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05/07/2020
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“Come si spiega che importa di più alimentare le auto che la gente?” - Intervista allo scrittore Eduardo Galeano


AUTORE:  Roberto MONTOYA

Tradotto da  Massimo Marini


Dopo quattro anni senza presentarsi all’appuntamento coi suoi lettori, l’impegnato intellettuale uruguaiano riesce a presentare nelle 350 pagine del nuovo libro presentato ieri a Madrid, Espejos, una storia quasi universale attraverso 600 racconti.

«Visti dall’alto tutti noi esseri umani siamo nani; dal basso giganti. Per questo è necessario vedersi dall’orizzontalità, dall’uguaglianza, rispettando la diversità, che è la maggior ricchezza che abbiamo».

Eduardo Hughes Galeano (Montevideo, Uruguay, 1940), conosciuto universalmente come Eduardo Galeano, che oggi presenta alla Casa de America di Madrid alle 19,30 Espejos, una historia casi universal (Editorial Siglo XXI) riconosce che il cancro contro cui ha dovuto combattere fino a poco fa, gli ha impedito di proseguire con le sue occupazioni di routine, ma gli ha lasciato molto tempo per tessere le 600 piccole storie che sviluppa nel suo nuovo libro.

È un filo misterioso come quello che tante volte ha utilizzato questo impegnato intellettuale nei suoi circa quaranta libri per dare unità, armonia e coerenza a storie apparentemente così dissimili, come quando parla nella stessa opera di Aristotele, George W. Bush, Barack Obama, Maometto, il Chisciotte, Mark Twain, l’ambiente, la donna, l’immigrazione, il libero mercato e altre mille cose. Temi profondi raccontati semplicemente e con un onnipresente tocco di ironia e di humour. «“Non prendere sul serio ciò di cui non puoi ridere”, mi consigliò una volta un amico brasiliano» dice sorridendo, chiaramente, questo narratore instancabile. Quando nel 1971 pubblicò una delle sue opere più emblematiche, Las venas abiertas de América Latina, in quella regione del mondo avevano inizio un’ondata di colpi di Stato e sanguinose dittature. «In nome della libertà di mercato hanno limitato la libertà della gente. Il libero mercato significò per Milton Friedman il Premio Nobel, e per paesi come il Chile, un Pinochet».

«Erano dittature nate per castrare», dice,«per annichilire quel che di più “pericoloso” c’era in una generazione intera, la volontà di cambiamento. Avevano paura che quell’energia di cambiamento potesse tradursi in un pericolo reale per i loro interessi».

Galeano è ottimista circa la nuova situazione in America Latina. «Negli ultimi anni per fortuna sono sorti governi con una volontà di cambiamento, stanno cominciando a fare delle cose, è molto diversificato il panorama latinoamericano, perché l’America Latina è il regno della diversità, e questa è la cosa migliore che possiede. Magari si riuscisse a riunire e unire questa energia di cambiamento per generare la possibilità di difenderci meglio».

Eduardo Galeano è critico verso alcuni atteggiamenti dei governi europei di fronte a questi processi. «Sottolineo il fatto della diversità perché in Europa non si arriva a comprendere. Non sempre è facile vedere e comprendere questa diversità da fuori. E più difficile è vederla con gli occhi delle nazioni che sono state dominanti durante il periodo coloniale e che in qualche modo continuano a esserlo. Disprezzano ciò che ignorano, disconoscono qual è la vera realtà di paesi sui quali si sentono ancora in diritto di emettere sentenze, di dire questo è bene, questo è male, questo è democratico, questo non è democratico».

«Quando si dicono cose come quella che la Bolivia è un paese ingovernabile, o incomprensibile, in realtà vogliono dire che è un paese invisibile ai loro occhi, occhi coperti da ragnatele coloniali, che gli impediscono di vedere». Questo eterno giovane ribelle, capace come pochi di radunare in questi giorni intorno al suo libro 1500 persone, per la maggior parte giovani, durante le sue presentazioni in Galizia e in Catalogna, dice che con Espejos «vuole mostrare la diversità del mondo, che è una diversità negata dallo sguardo del potere, perché lo sguardo del potere mutila l’arcobaleno terrestre. Questo ha moltissimi più colori di quelli che gli riconoscono».

«Che autorità hanno paesi che non hanno nemmeno fatto autocritica per essersi arricchiti in passato con la schiavitù?», domanda Galeano. «Si cerca di occultare che la vendita di carne umana è durata per tre secoli; fu il commercio più prospero delle corone europee». E nel suo libro Galeano relaziona questo passato con l’intolleranza attuale, intolleranza di fronte all’altro, di fronte all’omosessuale, di fronte all’immigrato, intolleranza di fronte a quello con un diverso colore della pelle. «E se Adamo ed Eva fossero stati negri?, chiedo nel libro. Perché noi esserini umani veniamo tutti dall’Africa, in ciò non ci sono divergenze tra gli esperti. Siamo tutti africani emigrati, e chi si occupò della suddivisione dei colori fu il Sole, sbiancando quelli che si allontanavano dal luogo di origine, che era l’Africa».

Eduardo Galeano riconosce che nel mondo si sono fatti passi avanti circa i diritti della donna, «o in parte del mondo, in forma molto disuguale, ma non perché noi maschi glielo abbiamo regalato, bensì perché loro se li sono conquistati con un processo molto duro». Ma avverte: «Ancora sono viste dall’ideologia dominante come oggetti di proprietà maschile. La forma più ripugnante di proprietà privata è la proprietà delle persone, così come vedere la donna come proprietà dell’uomo».

Lo scrittore uruguaiano punta la lente di ingrandimento anche sul «regno del petrolio» e sull’auge dei biocombustibili. «Per gli USA fu un errore di Dio mettere il petrolio sotto le sabbie del Medio Oriente invece di metterlo dove doveva». «Il petrolio continua a essere il prodotto principe. La stampa europea dedicherebbe tanta importanza a Chávez, come un Satanasso sempre disponibile, se il Venezuela invece del petrolio esportasse lattuga?». E altrettanto dice dell’Iran: «Ora risulterà che le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki le lanciò l’Iran, e no, le ha lanciate niente meno che un governo democratico degli USA».

Galeano conclude: «Il mondo gira intorno a sua maestà l’auto. Come si spiega che importa di più alimentare le auto che la gente? Se il petrolio è insufficiente o molto caro, gli diamo da mangiare soia, mais, zucchero. Qual è il membro più importante della famiglia? Senza dubbio quello che dorme in garage».





Originale da: Rebelion

Articolo originale pubblicato il 30 maggio 2008

L’autore

Massimo Marini è collaboratore di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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SCUOTI-MENINGI: 04/06/2008

 
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