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05/07/2020
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L'ultradestra si sta riorganizzando. L'obiettivo: ottenere risultati elettorali significativi. Ma i suoi diversi intenti organizzativi cozzano con la sua tradizionale frammentazione.

L'estrema destra spagnola si organizza elettoralmente


AUTORE:  Ignasi PERELLÓ

Tradotto da  Massimo Marini


Dopo l’autoscioglimento di Forza Nueva, a causa della sua strepitosa batosta elettorale nel 1982, l'ultradestra spagnola non ha avuto né un partito né un leader che riuscisse ad agglutinare il voto ultra. Caratterizzata da costanti contrasti tra gruppi e da monumentali baruffe tra i suoi leader, l'estrema destra spagnola guarda con invidia i risultati dei suoi amici del Fronte Nazionale francese e la leadership unificatrice di Jen Marie Le Pen. Tuttavia le differenze persistono e nella scommessa per la via elettorale già si profilano varie correnti chiaramente opposte.

Manuel Canduela, leader di Democracia Nacional (DN), agglutina i residui neofascisti più violenti ed estremisti. Nella sua orbita pullulano altri gruppi minoritari, come Alianza Nacional (AN), direttamente vincolata al terrorismo ultra, o Combat Espana, che coordina neonazisti estremamente violenti. Dall'arrivo di Canduela alla direzione di DN, quattro anni fa, il partito nato come intento di imitare i passi di Le Pen, è degenerato in un gruppo filonazista.

Canduela, condannato per associazione illecita, vede ora con un certo sgomento il panorama che si presenta a causa  dell'assassinio a Madrid  del giovane antifascista Carlos Javier Palomino per mano di un soldato di estrema destra simpatizzante per il suo partito.

Il massimo nemico e antagonistadi Canduela, José Luis Roberto, leader di Espana 2000 (E 2000), ci ha messo poche ore a condannare l'assassinio del giovane antifascista riferendosi alla colpevolezza di "chi ha convocato irresponsabilmente una manifestazione", con chiara allusione al presidente di DN.

España 2000

Perché E 2000 "ha acquisito una vita e una traiettoria proprie che l'hanno allontanata progressivamente dall'estrema destra", secondo una dichiarazione pubblicata dopo le elezioni municipali dello scorso 27 di maggio. Elezioni in cui il partito di Roberto ha aumentato i voti e ha ottenuto la rappresentanza in due località valenzane di più di 15.000 abitanti. Il citato documento, la cui paternità viene attribuita al recentemente arrivato Ernesto Milá, annuncia la nuova strategia degli ultra(s). Questa via lepenista pretende di unire alla Plataforma per Catalunya (PxC), che annovera 18 consiglieri, e ad Iniciativa Habitable (IH), una candidatura ultra travestita da una ecologista capeggiata dall'ex falangista Manuel Leal Gil. Per questo pretendono, ad immagine del FN francese, di introdurre presso le classi lavoratrici il loro discorso facile e populista contro l'immigrazione, specialmente nelle cinture industriali delle grandi città. La strategia è semplice: adattare il loro discorso ai nuovi tempi, guadagnarsi presenza istituzionale e visibilità mediatica, e trasformare gli immigrati in autentiche bestie nere. Nella Comunità Valenzana e in Catalogna il discorso degli ultrasi allontana – anche se non lo abbandona neanche un po' – dall'anticatalanismo e dallo spagnolismo ad oltranza e sbandiera l'islamofobia. È il caso delle campagne del  leader di PxC, ex membro di Fuerza Nueva in Catalogna, contro le moschee. A Valencia il partito di Roberto è solito organizzare manifestazioni legali contro l'immigrazione e partite di calcio "solo per spagnoli" in quartieri con forte presenza straniera caratterizzati da una convivenza pacifica.

L'arrivo ad E 2000, lo scorso gennaio, di Ernesto Milá ha consolidato questa via. La sua alleanza con José Luís Roberto ha un chiaro obiettivo: articolare la rappresentanza delle tre formazioni – IH, PxC ed E 2000 fanno in totale 30 consiglieri – ed ottenere una candidatura unitaria per le elezioni al Parlamento europeo. Ma il cammino verso l'unità è pieno di ostacoli. Nella capitale spagnola ci sono, inoltre, antagonisti. 

È bene ricordare che il nuovo marchio elettorale del tradizionalismo spagnolo, il Frente Nacional, si presentava in una manifestazione del 28 ottobre cui hanno partecipato, secondo gli organizzatori, da 5.000 persone. Il suo presidente, il falangista José Fernando Cantalapiedra, si è proposto in una scenografia accurata e moderna come il leader della "nuova Spagna". Madrid è anche il campo di battaglia che si disputano DN ed FN, giacché in varie occasioni hanno messo alla prova le loro capacità di mobilitazione con azioni simultanee. Per esempio, l'11 novembre hanno convocato separatamente marce contro l'arrivo in massa di immigrati extracomunitari. Una attraverso il quartiere di Salamanca, organizzata dal FN; l'altra, di DN, ad Usera, vicino dove moriva Carlos.

L'assassinio del giovane antifascista ha fatto suonare tutti gli allarmi tra gli ultra lepenisti. Le richieste di ampi settori sociali e politici – persino del Partido Popular – di rendere illegali le organizzazioni fasciste possono mandare in fumo i piani dalla nuova ultradestra spagnola. La rapida condanna da parte di Roberto dell'assassinio vuole distanziarlo dalle aggressioni fasciste, ma i suoi impressionanti trascorsi e quelli dei suoi lo smascherano. L'attività, per nulla discreta, dei fascisti che patrocina include pestaggi, minacce e accumula numerose denunce. Inoltre il suo partito E 2000, malgrado un'immagine rinnovata e un repertorio di ideali "populisti sociali e democratici" no riesce a trasformarsi nella "casa comune del patriottismo". 

