HOME TLAXCALA
la rete di traduttori per la diversità linguistica
MANIFESTO DI TLAXCALA  CHI SIAMO?  AMICI DI TLAXCALA  RICERCA 

AL SUD DELLA FRONTIERA (America Latina e Caraibi)
IMPERO (Questioni globali)
LA TERRA DI CANAAN (Palestina, Israele)
UMMA (Mondo arabo, Islam)
NELLA PANCIA DELLA BALENA (Attivismo nelle metropoli imperialiste)
PACE E GUERRA (USA, UE, NATO)
LA MADRE AFRICA (Continente africano, Oceano Indiano)

ZONA DI TIFONI (Asia, Pacifico)
K COME KALVELLIDO (Diario di un vignettista proletario)
SCUOTI-MENINGI (Cultura, comunicazione)
INCLASSIFICABILI 
CRONACHE TLAXCALIANE 
STRUMENTI DI TLAXCALA (Glossari, dizionari, mappe)
BIBLIOTECA DEGLI AUTORI 
GALLERIA 
ARCHIVI DI TLAXCALA 

04/07/2020
Español Français English Deutsch Português Italiano Català
عربي Svenska فارسی Ελληνικά русски TAMAZIGHT OTHER LANGUAGES
 

Sarkozy, il 68 e la personalità autoritaria


AUTORE:  Gianluca BIFOLCHI


Non ho dati al momento per valutare se la vittoria di Maggio di Nicolas Sarkozy alle presidenziali francesi abbia avuto in Europa lo stesso profondo impatto che in Italia, ma è certo che da noi, nello scorcio di 2007 già trascorso, pochi fatti hanno determinato un cambiamento altrettanto deciso e diretto nelle agende e nei linguaggi della politica italiana.

La chiave di lettura invalsa a casa nostra è stata quella di un neo-autoritarismo dal volto umano, emerso ad esempio con la proposta della "ministra" della sanità, Livia Turco (teoricamente appartenente allo schieramento avverso a quello di Sarko), di mettere i poliziotti fuori dalle scuole a fare test antidroga agli studenti, o con l'esilarante teorizzazione che l'ordine pubblico è un tema di sinistra, perché incide più direttamente sulla qualità della vita della povera gente (e nei decenni passati di storia patria la destra italiana, da Bava Beccaris, a Mussolini, da Scelba, a Almirante, quando imponeva o invocava "Legge e Ordine", capestri e cannonate, ignorava di essere saltata su un cavallo di battaglia della sinistra).

Di Sarkozy in Italia si ama ricordare il precocissimo esordio in politica di quando, appena tredicenne, prendeva parte a manifestazioni anti-sessantottine, e "Il 68 è morto" è la frase che conferirebbe il sigillo più appropriato della parabola politica ed esistenziale del nuovo inquilino dell'Eliseo.

Qualcuno ha acutamente osservato che senza il Maggio francese, certi slogan come "Insieme tutto diventa possibile", che hanno punteggiato la campagna elettorale del candidato gollista, e che sono riusciti a far risaltare la sostanziale futilità di Ségolène Royal (battuta in questo solo dalla cadaverica sinistra italiana) non sarebbero stati concepibili. Ma gli utilizzi politici che in Italia si fanno della politica estera, a partire da quella transalpina, sono tipicamente grossolani, e tagliati ad uso di una propaganda che non brilla certo per raffinatezza. E' significativo, da questo punto di vista, che altri interessanti elementi del fenomeno Sarkozy, come il deciso statalismo e le tendenze protezionistiche ed antiglobalizzazione, sono state ignorante da una classe politica italiana che, a differenza di quella francese, non ha la capacità di leadership e la credibilità per rimettere in discussione i diktat del capitale finanziario internazionale, come quelli che si esprimono negli ukase del FMI.


Sarkozy ventenne, accanto al padrino del movimento gaullista, Charles Pasqua

Il fondamentale innamoramento del centrosinistra italiano per Sarkozy segnala una volta ancora, comunque, la sostanziale intercambiabilità del discorso politico delle correnti principali della destra e della sinistra occidentale, che non è certo una novità. E' interessante notare, semmai, come a questa "intercambiabilità" (possibilità di alternarsi allo stesso ruolo, con poche differenze da un punto di vista pragmatico) di destra e sinistra negli ambienti della politica governativa, corrisponda una crescente tendenza all'"assimilabilità" (perdita delle distinzioni in nome di presunti obiettivi comuni) delle entità di destra e sinistra che operano nell'ambito di un più marcato dissenso. L'antimperialismo o l'antisionismo, per fare un esempio di questa nuova tendenza, sono obiettivi sufficientemente ambiziosi per rendere obsolete le differenze tra destra e sinistra, e trovare nuove forme di collaborazione.


