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28/09/2020
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Um Muhammad al-Daraj, Iraq :”Ho dovuto dimenticare il mio onore par salvare la vita di mio marito”


AUTORE:   IRIN

Tradotto da  Gianluca Bifolchi


BAGHDAD - Madre di tre figli Um Muhammad al-Daraj, 35 anni, è stata messa di recente ad una prova atroce per cercare di salvare la vita di suo marito.

Foto Afif Sarhan/IRINHa riferito ad IRIN che suo marito è stato sequestrato da militanti che lo hanno accusato di sostenere gli insorti. Dopo due giorni senza notizie di suo marito Ahmed, a casa sua si sono presentate due persone con l'ordine di seguirli, se voleva rivedere suo marito, che secondo i due si trovava sotto interrogatorio.

"Non ci ho pensato su due volte e ho lasciato i bambini dal mio vicino. Avevo disperato bisogno di sapere qualcosa di Ahmed e loro mi condussero in un lontano quartiere dove sostenevano che mio marito era detenuto".

"Dopo mezz'ora di auto abbiamo raggiunto Sadr City [a prevalenza sciita] e le mie gambe tremavano perché sapevo quanto è pericolosa questa zona, e i due uomini con me non proferivano parola".

"Mi hanno detto di entrare in una casa dall'aspetto disgustoso e mi hanno fatto aspettare. Un uomo volgare entrò nella stanza e mi disse senza giri di parole che avevo due scelte: o fare sesso con lui ed ottenere così il rilascio di mio marito o tornare a casa e non vedere mai più Ahmed.

"Ero schioccata e iniziai a piangere. Caddi a terra cercando di baciare i suoi piedi e lo pregai di liberare mio marito senza abusare di me.

"Il vecchio disse che sarebbe tornato in un quarto d'ora e che per allora avrei dovuto prendere la mia decisione. In quei minuti ho odiato me stessa e il mio bell'aspetto. Mi rendevo conto che se fossi stata brutta questo non sarebbe successo, ma la vita di mio marito era nelle mie mani.

"Dopo quindici minuti, durante i quali non avevo fatto che piangere, l'uomo tornò indietro e mi disse di scegliere, e io non potei fare altro che accettare, per salvare la vita di Ahmed, anche sapendo che dopo ci avrebbero uccisi tutti e due.

"Ho dovuto dimenticare il mio onore per salvare la vita di mio marito. Sono stati i venti minuti più terribili della mia vita. Sentivo solo dolore e nausea. Al principio cercai di rifiutare ma fui colpita al volto e dovetti piangere in silenzio, chiedendo perdono a Dio.

"Dopo lui mi disse di rivestirmi e gli stessi due uomini di prima mi ricondussero a casa, mentre le lacrime continuavano a scendere lungo il mio volto. Non potevo guardare i bambini perché mi sentivo sporca. Non sapevo neppure se avrei rivisto mio marito.

"Sul tardi, quella sera, Ahmed apparve sulla soglia con segni di percosse sul volto, e quando cercai di baciarlo lui mi disse che ero sporca e che voleva divorziare da me, dato che era stato costretto ad assistere all'intera scena e preferiva essere ucciso che vedere sua moglie insieme a un altro uomo, anche se serviva a salvare la sua vita.

"Due giorni dopo ha lasciato casa ed è andato dai suoi genitori dicendo che presto avrei ricevuto i documenti per il divorzio. Neanche adesso mi riesce di credere che perdere il mio onore per salvare la sua vita possa essere considerato da lui come un tradimento.

"Adesso sono sola, senza un lavoro ed un marito, con tre bambini da accudire. Qualche volta morire è la cosa migliore per smettere di soffrire".


Manifestazione contro la guerra all'Iraq, San Francisco, 15 Marzo 2003


Originale da http://www.irinnews.org/HOVReport.aspx?ReportId=73543

Articolo originale pubblicato il 7 Agosto 2007

L’autore

Ganluca Bifolchi è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=3549&lg=it


UMMA: 08/08/2007

 
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