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05/07/2020
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Gilad Atzmon e il suo gruppo The Orient House Ensemble si sono esibiti ieri a Valencia

E Bush bruciò


AUTORE:  Manuel TALENS

Tradotto da  Manuela Vittorelli


Ieri sera, all'auditorium dell'Università Politecnica di Valencia, nell'ambito del Festival Jazz Novembre 2008 si è esibito il sassofonista Gilad Atzmon con il suo gruppo The Orient House Ensemble.

Atzmon, autore abituale di Rebelión e Tlaxcala, dove difende a cappa e spada la causa del popolo palestinese contro il razzismo e l'occupazione sionisti, ha tenuto fede alla sua fama di musicista virtuoso e di artista impegnato. Il concerto, un'ora e mezza di intense emozioni musicali, si è basato su quattro temi tratti da due importanti album del gruppo, MusiK (2004) e Refuge (2007), con i quali Atzmon ha articolato e sviluppato una linea argomentativa esplicitamente dedicata a descrivere attraverso scale cromatiche l'attuale tragedia irachena compiuta per mano dell'impero. Tra questi quattro temi, che commenterò tra poco, la banda ha interpretato un'altra mezza dozzina di pezzi del suo repertorio, dove sono emersi in tutto il loro fulgore lo stesso Atzmon, il pianista Frank Harrison e il batterista Asaf Sirkis, accompagnati con solida maestria dal bassista Yaron Stavi.

Il concerto è partito in forma rilassata con i ritmi della celebre “Autumn in Baghdad”, nella quale il sax soprano conversa limpidamente con il piano creando un'atmosfera di pace e calma, facilmente riconducibile al clima di un Iraq prima della guerra. In “Spring in New York”, più ritmata, dai richiami elligtoniani e dai fraseggi impazziti, il dialogo cambia strumenti e si instaura tra il sax alto e la tastiera. Dopo questi due temi, una volta presentati i personaggi principali, la banda ha preso partito con la meravigliosa e inquietante “Burning Bush”, nella quale il musicista ex israeliano ha fatto sfoggio di un virtuosismo senza limiti e il suo sax soprano – al quale a un certo momento ha tolto il bocchino per strappare suoni gutturali allo strumento – ha giudicato, condannato e giustiziato metaforicamente il presidente genocida in quel cespuglio ardente al quale allude il titolo della composizione. Nel frattempo il pubblico che affollava la sala era già totalmente avvinto dalla musica.

Atzmon ha però voluto chiarire che non ha nulla contro il popolo usamericano, vittima della disinformazione di un'élite che lo tiene mentalmente prigioniero, e ha chiuso così il cerchio del suo discorso musicale con un tema di MusiK, “Liberating the American People”.

Atzmon è un musicista capace di donarsi completamente, e ogni concerto lo lascia sfinito. Ieri sera si notava. Però il pubblico voleva di più, e quando i quattro membri hanno concluso la loro esibizione ha applaudito instancabilmente finché pochi minuti dopo non sono risaliti sul palco, dove hanno offerto come regalo d'addio uno splendido omaggio al jazz e alla speranza con un libera versione di “What a Wonderful World” di Louis Arsmtrong, che Atzmon ha scherzosamente definito “grande musicista palestinese”.

 


Originale:  Rebelión e Tlaxcala

Articolo originale pubblicato il 21/11/2008

L’autore

Manuela Vittorelli e Manuel Talens sono membri di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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SCUOTI-MENINGI: 21/11/2008

 
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