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12/12/2019
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Non è soltanto il divieto d’aborto: l’agenda globale della destra cristiana


AUTORE:  Yifat SUSSKIND

Tradotto da  Giorgia Guidi


Dopo la commozione iniziale causata dalla recente sentenza del Tribunale Supremo che conferma il divieto d'aborto decretato dal Presidente Bush, è arrivato il momento di assumere la piena realtà di questa decisione. D'accordo con il Collegio Americano di Ostetricia e Ginecologia, che rappresenta il 90% dei ginecologi e degli ostetrici negli U.S.A., questa sentenza è nociva per la salute delle donne. Ma la decisione del Tribunale riguarda molte più questioni oltre il diritto delle donne a porre fine ad una gravidanza in maniera sicura. E' così perché il  Tribunale Supremo dei nostri giorni è prodotto dall'amministrazione Bush (il voto dei nuovi giudici Roberts e Alito è stato decisivo); e l'amministrazione Bush è un prodotto della destra cristiana. Tutti quelli che hanno visto come la destra cristiana taglia l'accesso all'aborto e la separazione tra chiesa e stato sanno che la criminalizzazione dell'aborto non è nient'altro che la punta dell' iceberg cristiano fondamentalista, e che la sua agenda ha una portata globale.

Globalizzando la guerra della cultura

Oggi giorno, la Regnet, l'università più prestigiosa dell'ala apertamente teocratica della destra cristiana, ha 150 ex alunni che lavorano nell'amministrazione Bush. La missione della sua alma mater è offrire "un potere cristiano per cambiare il mondo". Annullare la sentenza  Roe contro Vade [Storica decisione del Tribunale Supremo nel 1973 che ha legalizzato l'aborto, N.T.]  negli U.S.A. è stata la sua preoccupazione centrale, ma essendo missionari quali sono, il campo di battaglia della destra cristiana è il mondo intero. Gli attivisti della destra cristiana hanno riconosciuto da anni che non stavano vincendo battaglie decisive nella "guerra di cultura"nazionale. Ma si sono resi conto anche del fatto che la corrente dominante all'interno del movimento delle donne restava nella maggioranza fuori dai dibattiti della politica estera. In comparazione con la politica nazionale, la politica estera era una zona libera di femministe, e così la destra cristiana ha interrotto ciò.

Dal 2000, con uno dei loro finalmente della Casa Bianca, i fondamentalisti religiosi hanno rivolto la loro attenzione verso la politica estera degli U.S.A. come mai avevano fatto prima. Hanno iniziato li dove iniziano tutti i fondamentalisti religiosi: impossessandosi  del controllo dei corpi delle donne. Per loro, la subordinazione delle donne è allo stesso tempo un microcosmo e una condizione previa per il mondo che cercano di creare. E tutti sanno che un modo assolutamente sicuro di subordinare la donna è evitare che controlli la sua fertilità. Alla fin fine, se non puoi decidere se avere figli o no, o ogni quanto tempo averli, o neppure con chi, cosa puoi decidere?

Questa è la ragione per la quale la prima grande ricompensa che ha ricevuto da Bush la destra cristiana è stata la restaurazione della "regola del bavaglio globale" ("global gag rule"), a causa della quale per le organizzazioni che ricevono fondi dagli U.S.A. è proibito consigliare, menzionare o informare sull'aborto. Questa regola, promulgata nel secondo giorno nel quale Bush era in carica, ha obbligato non solo coloro che facilitano gli aborti, ma cliniche intere a chiudere; tutte nei paesi più poveri del mondo, nei quali l'assistenza sanitaria dipende dall'aiuto internazionale. L'ONU stima che da quando nega alle donne l'accesso agli anticoncezionali e ad una gamma di servizi medici, la regola del bavaglio di Bush ha dato luogo a milioni di gravidanze addizionali non desiderate, e ha causato la morte di più di 75.000 neonati e bambini di giovane età. Inoltre, dato che c'è una relazione diretta tra la capacità delle donne di controllare la loro fertilità e la loro capacità di scappare dalla povertà, la regola del bavaglio infrange una serie di diritti economici e sociali oltre che i diritti riproduttivi della donna.

Santificando le Nazioni Unite

Il fondamentalismo religioso lo hanno inventato i protestanti statunitensi alla fine del XIX secolo, ma adesso ci sono potenti movimenti fondamentalisti in America Latina, in Europa Orientale, in Africa , nel Medio Oriente e nel Sud Est Asiatico, tutti che si sforzano di restringere i diritti delle donne nel nome della religione. Molti di questi si sono rafforzati durante la Guerra Fredda, quando gli U.S.A. appoggiavano i gruppi fondamentalisti come un antidoto contro l'influenza dell'Unione Sovietica e i nazionalisti laici.

La diffusione del fondamentalismo religioso ha contribuito a trasformare le Nazioni Unite, che hanno smesso di essere l''istituzione empia" vilipesa dalla destra cristiana in un circolo di potenziali alleati, pronta per essere infiltrata. Sotto Bush, i fondamentalisti religiosi sono stati nominati affinché rappresentassero gli U.S.A. nelle conferenze internazionali su salute e diritti umani. Si sono alleati con il Vaticano (che gode nell'ONU di uno status quasi governativo), l'Iran e altri che pretendono di disfare e ridisegnare l'agenda dell'ONU. Come ha detto Austin Ruse, presidente dell'Istituto Cattolico della Famiglia e dei Diritti Umani, con sede negli U.S.A., che "supervisiona l'attività dell'ONU": "se non fosse stato per paesi come il Sudan, l'aborto si sarebbe riconosciuto come diritto umano universale in un documento dell'ONU".

