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17/04/2014
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Legibus solutus

Processo Abu Omar: Ombre italiane


AUTORE:  Claudio FAVA


Una sentenza prevedibile. Molto italiana nella sua garbata reticenza, come furono le sentenze sul senatore Giulio Andreotti (è vero, era amico dei mafiosi, ma è passato troppo tempo: tutto prescritto e amici come prima).

Eppure è una sentenza esemplare: per ciò che conferma e per ciò che ammette. Conferma che l'Imam di Milano fu sequestrato dalla Cia in una delle prime rocambolesche extraordinary rendition in cui i servizi americani si esercitarono a lungo dopo l'11 settembre. La condanna per tutti gli agenti della Cia e la grazia concessa al loro capo per la sua presunta immunità diplomatica sono il suggello su tre anni di inchiesta rigorosa e puntuale svolta dal procuratore Spataro ed dal suo ufficio. Ma accanto alla conferma, l'ammissione: se Pollari e Mancini la fanno franca con un non luogo a procedere devono ringraziare tutti gli ultimi governi in carica nel nostro paese. Di più: Pollari deve formalmente ringraziare Silvio Berlusconi, Romano Prodi e Francesco Rutelli che, più degli altri, si sono personalmente adoperati per fare prevalere, sulla verità, l'omertà di un falso segreto di stato.

Le ombre su questa storia sono particolarmente moleste perché non raccontano solo un maldestro rapimento, ma un'idea devastante della lotta al terrorismo. Nel nome della quale servizi americani ed europei si sono intestati la pretesa di derubricare i diritti fondamentali a una questione accessoria, a un trastullo d'anime candide, a un orpello. Abu Omar venne rapito per questo: per sottrarre alle garanzie e ai principi della giustizia ordinaria un presunto terrorista. E il Sismi, accettando di offrire la propria servile collaborazione, ha spazzato via in pochi istanti secoli di cultura e di civiltà giuridica. Su questo scempio, sui prezzi politici pagati, sui favori ottenuti, è precipitata poi la mannaia del segreto di stato.

Questo è un paese offeso troppe volte dai suoi innominabili segreti, scarnificato di ogni verità, costretto a tacere, a fingere, a non capire. Ma mai si era ritrovata, sul bisogno di negare i fatti, una sintonia così perfetta fra tutte le parti politiche. Come sul palcoscenico di una tragedia greca, i protagonisti non sono più i partiti ma il potere. Che difendendo l'indifendibile Pollari, difende se stesso, il privilegio di mentire, di considerarsi legibus soluto. Per una volta non è di Berlusconi che ci tocca parlare ma di questa nazione. Felice di non sapere, felice di non giudicare. Convinta ormai che per esorcizzare la realtà basti cambiare canale.

Leggere anche

Abu Omar: il segreto salva Pollari, non la Cia, di Giorgio Salvetti
Spataro: passo avanti Ma adesso Obama ci dia tutte le carte, di Sara Menafra


Originale da: il manifesto

Articolo originale pubblicato il 5.11.2009

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NELLA PANCIA DELLA BALENA: 07/11/2009

 
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