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05/07/2020
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L'emittente di Berlusconi trasmette un programma sulla prostituzione infantile a Cuba

Ora Tele5 dà lezioni di moralità


AUTORE:  Carlos MARTÍNEZ

Tradotto da  Gianluca Bifolchi


La sera di venerdì 3 ottobre, il canale spagnolo Tele5 ha trasmesso uno speciale sulla prostituzione infantile a Cuba. Lo sfoggio di giornalismo investigativo consisteva, fondamentalmente, in qualche giornalista pieno di dollari che si dedicava a corrompere maestri e poliziotti, e mostrare così come si possono trovare giovani cubane disposte a prosituirsi per denaro.

Il documentario era stato preparato nella sede di Tele5 con una sceneggiatura previa e si sono cercati i media che lo confermassero. Il programa si basa sulle testimonianze di un prosseneta e dello stesso giornalista autore del servizio.

All'inizio del documentario si intervista il bullo che cercherà le ragazzine per il giornalista. Il prosseneta non ha difficoltà ad affermare che "tutte le cubane si prostituiscono", e il giornalista subito domanda: "Quindi a Cuba non esiste moralità?", che sembra eccessivo persino al delinquente, la cui risposta non è mostrata nel documentario.

Dopo un'introduzione di questo tono, che si aspetta che ci immaginiamo l'Avana come una replica di Sodoma e Gomorra, arriva la prima disillusione: i giornalisti non possono entrare in un collegio dove si erano recati per selezionare le prostitute. Con una telecamera nascosta entra una "collaboratrice" cubana e l'unica frase che si capisce perfettamente da quella che sembra essere una professoressa è: "la settimanan prossima non possono mancare perché ci sono gli esami". Il documentario, lodevolmente, nasconde tutte le facce delle minorenni, ma non si comprende perché se si denuncia la corruzione di determinati funzionari cubani si nasconde anche il loro volto, a meno che non siano quello che dicono di essere e recitino una parte precedentemente concordata.

Il giornalista intervistatore fa continuamente riferimento al fatto che si tratta di bambine, dopo di che tutte affermano che hanno almeno sedici anni o sono prossime a compierli, in base a quello che loro stesse dicono, sicuramente imbeccate dato che sanno che i presunti clienti spagnoli desiderano avere rapporti con minorenni. Inoltre, l'uniforme delle ragazze ci indica che avevano sedici anni o più, età a partire dalla quale a Cuba si possono avere relazioni sessuali consensuali.

Nell'intervista le giovani parlano senza reticenze della propria prostituzione e, in un dato momento, la voce fuori campo afferma che una di esse, Celia, accusa il governo della propria situazione, ma non si riportano le sue dichiarazioni nonostante fossero così appetitose per l'emittente televisiva. Il narratore dice che questa ragazza vuole andarsene a tutti i costi, ma non è così. Celia racconta che, in primo luogo, le piacerebbe "stare comoda" nel suo paese e, se non fosse così, andarsene in un altro luogo.

Il documentario attribuisce direttamente alla corruzione dei professori il fatto che le studentesse non frequentino le lezioni, tuttavia, loro affermano che ingannano i propri professori con false malattie; non ci sarebbe dunque il consenso dei professori a che si assentino. Se tutte queste manipolazioni si possono osservare facilmente con un materiale già montato, possiamo immaginare che con un altro regista il risultato del documentario avrebbe potuto essere di segno opposto.

Altro aspetto appariscente del programma, trasmesso nell'ora di massimo ascolto, è che i giornalisti si lamentano che la polizia cubana investiga su di loro nel momento in cui si dedicano a reclutare minorenni per farle prostituire. Non contenti di queste incoerenze, per dimostrare che persino Fidel Castro conosce ed è beneficiario della prostituzione, il documentario mostra come si corrompe un agente di polizia con 100 dollari.

