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19/12/2014
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Recensione: La sfida della riforma fiscale in America Latina


AUTORE:  Santiago GONZALEZ

Tradotto da  Gianluca Bifolchi


Uno dei problemi dei paesi dell'America latina è che lo "Stato" non svolge la sua missione di corregere le mancanze del mercato e di fornire servizi pubblici, sanità, educazione, previdenza sociale, eccetera, limitato com'è da scarsità di risorse. E' solo uino strumento per vendere "patria", finanziare forze politico militari che mantengano un ordine precario, e produrre incartamenti legali con scarsa capacità di produrre cambiamenti significativi nella vita della gente.

L'estrema disuguaglianza sociale è un freno al progresso globale della società. Non esiste l'uguaglianza delle opportunità e si sperperano potenzialità umane. E si pone in aggiunta il problema etico se si può vivere "bene" coesistendo con la miseria e la povertà di altri esseri umani.

Per questo la coesione sociale e il cosiddetto dialogo sociale possono essere una chimera, quando oltre al disaccordo su come dividere la torta, nella proporzione stipendi-benefici, non esiste un minimo consenso o un'accettazione sociale della necessità di disporre di risorse pubbliche (e di come conseguirle) e fornire servizi pubblici.

Non è un caso che l'America Latina sia la regione del mondo meno egualitaria e che, ad esempio, la spesa sociale procapite sia quasi di 30 voltre inferiore alla media dell'unione Europea, secondo dati forniti dal Comitato Economico e Sociale Europeo. E tutto ciò, dopo decenni di applicazione dittatoriale del Consenso di Washington e la riduzione degli affari pubblici a faccende clientelari. Siamo in molti a pensare che la mancanza di rendita sociale retroalimenti le limitazioni di decollo e progresso economico.

Gli autori del rapporto, Domingo Carbajo e Santos Ruesga, rispettivamente ispettore fiscale e professore di struttura economica,  studiosi della situazione fiscale e delle amministrazioni tributarie dell'America Latina, affrontano il problema di come migliorare la capacità dei sistemi fiscali.

Respingono la magniloquenza dei progetti radicali di riforma fiscale per quanto possano essere benintenzionati, dato che possono persino essere una scusa per non fare niente di efficace, se non dispongono di un previo consenso sociale, un'amministrazione tributaria dotata di mezzi e motivata, con controllo dei redditi e informazioni incrociate sui soggetti economici. Per loro, non hanno senso leggi tributarie "perfette" se non c'è l'accettazione sociale, regolamenti realistici per aumentare la base tributaria e i soggetti di imposta. E' meglio, nel breve periodo, scommettere sulla motivazione e la partecipazione di quanti lavorano in questa amministrazione dello stato; migliorare la capacità di riscossione -- eliminando i benefici fiscali, ad esempio -- dei tributi già esistenti, e mantenere determinate imposte anche se invise ai minimizzatori dello stato, come la tassa sui trasferimenti; la fissazione di tasse speciali per il consumo di beni rappresentativi di ricchezza, che estendano verticalmente e orizzontalmente i tributi; la eliminazione dell'elusione fiscale e il miglioramente dell'informazione sulla situazione dei soggetti economici. Scommettono sull'universalità, anche se implica una contribuzione minima, di fronte all'evasione sistematica dell'obbligo di contribuire tanto a livello statale che municipale. Tutto ciò, aumentando la trasparenza sul destino di questa aumentata capacità di riscossione, sul successo o i freni alla modificazione tributaria.

Ci sono vari fatti che determinano la necessità di migliorare la capacità di riscossione degli stati. Si attraversa un processo di smantellamento doganale, con maggiore o minore intensità, in funzione di accordi multi o bilaterali. E questo tipo di riscossione, nonostante l'aumento di scambi commerciali, tende a diminuire.

Il processo democratico esige che la categoria del cittadino, con pari diritti e doveri, si sostituisca a  quella del suddito, o a quella speciale forma di patriota che fa astrazione dal benessere generale ed esalta il "paese" al di sopra dei suoi abitanti.

Il libro fornisce chiavi possibiliste per migliorare positivamente la situazione attuale di insufficienza, scarsa equità e, naturalmente, scarsa progressività dei sistemi fiscali in America Latina, ma insistendo sul principio che è necessaria una volontà politica di fondo, sensibilità sociale e motivazione da parte degli addetti alla gestione tributaria quotidiana.

"La sfida della riforma fiscale in America Latina". Domingo Carbajo Vasco e Santos Ruesga Benito. Fundación Internacional y para Iberoamérica de Administración y Políticas Públicas


Originale da: Rebelion

Articolo originale pubblicato il 16 settembre 2007

L’autore

Gianluca Bifolchi è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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AL SUD DELLA FRONTIERA: 16/09/2007

 
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