Quando altri paesi hanno mostrato poca lealtà verso i valori fondamentalisti, i fondamentalisti religiosi statunitensi hanno portato a termine manovre di intimidazione nell'ONU. Questi delegati si sono sentiti doppiamente autorizzati, come emissari dell' 'unica fede veritiera' del mondo e della sua unica superpotenza. Negli ultimi sei anni, il potere globale senza paragone degli U.S.A., economico, politico e militare, ha permesso ai fondamentalisti cristiani di imporre politiche internazionali di salute pubblica e diritti umani che hanno arrecato gravi conseguenze per le donne in tutto il mondo. Sotto Bush, sono riusciti a negare la pillola del giorno dopo alle donne del Kosovo che sopravvivono a violenze, e hanno bloccato l'accesso ai profilattici e all'educazione sessuale nell'Africa devastata dall'AIDS.

Tornando a casa

Nella maggior parte dei casi, queste politiche non sono costate voti al Partito Repubblicano, poiché non hanno inciso sulle donne negli U.S.A., almeno non all'inizio. Ma l'attacco statunitense sui diritti riproduttivi della donna all'estero, seguito dalla recente sentenza del Tribunale Supremo, è un crudo vademecum del fatto che, quando si tratta di ideologia, non c'è politica estera. La destra cristiana cerca di restringere i diritti delle donne all'interno della nazione, come lo hanno fatto a livello internazionale; come parte di una 'visione' coerente che include molto più di un mondo senza aborti.

Non abbiamo nient'altro che concentrarci sui paesi nei quali i fondamentalisti religiosi hanno avuto ragione in politica per vedere dove la destra cristiana degli U.S.A vorrebbe portarci. I fondamentalisti di diverse religioni si basano su testi diversi e agiscono in culture e contesti diversi. Ma quando si tratta della loro rigida e retrograda ideologia di genere, hanno molti più punti in comune che differenze. L'agenda della destra cristiana include la restrizione dei diritti delle donne al lavoro, all'uguaglianza di fronte alla legge , all'educazione e ad essere libere da una serie di abusi dei diritti umani basati sul genere, tra questi la violenza domestica e la violenza all'interno del matrimonio. E la 'visione' della destra cristiana va aldilà dell'attacco ad una nozione stretta dei 'diritti delle donne'. Mirano a più militarismo del tipo messianico che ha caratterizzato la risposta di Bush all'11 settembre (che egli ha chiamato, inizialmente, una 'crociata'), e a più politiche economiche neoliberali che promettono una  maggiore rovina per i poveri del mondo e per l'ecologia.

Il contrattacco

Come possiamo allora opporci ad un movimento che conta già milioni di seguaci, e che ha investito  milioni  emilioni in gabinetti, università, mezzi di comunicazione e in macchine per esercitare pressione con il fine di mettere in pratica la sua agenda?

In primo luogo, ci sarà bisogno di qualcosa in più di una politica monotematica basata su una lettura stretta dell'opinione riproduttiva. In molti luoghi del mondo, le politiche coercitive di 'pianificazione familiare' che violano i diritti delle donne ad avere figli minacciano la loro libertà di riproduzione allo stesso modo che la mancanza di accesso all'aborto. Dappertutto, i diritti riproduttivi devono essere legati ai diritti sociali ed economici, in modo che tutti i neonati dispongano di un'abitazione degna, di sufficienti alimenti e di acqua pulita, di un ambiente salutare e pacifico e di altri diritti consacrati dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino. Bush, per quanto ostenti sui 'diritti' dei feti, sta bloccando un appoggio unanime su scala mondiale a questa Convenzione. (C'è solo un altro paese che si rifiuta di rettificarlo: la Somalia, dove da 16 anni non esiste un Governo).

In secondo luogo, dobbiamo ampliare la nostra comprensione dei 'fatti delle donne'. L'attacco al diritto all'aborto non è nient'altro che un aspetto di un'agenda religiosa fondamentalista che minaccia non solo la libertà delle donne, ma la pace e la sicurezza internazionali, la sopravvivenza delle culture indigene, così come le tradizioni politiche democratiche e laiche in tutto il mondo. Tutte queste sono questioni di donne. In terzo luogo, abbiamo bisogno di un nuovo dialogo progressista che dia più gioco alle persone religiose che si oppongono alle agende fondamentaliste, nutrendosi della loro stessa politica basata sulla fede.

In poche parole, abbiamo bisogno di una strategia che riconosca le connessioni tra i diritti riproduttivi delle donne e tutta la gamma di diritti umani, così come quelle che esistono tra le donne degli U.S.A. e le donne in tutto il mondo. Non è che ognuno di noi debba occuparsi simultaneamente di tutte le questioni politiche possibili. Ma se le nostre convinzioni ci spingono ad agire, agiamo con la coscienza di come il nostro piccolo pezzo del puzzle si assembla nell'insieme del mondo che stiamo cercando di creare. Perché può sembrare che la sentenza del Tribunale Supremo abbia solo a che vedere con la restrizione del diritto all'aborto, ma coloro che da anni lavorano per riuscirci vedono la decisione come una battaglia nella guerra per rifare tutto il mondo ad immagine e somiglianza di Jerri Falwell.





Originale da: MADRE.org

Articolo originale pubblicato il Primo Maggio 2007

Traduzione in spagnolo pubblicata su
ZNet il 3 maggio 2007

L’autrice

Giorgia Guidi è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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INCLASSIFICABILI: 13/08/2007

 
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