Il documentario non perde neanche l'occasione di mentire su questioni politiche che non hanno niente a che vedere con la prostituzione. Ad esempio, affermano che "Cuba è il paese con più giornalisti in galera, e noi non vogliamo allungare l'elenco...", tutto ciò condito con immagini che non hanno niente a che vedere con Cuba nelle quali alcuni civili ne colpiscono altri. Sull'affermazione dei giornalisti in galera, il paese con più giornalisti in galera nel mondo è la Cina, sebbene sia solo per l'ampia popolazione. D'altro lato, è naturale che l'elenco potrebbe crescere, a Cuba e in qualunque altro posto del mondo, se si continuano a corrompere poliziotti e bambine per farle prostituire. Inoltre affermano che testo della Dichiarazione dei Diriti del Bambino è illegale a Cuba, e il suo possesso è passibile di incarceramento. E' sufficiente consultare in Internet la rete della salute di Cuba per trovare questa dichiarazione diffusa e sottoscritta dal governo cubano. Al contrario, il documentario nasconde il nome di un noto cantante spagnolo che ebbe rapporti di prostituzione con un giovane cubano.

Tele Cinco è una televisione creata da Berlusconi, imprenditore noto per la sua capacità di sottrarsi all'azione della giustizia e aver carta bianCa nei suoi torbidi affari. E' l'emittente ammiraglia di quello che si è finito per chiamare la "televisione spazzatura", al punto di pagare 70.000 euro alla fidanzata di un molestattore che in questo modo si è arricchita per una disgrazia accaduta ad altri. “Aquí hay tomate”, “La noria” o “Escenas de Matrimonio” sono programmi infami, particolarmente lesivi della dignità delle donne. E' la tv che non ha esitato a manipolare persino una domanda al Re. Ricordo quando Cuba veniva criticata perché i suoi poliziotti non permettevano che gli stranieri frequentassero le cubane, ora viene criticata perché c'è la prostituzione. La domanda sarebbe: cosa dovrebbe fare il governo cubano che non fa? Mettere in galera le prostitute? O, meglio ancora, incarcerare i clienti? Il problema qui, a Cuba, e nel resto del mondo, è che si è più permissivi con i clienti che con le donne che esercitano la prostituzione.

D'altro canto, se un giornalista provoca o istiga a commettere un reato per avere la notizia, sarebbe motivo sufficiente per una causa penale in Spagna. Per questo stesso servizio Tele5 sarebbe finito davanti ai giudici. E' logico e di senso comune che non si permetta di girare un serviziosui furti pagando qualche ladro per mettersi all'opera, o sui maltrattamenti domestici pagando un marito per picchiare sua moglie, o un servizio sulla corruzione nella polizia pagando un agente. Si dimostra giornalisticamente il fatto quando non si va in giro con un portafogli aperto pagando per istigare al reato. Che penseremmo se trovassimo sulla porta del collegio di nostro figlio un giornalista che paga un pappa perché offra denaro a una bambina in cambio di relazioni sessuali? Diremmo che è un servizio giornalistico adatto alla televisione?

Arrivare in un paese del Terzo Mondo dando denaro a un agente di polizia perché corromperlo e a un delinquente comune per cercare una bambina non è giornalismo, è una prova di miseria da parte dei produttori televisivi e dei dirigenti della televisione che lo trasmette.

Il tono generale di questo lavoro giornalistico, l'esibizione continua di immagini di ragazze seminude in piscina (a cui vengono coperti facce e petti) e la facilità con cui, secondo loro, queste ragazze possono essere contrattate, fa pensare che l'obiettivo non era la denuncia di alcun affare di prostituzione infantile, ma lo sfruttamento della morbosità che nasce dalla differenza economica tra i soldi dati all'equipe di Tele5 e il salario di un cubano.

Infine, mi piacerebbe che il musicista Dani Macaco, del quale è stata utilizzata la colonna sonora del programma, chieda a Tele5 di non utilizzarepiù le sue eccellenti canzoni per documentari fascistoidi, sensazionaliti e manipolatori.

P.S. Il vídeo è stato ritirato da YouTube a seguito della denuncia del regista tedesco Christian Liffers nei confronti di TeleCinco, poichè il documentario copia dei frammenti del suo primo lungometraggio, una coproduzione tedesco-cubana che si occupa della problematica degli omosessuali a Cuba; ciò invalida ancora di più il documentario di T5.


Originale da: Rebelion

Articolo originale pubblicato l'8 ottobre 2008

L’autore

Gianluca Bifolchi è redattore del blog Achtung Banditen e amico di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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SCUOTI-MENINGI: 08/10/2008

 
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