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05/07/2020
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FMI: il peggior castigo


AUTORE:  Alejandro NADAL

Tradotto da  Gianluca Bifolchi


Tre problemi hanno segnato la riunione annuale del Fondo Monetario Internazionale alla fine della scorsa settimana a Washington. Il primo ha a che fare con la sua incapacità di prevedere e mitigare la crisi del mercato del credito ipotecario negli USA. Questa crisi è esplosa al centro del mondo sviluppato, ponendo in evidenza che l'instabilità continua ad essere il tratto dominante del sistema finanziario mondiale. La crisi ha costretto l'FMI a modificare al ribasso le sue previsioni di crescita dell'economia mondiale dal 5,2% al 4,8%, uno scenario niente affatto gradevole per i convenuti alla riunione.

Il secondo problema è che le dimensioni dei flussi di capitali e le asimmetrie nell'economia mondiale hanno trasformato il FMI in un giocattolo che non ha niente a che fare col campo di decisione dei grandi. Il colmo è che oggi molti paesi si stanno liberando dal fastidio delle continue vertenze con il Fondo: dal Venezuela e l'Ecuador, fino all'Argentina e al Brasile. Il messaggio che inviano rivela l'irrilevanza dell'organismo. Ciò è importante nel contesto attuale, perché in questi ultimi anni i paesi sottosviluppati sono stati il motore della crescita, e le loro economie sono quelle che hanno compensato il collasso della domanda aggregata mondiale.

Il terzo problema è che il progresso del piano di riforme del FMI è insoddisfacente. Il timore che il Fondo si indebolisca ha spinto USA e Inghilterra a promuovere alcune riforme. Ma invece di rafforzare la legittimità dell'organismo e promuovere maggiore equità, il pacchetto di riforme propone di ampliare la rappresentanza solo a quei paesi sottosviluppati in più rapida crescita. Il G-24 lo ha già detto: queste riforma sono poca cosa e arrivano troppo tardi.

Molti analisti pensano che tanto i paesi in via di sviluppo che quelli industrializzati hanno un chiaro interesse a riforme più significative nei prossimi mesi. Da questa prospettiva, i nuovo direttore, Dominique Strauss-Kahn, aveva una buona opportunità per iniziare il suo mandato introducendo i cambiamenti richiesti dai paesi poveri da due decenni.

Ma ci sono grosse nuvole all'orizzonte. Una è la lenta crescita dell'economia mondiale, che rafforzerà le riserve dei paesi europei verso la riforma dello status quo. Un altro ostacolo è che alla fine del 2007 saranno rese pubbliche le informazioni sulla contabilizzazione del PIL dei paesi membri utilizzando il criterio della parità del potere d'acquisto. Ciò farà aumentare le proporzioni del PIL delle più grandi economie asiatiche, con serie implicazioni per la distribuzione di quote e voti all'interno del Fondo. E' probabile che Stati Uniti ed Europa si oppongano ad un piano di sostanziali riforme, in queste circostanze.

Cosa riserva il futuro al Fondo? Si è detto che dovrebbe continuare ad essere il prestatore di ultima istanza, un ruolo simile a quello di una banca centrale, ma applicato all'economia mondiale. Ma per quanto questo organismo svolga alcune funzioni assimilabili a quelle di un prestatore di ultima istanza, vi sono grandi differenze con una banca centrale. Ad esempio il FMI non può aumentare l'offerta monetaria, e pertanto non è l'agente che permetterebbe l'uscita da una crisi di liquidità sistemica. A suo tempo i diritti speciali di girata furono una risposta limitata alla mancanza di liquidità, ma la loro efficacia fu limitata. Il volume di risorse di cui dispone il FMI è contenuto: i suoi fondi utilizzabili ammontano a 252 miliardi di dollari, quantità realmente ridotta (per dare un'idea, le riserve lorde dell'India ammontano a 220 miliardi di dollari). In ogni caso la fonte di liquidità proviene oggi dai fondi di investimento e perfino da economie come quella della Cina, che presta a destra e a sinistra.

In ultima istanza la minaccia mortale sul FMI è il risultato della sua inclinazione a imporre un pacchetto di politica macroeconomica in tutti i paesi che è riuscito a dominare negli utlimi 20 anni. Imporre il modello liberista non era lo scopo del FMI (certamente questo non è scritto nell'atto fondativo dell'organismo), ed è questo che ha minato le sue basi. Il modello neoliberista è intrinsecamente instabile e i programmi di aggiustamento strutturale del Fondo hanno lasciato un'economia mondiale in profondo disordine. Da questa prostettiva si può sostenere che il FMI è stato il peggior nemico di sé stesso.

Quasi nessuno immaginava che sarebbe arrivato il giorno in cui l'agenzia di rating Standard and Poors avrebbe ripreso il FMI per la gestione delle sue finanze. Ma a Settembre l'agenzia ha rivelato che il Fondo aveva perduto 110 milioni di dollari nell'ultimo esercizio, dato che le sue entrate per interessi sono cadute (in conseguenza della presenza di altre forme di credito). Ma questa non è l'unica umiliazione per il Fondo nel crepuscolo dei suoi giorni. Il peggio è che si sta trasformando in qualcosa di irrilevante prima di scomparire .



Originale da: La Jornada

Pubblicato anche da:
Rebelion

Articolo originale pubblicato il 24 ottobre 2007

L’autore

Gianluca Bifolchi è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística, e del blog collettivo Achtung Banditen. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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SCUOTI-MENINGI: 25/10/2007

 
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