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05/07/2020
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Sulle vittime del comunismo sovietico e del capitalismo russo

Ventitre scalini più in basso


AUTORE:  Víctor TRUSHKOV

Tradotto da  Gianluca Bifolchi


Nella storia non c'è niente e nessuno, se non le persone, che attraverso l'azione entrano in relazione le une con le altre. La gente è la principale risorsa dello sviluppo sociale. E' meraviglioso disporre di risorse naturali straordinarie, ma solo con il lavoro della gente queste si convertiranno in ricchezze sociali. E' l'ABC del marxismo. E quando si comincia a parlare della valorizzazione delle risorse del paese, è la popolazione ciò di cui dobbiamo tener conto in primo luogo.

La gente astuta e malintenzionata che lavora attualmente in questo campo della storia, ha creato una gran quantità di miti e leggende, che a volte degenerano in autentiche menzogne.

I detrattori professionali del socialismo e del sistema sovietico sono quelli che vi pongono il maggior impegno.

E' come se avessero organizzato una competizione tra loro, per vedere chi di loro, nel modo pià indecente e imperdonabile, riesce ad inventare il maggior numero di "vittime del potere sovietico" negli anni 30. 60 milioni di persone... 80 milioni... 100 milioni... si sottintende che ci si riferisce ad una popolazione adulta, in primo luogo di sesso maschile. Sembra che non passi loro per la testa che a tutte queste favole potrebbe rispondere anche un bambino della quinta elementare.

La popolazione dell'URSS nell'anno in cui si creò lo stato unificato ammontava a 136,1 milioni di persone. Delle quali alla fine del 1922 63 erano maschi. Cosa ci rimane se sottraiamo al totale 60 milioni di mitiche vittime? Chi lottò allora nella Grande Guerra Patriottica? Da dove saltavano fuori in una sola repubblica socialista federativa sovietica russa 51 milioni di uomini nel 1939? In totale in tutta l'Unione Sovietica c'erano in quel momento all'incirca 93 milioni di persone.

Facciamo un'altra comparazione, che gli antisovietici si rifiutano sempre di fare. Mi riferisco ai tempi di crescita nella RSFSR e negli Stati Uniti del Nord-america (che era il nome ufficiale degli USA fino alla seconda guerra mondiale). Perché solo della Federazione Russa e non di tutta l'Unione Sovietica? Perchè negli anni 30 il territorio della RSFSR non subì variazioni, mentre nell'URSS entrarono quattro nuove repubbliche -- Moldavia, Lettonia, Lituania, Estonia -- come anche l'Ucraina occidentale e la Bielorussia. Nei 13 anni che passarono tra i censimenti della popolazione del 1926 e 1939, il numero di abitanti della RSFSR crebbe di un 13,5%. Di sicuro questi non sono dati della Direzione Centrale di Statistica dell'URSS, le cui cifre sono derise con gusto dai difensori del capitalismo, ma dati scrupolosamente verificati dagli studiosi dell'attuale Istituto di Ricerche Scientifiche di Statistica, dipendente dall'Agenzia di Statistica della Federazione Russa (Roostat).

La popolazione degli USA, che continuava a crescere grazie ai flussi migratori dall'Europa e da altre parti del mondo, nel decennio 1930 e 1940, crebbe di un 8%. Sono dati assai eloquenti.

Ma torniamo alla Russia. Negli anni 30 la popolazione aumentò di 13 milioni di persone. Confrontiamo questi dati con la crescita demografica nella Russia zarista in un'epoca piuttosto prospera, comparata all'attuale, come fu il primo decennio del XX secolo. Durante il periodo compreso tra il 1901 e il 1910, la popolazione russa crebbe di 13,7 milioni di persone.

Torniamo al dettagliato studio del direttore dell'IEC di statistica dell'Agenzia di Statistica della Federazione Russa, il professor Vasili Simchera: Sviluppo della popolazione russa in 100 anni. Serie storica (edizioni Nauka, 2006). In questo lavoro si analizza minuziosamente la dinamica della quantità della popolazione durante il secolo XX. Sono specialmente interessanti i dati sulla crescita annuale della popolazione. Vediamo quali furono le variazioni che si produssero nel periodo tra la Guerra Civile e la Grande Guerra patriottica.

Le conseguenze demografiche della guerra civile furono molto percettibili, persino nel 1923, quando la crescita era ancora negativa per un 0,2%. Al contrario, nei 3 anni seguenti, iniziando dal 1924 al 1926, si dette una crescita record, che raggiunse l'1,9% all'anno. Successivamente, negli 11 anni seguenti, si osservò una crescita stabile della popolazione.

Nella RSFSR cresceva in ragione di un 1,1% (più di un milione all'anno). E subito osserviamo un altro rialzo. Di nuovo, nel corso di tre anni, si osserva una notevole crescita economica, che ammonta ad un 1,6% all'anno (1,7 milioni all'anno). Ma fate attenzione agli anni di cui stiamo parlando: 1938; 1939, 1940.

