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Un'ucronia per Harry


AUTORE:  Gianluca Bifolchi, 17 maggio 2007

Tradotto da  Originale


E' notizia di oggi che i vertici delle forze armate di Sua maestà Britannica non permetteranno al principe Henry di recarsi con la sua unità in Iraq, per via delle "specifiche minacce" fatte da ambienti dell'insurrezione irachena verso la sua persona.
Qualunque soldato occidentale presente in Iraq, naturalmente, corre il concretissimo rischio di saltare su una mina, e non è chiarissimo in che modo le "specifiche minacce" rivolte a Henry incrementino tale probabilità, posto che è difficile aumentare il numero di mine esattamente nei punti in cui si sa che il principe passerà da lì a cinque minuti.

Vi sono ovviamente anche le imboscate da considerare, ma anche il presupposto di ognuna di queste è fare il massimo danno possibile, principe o meno. Dunque l'effettiva presenza dell' augusto personaggio non potrebbe cambiare in modo significativo i termini dell'equazione del rischio.

Si può però obiettare che nelle imboscate non ci scappa solo il morto, ma si fanno anche dei prigionieri. E qui è facile immaginare il brivido corso sulla schiena dello stato maggiore di Sua Maestà all'idea che con Henry potrebbe ripetersi la storia dei 15 marinai inglesi presi prigionieri dalla marina iraniana.

Sarebbe difficile immaginare una collaborazione più solerte all'operazione di pubbliche relazioni del presidente Ahmadinejad di quella offerta da questi professionisti della guerra. E, direi, offerta abbastanza spontaneamente, visto che non risulta che siano stati sottoposti a violenze di alcun tipo. E' vero che avrebbero contrattato il loro rilascio in cambio del ritiro delle accuse da parte del governo iraniano, che facevano penzolare sul loro capo la possibilità di una detenzione a sette anni. Ma anche così ci allontaniamo di molto dal cliché cinematografico che vuole l'eroe britannico o USA che, sottoposto ai più atroci maltrattamenti, si limita a declinare nome, grado e numero di matricola. E se qualcuno crede che non bisogna confondere il cinema con la realtà mi pare dimostri una notevole ingenuità sul modo come le guerre attualmente in corso in Iraq, Afghanistan, Somalia, ...,vengano raccontate dai nostri media: puro cinema. Yasssir!

Per rendere comunque più palpabile il senso di panico che deve aver preso i superiori di Henry all'idea del ripetersi del canovaccio iraniano, proviamo ad operare una distorsione ucronica, immaginando che i fatti si siano svolti in modo diverso -- Henry può partire -- ed abbiano avuto proprio lo sviluppo temuto. Leggiamo insieme due lanci dell'Agenzia Reuters che saranno pubblicati nei prossimi mesi:

REUTERS, 22 Agosto 2007 -- "E' scandaloso quello che abbiamo fatto a questo paese. Non basteranno trent'anni prima che metteremo riparo alle distruzioni e alle sofferenze patite dal popolo iracheno.".

La dichiarazione del principe Henry è contenuta su un video di quattro minuti inserito ieri su YouTube da Al-Kuwaritzmi, un nickname notoriamente legato ad ad-Qaeda. Le immagini ritraggono il principe Henry mentre è impegnato in una partita di schiaffo del soldato con alcuni armati dal volto coperto. Nella scena lo vediamo mentre colpisce piuttosto energicamente il terrorista che sta sotto per poi ritirarsi velocemente dietro gli altri terroristi. Il terrorista che sta sotto si gira perplesso e dopo aver indicato con incertezza uno dei suoi compagni è sommerso dalle risate di tutto il gruppo per il suo errore. E' in questo momento che Henry si allontana un momento per rilasciare ai microfoni la dichiarazione. Ma appena i suoi compagni lo chiamano per un altro giro torna subito a giocare, per tornare indietro brevemente ed aggiungere: "Se mai tornerò a casa impegnerò la mia vita perché la Gran Bretagna paghi il suo debito verso l'Iraq". E di nuovo scappa via.

Le dichiarazioni hanno sollevato un certo sconcerto in patria, che è andato ad aggiungersi a quello suscitato dal servizio di Robert Fisk per l'Independent di una settimana fa.

Fisk era riuscito a farsi condurre nel covo dove il principe è tenuto prigioniero, e dove lo ha incontrato mentre firmava le casacche del Chelsea indossate da alcuni adolescenti iracheni che erano andati a trovarlo. Alla vista del compatriota Henry aveva subito chiesto ad uno degli armati addetti alla sorveglianza se non gli dispiaceva fare un salto giù in strada per prendere un paio di casse di birra scura, e poi di unirsi a loro insieme ai suoi compagni, ma l'altro gli faceva osservare che gli sciiti non bevono birra scura, e che l'organizzazione terroristica era lieta di fornire tutto il succo di frutto alla pera e alla pesca che volevano.

"E' una guerra davvero sporca", aveva detto Henry a Fisk. "Dobbiamo venirne fuori al più presto, ed aiutare questa gente ad uscire dai guai che gli abbiamo procurato. Ecco quello che si ottiene quando il nostro paese segue supinamente la politica estera degli Stati Uniti. Se si può chiamare politica estera..."

In entrambe i casi i portavoce della famiglia reale non hanno rilasciato commenti.

REUTERS, 12 Ottobre 2007 -- Alle otto e 24 di questa sera l'aereo militare che riportava a casa il principe Henry è atterrato a Heathrow. Ad accoglierlo, oltre al Primo Ministro Gordon Brown e al principe Filippo di Edimburgo, una folla di giovani fan in delirio.

Avvolto in una jellaba bianca il principe è apparso molto provato, ed è sceso con fatica dalla scaletta dell'aereo, anche se i medici militari che lo hanno visitato subito dopo il rilascio assicurano che è in perfetta salute.

Il principe non si è comunque sottratto ad una breve conferenza stampa tenuta in una sala VIP dell'aeroporto.

"E' stata la prova più dura di tutta la mia vita", ha detto il principe. "Dedicherò tutto il mio tempo, nei mesi prossimi, a spiegare ai giovani quanto è importante il lavoro che stiamo facendo laggiù. La democrazia è come l'aria, ti accorgi quanto è importante solo quando non c'è".

Alcuni giornalisti hanno allora fatto diffondere dagli altoparlanti in sala le note di "Bubble in the Wind", la canzone che Elton John ha composto in occasione del sequestro del principe. Lui ha prima sorriso e poi, con sorpresa di tutti, ha iniziato a cantare il ritornello. Alla domanda di come conoscesse la canzone ha risposto: "Era il mio pezzo preferito a Bassora. Tutte le sere, quando i terroristi mi portavano all'Internet Cafe, non facevo che cliccare e ricliccare l'MP3".


Gianluca Bifolchi è un membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità lingüística. Questo articolo è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.
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INCLASSIFICABILI: 17/05/2007

 
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