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25/09/2020
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Iraq: la resistenza naqshband


AUTORE:  Gilles MUNIER

Tradotto da  Belgicus


A sentire il comando americano, l’Esercito degli uomini della Naqshbandiyya – Jaysh Rajal al-Tariqa al-Naqshbandiyya (JRTN) – è oggi l’organizzazione della resistenza irachena che più minaccia il regime di Bagdad. Resa ufficiale il 30 dicembre 2006, nella notte dell’esecuzione del presidente Saddam Hussein, esso fa parte del Comando supremo per lo Jihad e la Liberazione, il fronte diretto da Izzat Ibrahim al-Duri, capo del partito Baas clandestino, sulla cui testa pende una taglia di 10 milioni dollari, vivo o morto ! Iraq: la resistenza naqshband

Secondo il generale James Nixon, comandante delle truppe d’occupazione nelle regioni di Diyala e di Kirkuk, la confraternita sufi Naqshbandiyya è entrata in resistenza fin dal 2003, sulle alture che incombono sul lago Hamrin, a nord-est di Bagdad. La guerriglia vi è stata diretta, afferma, da Abdurahman Naqshbandi, già ufficiale dell’esercito iracheno. In Iraq, ciò non è una sorpresa, dato che questo famiglia è nota per il suo nazionalismo e per la sua partecipazione, nel 1958, alla deposizione della monarchia filo-britannica. Il generale nota che il JRTN non ha niente a che vedere con « Al-Qaida in Mesopotamia », è « ben organizzato » ed è tanto più pericoloso in quanto è « in contatto con alcuni elementi del vecchio regime », cioè con Izzat Ibrahim. Del resto, il suo logo rappresenta la cartina della Nazione araba, obiettivo ultimo del baasismo.

Sufismo e resistenza

Il sufismo ha radici profonde nella società irachena. Le due principali confraternite, la Qadiriyya e la Naqshbandiyya, vi sono sempre state attivissime. La Qadiriyya – alla quale sono legati gli ordini Rifaiyya e Caznazaniyya – trae il suo nome da Abdelkader al-Gilani, teologo morto a Bagdad e sepolto nel 1166. Questa tariqa – via sufi – è la prima fondata nel mondo musulmano. Essa rimane la più importante. L’emiro Abdelkader, che nel 1830 si oppose alla conquista dell’Algeria da parte dei Francesi, era uno dei suoi discepoli. In Iraq, il nome di Gilani è legato anche al colpo di Stato anti-britannico del 1941 di Rashid Ali al-Gilani e degli ufficiali del Quadrato d’oro, il cui esempio ispirò il colonnello Nasser e i movimenti anti-coloniali del Maghreb. Dopo la presa di Bagdad nel 2003, lo sceicco Abdul Afif al-Gilani che caldeggiava l’attendismo, anzi il dialogo con gli occupanti, con il pretesto di evitare che l’Iraq piombasse nella guerra civile, se ne scappò a Kuala Lumpur per sfuggire alla collera dei qadiri. Ben presto, viene creato un gruppo di autodifesa per proteggere il santuario di al-Gilani dagli attacchi delle milizie sciite filo-iraniane e dai salafisti di Abu Mussab al-Zarqaui che trattano i sufi da eretici. Nell’aprile 2006, uno « Squadrone Abdelkader al-Gilani » annuncia la sua costituzione, ma in seguito non se ne sente più parlare.

La Naqshbandiyya trae il suo nome da Baha’uddin Naqshband, teologo nato nel 1317 presso Bukhara. Essa si distingue dagli altri ordini sufi che fanno risalire la loro catena iniziatica al Profeta Maometto attraverso Ali, suo genero e quarto califfo, avvalendosi di insegnamenti segreti trasmessi innanzitutto da Abu Bakr, primo califfo. Il ramo iracheno della confraternita appartiene alla Naqshbandiyya-Khalidiyya, dal nome del suo fondatore Sceicco Khalid – morto nel 1857 -, originario di Shahrazur, borgata kurda della Mesopotamia. L’ordine, che si impiantò rapidamente nell’impero ottomano, in Asia centrale e in India, si oppose fin dalla sua creazione alle deviazioni all’Islam imposte in Persia dalla dinastia sciita safavide. Esso rimane molto influente nel Caucaso dove l’imam naqshbandi Shamil, leggendario capo della resistenza anti-russa, aveva fondato nel XIX secolo uno Stato retto dalla sharia che comprendeva la Cecenia ed il Daghestan.

Fede, ascetismo e guerriglia

In Iraq, la Naqshbandiyya si era preparata a resistere dalla fine del 2002, ma ha firmato le sue operazioni ben più tardi, per ragioni di efficacia. Eppure, era stato un commando naqshbandi a creare il primo grande panico nella Zona verde, il 26 ottobre 2003, attaccando all’alba con lanciarazzi l’hôtel al-Rashid dove dormiva Paul Wolfowitz, il n°2 del Pentagono, facendo numerose vittime tra cui un generale americano. Nel 2004, i suoi mujahidin avevano partecipato alla battaglia di Fallujah, poi a quella di Samarra. Oggi, secondo gli Americani, ci sarebbero dai 2 ai 3.000 combattenti naqshbandi solo nella regione di Kirkuk, i quali logorano le basi americane. Nell’attuale congiuntura, la molteplicità delle organizzazioni di resistenza sembra al JRTN una necessità. Esso afferma che un unico comando nuocerebbe alla loro capacità d’azione sul campo e faciliterebbe il lavoro sotterraneo degli occupanti. Vietando chiaramente gli attacchi ciechi e l’esecuzione di Iracheni – a meno che non si tratti di collaboratori – esso contrassegna la sua diversità di metodo con al-Qaida. Ma la forza dell’ « Esercito Naqshbandi » sono la fede religiosa, il modo di vita ascetico ed il patriottismo dei suoi membri, la sua abitudine ad andare al di là delle diversità etniche ed il suo inquadramento composto da militari del vecchio esercito iracheno.