Sarkozy con Serge July, ex-padrone di Libération, ex-sessantottino antiautoritario

Un articolo recente di Gabriele Zamparini fornisce spunti assai validi per mettere in guardia dai pericoli di queste scivolate ideologiche. In una serrata e peraltro convincente critica al movimento pacifista americano (o per lo meno agli aspetti di esso meglio premiati dalla copertura dei media e dalla prossimità agli ambienti liberal) si arriva a sostenere, in maniera assai discutibile, che qualunque soldato USA che stia combattendo in Iraq e Afghanistan è personalmente responsabile di crimini di guerra per il solo fatto che, avendo raggiunto l'età della ragione, continua a prestare obbedienza ad ordini ingiusti.

Senza voler entrare in polemica con l'autore confesso di provare sempre disagio di fronte alla disinvoltura di molti nell'aspettarsi da parte di terzi il coraggio morale di fare una scelta radicale come quella della disobbedienza civile, avendo io qualche dubbio che tutti costoro abbiano la prontenza di un Henry D. Thoreau o di un Ghandi nello sfidare sulla propria pelle le autorità della propria nazione per un imperativo della coscienza che sopravanza il dettato di una legge ingiusta. La disobbedienza civile è una cosa che si pratica in prima persona, e non si chiede agli altri di fare.

Ma ancora prima di questo, si rimane colpiti dalla superficialità di un'idea della disobbedienza civile, considerata come un'opzione sempre disponibile ad ognuno, che ignora come la disponibilità ad essa è invece inversamente proporzionale agli elementi di autoritarismo incorporati nella struttura di personalità dell'individuo, e che sono il risultato di profondi processi di socializzazione attraverso cui l'individuo è passato nel contesto civile di appartenenza.

Il patriottismo inteso come ottuso e acritico ossequio ai simboli della nazione, la nozione che l'autorità dello stato (mai così ben rappresentata come dall'uniforme di un poliziotto) meriti rispetto di per sé, la ricchezza percepita come segno di valore personale, il fatto che sia del tutto logico che la società sia organizzata in rigide gerarchie, e che queste riflettano le "differenze naturali" tra individui, sono tutti elementi, insieme a molti altri, che compongono quella che nel 1950 Herbet Marcuse definiva la "personalità autoritaria", al termine di una lunga ricerca che puntava a spiegare l'avvento dei regni fascisti nell'Europa degli anni 30 (ricerca finanziata da organizzazioni ebraiche americane in anni in cui avevano qualche interesse in più che il mero lobbismo filo-Israele).

E' semplicistico aspettarsi che un adolescente della provincia profonda americana, indottrinato dal corpo dei Marine, e spedito ad ammazzare Afghani e Iracheni, possa maturare dentro di sé propositi di disobbedienza civile quando pensa che l'atto di premere il grilletto e quello di mettersi la mano sul cuore quando ascolta l'inno nazionale, appartengono ad un unico universo di valori che lui associa a tutto quello che c'è di buono al mondo.

Chi giustamente crede che la disobbedienza civile possa essere un ingrediente della soluzione generale al problema del militarismo occidentale, dovrebbe comprendere che quando si arriva su un campo di battaglia coloniale è già troppo tardi per aspettarsi che un soldato USA (o inglese, o spagnolo, o francese, o italiano) butti via il fucile per non obbedire a ordini ingiusti, soprattutto se è ben pagato ed è chiamato a correre rischi notevolmente inferiori a quello delle guerriglie più o meno improvvisate contro cui si scontra.

Occorre iniziare molto prima a convincere la gente che l'autorità va messa in discussione, sempre e comunque, che questo è un valore in sé. E ciò diventa un'impresa disperata se ci allea con quelli che non sopportano l'imperialismo USA solo perché li costringe ad una posizione subordinata, ma il cui complesso di valori non si distingue sostanzialmente da quello dell'Americano medio.

Il rimescolamento di carte tra destra e sinistra che Sarkozy rappresenta nella destra e nella sinistra ufficiale italiana (e francese!) è relativamente innocuo nella misura in cui rivela una situazione di fatto già vera da tempo. Ma lo stesso rimescolamento negli ambienti del vero dissenso politico non potrà che avere effetti catastrofici se favorisce la confusione e l'identificazione di poste in gioco in realtà profondamente diverse.

- Bisogna liquidare l'eredità del Maggio 68!
- Appunto, mi rimaneva questo!...
(Insieme, tutto diventa possibile per Me !)

Originale da Tlaxcala

Articolo originale pubblicato il 13 Agosto 2007

L’autore

Gianluca Bifolchi è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.

URL di questo articolo su Tlaxcala:
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=3573&lg=it


CRONACHE TLAXCALIANE: 12/08/2007

 
 STAMPA QUESTA PAGINA STAMPA QUESTA PAGINA 

 INVIA QUESTA PAGINA INVIA QUESTA PAGINA

 
INDIETROINDIETRO 

 tlaxcala@tlaxcala.es

ORA DI PARIGI  7:1