No, non ho la minima intenzione di smentire, con tutto l'insieme dei dati statistici affidabili comprovati e revisionati in molte occasioni dall'Istituto di Ricerche Scientifiche dell'Agenzia di Statistica della Federazione Russa, che vi fu una repressione nella seconda metà degli anni 30. E che disgraziatamente ebbe una misura massiccia. Ma respingo categoricamente l'accusa che si muove al partito comunista bolscevico e al potere sovietico di aver condotto un genocidio contro il proprio popolo. Il mito di questo presunto genocidio è falso dal principio alla fine. Accusare di ciò il partito comunista e lo stato sovietico è una maligna calunnia, dimostrata da imparziali statistiche.

Durante il secolo XX la popolazione russa crebbe di 76,1 milioni di abitanti, cioè di più di due volte. Gli scienziati hanno calcolato che la popolazione del paese avrebbe potuto moltiplicarsi per quattro fatta base il 1900. Ma ci furono tre "fosse demografiche" che lo impedirono.

La prima è legata alla prima guerra mondiale e alla guerra civile. Durante questi anni la popolazione si ridusse di 3,2 milioni di persone. Il potere sovietico ricostituì le perdire delle due guerre in appena due anni, e già nel 1925 fu superato il picco del periodo prebellico per quanto riguarda la popolazione. In totale negli anni della costruzione socialista, prima della seconda guerra mondiale, la popolazion e della RSFSR aumentò di 20 milioni.

La seconda fossa demografica fu "scavata" durante la grande guerra patritottiva. Inoltre va tenuto conto che la guerra ha continuato a fare vittime fino al 1950. Il numero totale della popolazione che non ha cessato di venir meno nel decennio dal 1941 al 1950 si stima in 8,6 milioni. Di questi 2,6 milioni furono raggiunti dall'ossuta mano della morte nei cinqueanni che fecero seguito alla grande vittoria. Solo nel 1955 fu possibile raggiungere i livelli anteriori al conflitto.

La terza fossa demografica è probabilmente la più tragica, dato che non trova alcuna giustificazione. Essa fu scavata negli anni della pace. In questo periodo, secondo le valutazioni comunemente accettate, non c'era contro di noi alcuna "guerra fredda". La restaurazione del capitalismo "fucila" implacabilmente quasi un milione di persone ogni anno. E lo sta facendo da 16 anni.

Oggi restano nella Federazione Russa gli stessi abitanti che c'erano nel 1984 nella RSFSR. Quanto ai livelli della popolazione, siamo tornati a cifre anteriori all'inizio della Perestroika. Non è un fatto simbolico? E oltretutto amaro.

23 anni di corso naturale demografico della storia russa cancellati. 23 gradini più in basso. Non è sufficiente? E' lo stesso periodo del regno dello zar Nicola II "il sanguinario", e che ebbe come conseguenza la grande rivoluzione socialista di ottobre.

La propaganda della restaurazione capitalista si sforza di giustificare l'agonia del paese attribuendola all'eco demografica della guerra. E' certo che l'invasione fascista dell'Unione Sovietica genera tale eco. Ma attribuire ad essa l'attuale genocidio (un genocidio autentico, non inventato da astuti ed abili manipolatori politici) è impossibile.

La prima onda dell'eco demografica della grande guerra patriottica arrivò fino alla seconda metà degli anni 60, dopo due decenni dalla vittoria. Tra il 1968 e il 1971 la crescita della popolazione cadde quasi della metà e si assestò allo 0,5%. Nei quattro anni seguenti questo indicatore non riuscì a superare lo 0,6%. Dopo la curva della crescita puntò nuovamente verso l'alto e si avvicino all'1%.

La seconda onda è sempre più debole, meno percettibile. Ma non può essere ignorata. E' certo che mezzo secolo dopo l'inizo della grande guerra, cioè negli anni 1990-1991, la crescita della popolazione a confronto con gli anni precedenti si vide ridotta alla metà, scendendo ad un 0,4% annuale.

Ma dopo iniziò l'estinzione. Dal 1994 la cifra totale della popolazione del paese si è ridotta di 6,7 milioni di persone. Le perdite reali furono 1,5 volte di più, dato che bisogna tenere in conto che in questi anni arrivarono nella Federazione Russa più di 3,5 milioni di persone provenienti dai "nuovi stati".

Di conseguenza la restaurazione capitalistica ha "fucilato" non meno di 10 milioni di Russi. Cioè più delle perdite della popolazione subite dalla Russia tra il 1941 e il 1950.

Si deduce che il capitalismo, imposto al paese con la forza, non è meno inumano del fascismo hitleriano. Si sta distruggendo senza pietà la principale risorsa del paese. Di conseguenza, per la salvezza della Russia, questo capitalismo inumano deve essere sconfitto in modo determinato ed implacabile, come i nostri padri e i nostri nonni fecero con l'odiato nemico, offrendo al pianeta una Grande Vittoria.

Nella lotta attuale -- la guerra è guerra -- le selezione dei mezzi viene definita dalle circostanze. Una scheda elettorale, se sappiamo usarla in modo intelligente, può trasformarsi in leggenda, come accadde con le "katiusha". Naturalmente a condizione che la scheda sia sostenuta dall'offensiva di tutto il popolo lavoratore.


Originale da: Pravda (n.118)

Articolo originale pubblicato il 25 ottobre 2007

Pubblicato su
Rebelion in spagnolo (traduzione dal russo di Josafat S. Comín)


L’autore

Gianluca Bifolchi è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística, e del blog collettivo Achtung Banditen. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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SCUOTI-MENINGI: 01/11/2007

 
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