Appendice 1 

La CIA, « il Papa » della Casnazaniyya e le « Rockstars »

La confraternita sufi Casnazaniyya, ramo della Qadiriyya, è conosciuta in Iraq per le sue cerimonie mistiche alla fine delle quali alcuni dervisci in estasi si incidono la lingua con un rasoio, si trafiggono con picconi o si piantano una pugnalata sul cranio. La fede che li anima, l’insensibilità al dolore e la sorprendente rapidità di cicatrizzazione delle piaghe sono la prova che Dio – secondo la setta – compie dei miracoli con la mediazione del loro sceicco. Muhammad al-Kasnazani, loro attuale maestro, era noto per le sue relazioni con parecchi dirigenti iracheni, tra cui Izzat Ibrahim al-Duri. Alla fine degli anni 70, aveva dato prova di lealtà creando una milizia che dava la caccia ai peshmerga di Jalal Talabani, attuale presidente della Repubblica. Reclutato dalla CIA con il nome in codice «il Papa», nel 1995 avrebbe partecipato ad un tentativo di rovesciare il presidente Saddam Hussein. In base a documenti sequestrati nel 2003 dagli Americani nella sede dei servizi segreti iracheni, Muhammad al-Kasnazani e i suoi figli Nehru e Gandhi – nome in codice «Rockstars» – facevano il doppio gioco. Nel 2001, Muhammad, altro figlio dello sceicco, era stato gettato in prigione per essersi assegnato del petrolio di contrabbando imitando la firma di Saddam Hussein. Condannato a morte con i suoi due fratelli implicati nell’imbroglio, era stato liberato assieme a loro grazie all’intervento di un vecchio dirigente comunista kurdo, divenuto sufi. Rifugiatisi con il padre a Sulimaniya – sotto la protezione di Talabani – aiutavano gli Americani ad impadronirsi di Bagdad fornendo delle liste di responsabili baasisti da arrestare. Deluso per non essere stato nominato ministro del nuovo regime, Nehru si è trasformato in uomo d’affari. Ha creato un quotidiano, un partito politico ed una società di sicurezza. Nel 2009, si è offerto i servigi di una lobbista, già agente di collegamento tra il comando americano a Bagdad e l’esercito del regime. Ella gli ha aperto le porte del Congresso americano. Da allora, Nehru si vedrebbe bene come presidente della Repubblica irachena.

Appendice 2 

Il « buon Naqshbandi » dei neoconservatori

Attenzione ! Non confondiamo la Naqshdandiyya, da cui proviene l’Esercito Naqshbandi d’Iraq… con l’ordine Naqshbandi che si avvale degli insegnamenti di Nazim al-Haqqani, mufti di origine libanese. Questa corrente sufi di minima entità, ma molto presente sul Web, è diretta negli Stati Uniti da Hisham al-Kabbani, suo genero. Autentico idolo dei « Vulcains » – lobby neoconservatrice che comprende in particolare Condoleeza Rice, Paul Wolfowitz e Richard Perle – questo religioso si era fatto uno dei cantori del rovesciamento di Saddam Hussein, poi della guerra contro il terrorismo. Nell’ottobre 2003, Kabbani aveva partecipato a Washington ad una riunione del Centro Nixon per utilizzare il sufismo come sostegno alle mire americane nel Vicino Oriente e in Asia centrale. Vi avevano partecipato, tra gli altri, l’orientalista filo-israeliano Bernard Lewis, Dick Cheney, Jebb Bush – fratello del presidente -, Zalmay Khalizad – futuro ambasciatore americano in Afghanistan, poi in Iraq – ed Eliott Abrams, anti-palestinese viscerale incaricato da W. Bush… di far « progredire la democrazia nel mondo ». Affermando che negli Stati Uniti « l’80% delle moschee » è tenuto da estremisti, Kabbani si è autoproclamato « guida mondiale dell’Ordine Naqshbandi » ed ha creato un « Consiglio islamico supremo d’America » (ISCA) di cui si è fatto eleggere presidente. Hedieh Mirahmadi, ex consigliere dell’ambasciata degli Stati Uniti a Kabul e membro fondatore del « Comitato per il pericolo presente » creato nel luglio 2004 per sensibilizzare l’Amministrazione statunitense sulla « minaccia islamista », ne è il direttore. Che cosa ne è successo da allora ? Nessuno crederà che dopo il discorso dello scorso 4 giugno al Cairo di Barack Obama la CIA abbia abbandonato il suo programma di strumentalizzazione delle sette  musulmane.



Altri video dell’ Esercito Naqshbandi



Originale da: Irak : la résistance naqshbandi

Articolo originale pubblicato il 2 ottobre 2009

Fonte di questa traduzione: http://www.eurasia-rivista.org//1636/iraq-la-resistenza-naqshband

L’autore

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UMMA: 11/10/2009

 
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