Così, il Governo Transitorio Federale (GTF), disprezzato da tutti, ma che è stato l'ultimo appiglio a cui gli USA si sono attaccati, desiderava recuperare i favori di Bush e compagnia, cosciente che questa era l'ultima via per mantenere qualche scampolo di potere nel caotico panorama somalo.

Da parte sua il governo dell'Etiopia, e in chiave interna, leggeva con preoccupazione l'ascesa islamista in Somalia, dal momento che poteva rappresentare un modello da imitare nel suo paese,  ed è corso a trasformare in informazione "classificata" la presenza islamista nel vicino paese. Grazie a ciò, i settori più neoconservatori degli USA, hanno concesso appoggio tecnico e militare all'Etiopia, perché compisse l'invasione della Somalia e facesse il lavoro sporco, mantenesse truppe d'occupazione durante la prima fase, sostenendo le perdite che questo avrebbe comportato.

Una volta in più gli ideologi nordamericani sono in errore. Non si tratta solo della mattanza di civili somali, presentati cinicamente e sbrigativamente come vittime collaterali dell'azione militare statunitense, ma del fatto che l'effetto desiderato possa dar luogo ad un effetto boomerang contro gli USA. La popolazione somala non ha dimenticato l'ultima presenza militare degli USA nel paese, che finì con il cosiddetto "Malinti Rangers" (il giorno dei Ranger), nome sotto il quale si conosce in Somalia il 3 Ottobre 1993, quando le truppe USA, dopo aver perso due elicotteri, massacrarono i civili della capitale Mogadiscio. A questo si aggiunge la presenza di un odiato esercito di occupazione etiope, e tutti quelli che scommettono su un governo che è una mera marionetta di questi agenti stranieri. In questo senso sono significative le dichiarazioni del presidente ad interim della Somalia, Abdullahi Yusuf, che ha detto che gli "USA hanno il diritto di bombardare i sospetti dell'attacco alle loro ambasciate in Kenia e Tanzania", una vera dimostrazione di subordinazione del GFT ai progetti di Wahington.

Quello che in principio ci si presenta come un intervento diretto ad evitare la presenza di militanti islamisti nella regione, ha contruibuito in realtà a portarare i settori più radicalizzati dell'Unione delle Corti Islamiche in prima linea. Inoltre ha servito su un vassoio agli ideologi di al-Qaeda una nuova opportunità di lanciare il loro messaggio di proselitismo in una regione di grande importanza geostrategica, e con migliaia di persone adirate per le uccisioni compiute dai nordamericani e disposte a rispondere militarmente anche a questo tipo di aggressioni. Una volta ancora, la politica estera nordamericana vuole fare la quadratura del cerchio, facendoci credere che la cosa migliore per spegnere il fuoco è gettarvi sopra benzina, e questo funzionerà lì allo stesso modo di come funziona nel resto del pianeta.


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Originale da 
TXENTE REKONDO - Ufficio Basco di analisi internazionale (Gabinete Vasco de Análisis Internacional - GAIN

Tradotto dallo spagnolo all'italiano da Gianluca Bifolchi, un membro di
Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.
URL di questo articolo:
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?lg=it&reference=1891


LA MADRE AFRICA: 10/01/2007

 
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