I suoi rapporti con la polizia, così come le sue attività imprenditoriali nella prostituzione, fanno preoccupare molti dell'ultradestra, specialmente il fondamentalismo cattolico, capitanato dal Movimiento Católico Español e Alternativa Española, e dal razzismo senza remore di DN e AN. Roberto è il cervello di ANELA, il padronato della prostituzione, e intasca soldi con il suddetto affare (vedasi DIAGONAL n. 47). Il fatto che nove su dieci lavoratrici dei club di ANELA siano straniere irrita notevolmente anche settori ultra. Inoltre Roberto accoglie nelle sue liste proprietari di bordelli, luoghi che si sono trasformati in autentici centri culturali per gli ultra valenzani. E come leader ha dei difetti: può essere la chiave del patrocinio politico ed economico del FN francese.




PANORAMA ULTRA

Il cervello
Il progetto di rinnovare il movimento ultra spagnolo ha, secondo diverse fonti, come principale ideologo Ernesto Milá Rodríguez. Nato a Barcellona 55 anni fa, è stato un attivo dirigente dei gruppi neofascisti spagnoli più violenti fin dalla Transizione. Strettamente vincolato al terrorismo fascista europeo degli anni ’70 – era amico intimo del fascista italiano Stefano Delle Chiaie, implicato in numerosi attentati – la polizia spagnola lo ha considerato l’ultra meglio relazionato con le trame nere internazionali. Nel 1995 entra nella direzione di DN, ma qualche anno più tardi abbandona la formazione dopo l’arrivo di Canduela. Nel gennaio del 2007 si integra al partito España 2000, del quale è addetto stampa. Dopo le elezioni municipali di maggio, a Milá viene attribuita la paternità della dichiarazione strategica: “Prepariamo la risposta identitaria del movimento anti-immigrazione”



Una patina ecologista
Manuel Leal Gil, nato a Madrid nel 1968, è il fondatore della piattaforma elettorale Iniziativa Habitable/Madrid Habitable, della quale è coordinatore per tutto lo Stato. Malgrado il suo nome amabile, che suona come ecologista, e un programma apparentemente di centro-sinistra, è una piattaforma xenofoba. Inoltre, il passato di Leal lo tradisce: numero 12 nella candidatura di Falange Española por Madrid nel 1996, candidato di España 2000 al collegio elettorale di Madrid nel 2000, posteriormente appare nelle liste del partito nazista Movimento Social Republicano (MSR) alle municipali del 2003 e alle politiche del 2004. Il suo gran successo, i dieci consiglieri comunali in Extremadura che Iniziativa Habitable otteneva nelle elezioni municipali del 2007, vincendo nel municipio di Miramontes e soprattutto contro la stessa rappresentanza del PSOE e del PP – cinque consiglieri – nella località di Talayuela, dopo aver capeggiato una campagna contro la costruzione di una moschea.



Il tradizionalismo
La corrente forse più divisa ed esperpentica del panorama ultra spagnolo è quella che raggruppa il tradizionalismo. Oltre l’avanzata età di buona parte della sue basi, sono cronici i contrasti al suo interno. Per esempio, ci sono cinque organizzazioni che si proclamano falangiste. Tuttavia, alcuni settori del tradizionalismo pretendono di rinnovare il loro discorso spagnolista incorporando il rifiuto dell’immigrazione. Così, il presidente del Fronte Nazionale (FN), José Fernando Cantalapiedra, che recentemente ha abbandonato La Falange, affermava nell’atto di presentazione di questa iniziativa elettorale di voler difendere “i lavoratori spagnoli di fronte all’immigrazione”. Il nuovo marchio elettorale tradizionalista, che si avvale del rinforzo di Infonacional, portale ultra di riferimento, vuole presentarsi alle elezioni di marzo e alle europee del 2009. Propone di “chiudere le porte agli immigrati non europei”.



Parlando catalano
“In questo momento in Catalogna non ci interessa relazionarci con tutto ciò che sia franchista, la bandiera spagnola, l’aquila, che ce le abbiamo nel cuore, ma politicamente non ci interessa”. Queste dichiarazioni di José Anglada Ruis trasmesse qualche anno fa da un canale televisivo valenziano (controllare sopra come è stato tradotto) lo dipingono alla perfezione perché, sebbene Anglada parli catalano abitualmente, ha militato a lungo tra gli spagnolisti. Leader di Forza Nueva in Catalogna, dopo il suo scioglimento è passato per diverse organizzazioni ultra fino a far parte della candidatura della Agrupación Electores Ruiz Mateos al Parlament de Catalunya nel ’92. Erede del discorso del Moviment Patriòtic Català e del gruppo terroristico Milizia Catalana, che avvolgeva di catalanismo una realtà fascista e spagnolista, è il creatore del partito ultra PxC. Afferma che “l’Islam è un pericolo. La gente della strada è stufa dell’invasione”. Alle scorse municipali ha triplicato i suoi voti in Catalogna. 




Originale da:
Diagonal

Articolo originale pubblicato il 13 dicembre 2007

L’autore

Massimo Marini è collaboratore di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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SCUOTI-MENINGI: 23/12/2007

 
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