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15/12/2017
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La Prima guerra mondiale delle parole

Hasbara o Za’bara


AUTORE:  Salman ABU SITTA سلمان ابو ستة

Tradotto da  Curzio Bettio


Per conservare l’apparenza di un qualche codice morale, voi non ammazzate un amico, voi uccidete un nemico. Voi non saccheggiate la casa di un altro uomo, voi riacquistate i vostri beni che vi erano stati sottratti e che avevate perduto da tanto tempo.

Questi sono i principi adottati in tutte le guerre e i conflitti.

Questo è il motivo per cui la missione dell’aggressore è quella  di rappresentare l’obiettivo che bisogna eliminare, ad esempio un nemico, come una persona malvagia, cattiva o come gente che merita di essere eliminata, e se uccisa, questa doveva essere la fine connaturata con il loro comportamento degno di punizione.

Del tutto simile è stata la missione dell’occupante, quella di pretendere di non stare derubando qualcun altro, ma semplicemente di riprendersi indietro quello che gli apparteneva e che aveva tralasciato di attuare per secoli. 

Nessuno ha portato alla perfezione questa arte dell’inganno, o del parlare doppio, come gli agenti Sionisti.  In quale altro modo si potrebbe spiegare il successo di un uomo ungherese, come Herzl, che seduto in un caffé di Vienna professava che nel giro di 50 anni si sarebbe costituito uno Stato ebraico in una terra lontana, dove comunque non aveva mai risieduto.  

Il suo successo, quasi esclusivo nell’Europa di quel periodo, si era delineato attraverso il convincimento delle potenze coloniali dei vantaggi derivati dall’appoggiare questo progetto coloniale e persuadendo i loro popoli, gli Europei, che questa conquista, il saccheggio, le privazioni, l’eliminazione di un popolo corrispondevano al “Volere Divino”, costituivano un evento strordinario e una vittoria per la civiltà occidentale.    

Nessuno aveva creato così tanti miti e falsità nel tentativo di conseguire una meta più dei Sionisti. La ragione è semplice: i Sionisti non possedevano fatti credibili a comprovare la loro causa, ed allora dovevano inventare alternative dubbie, facendo assegnamento sulla buona disposizione di gente credulona, che prestava loro fede, e su politicanti opportunisti. 

Considerate la parola d’ordine: “La Palestina è una terra senza un popolo!”. Quindi, si trattava di terra nullius, questo affermavano. 

Naturalmente, i Sionisti sapevano che in Palestina viveva un popolo, che vi aveva costruito più di 1000 fra città e villaggi, molti di questi vecchi di 2000 anni, come documentato da Eusebio, Vescovo di Cesarea nel 313 d.C., che li aveva registrati.    

Eppure, alla Conferenza di Pace di Versailles del 1919 i Sionisti presentavano una carta geografica che mostrava una Palestina come “una terra da pascolo per nomadi”. Questa mappa veniva sottoposta all’attenzione delle potenze coloniali, in particolare della Gran Bretagna e della Francia.

L’ironia della storia vuole che la Gran Bretagna terminasse 40 anni più tardi il suo voluminoso rilevamento topografico della Palestina, in 10 volumi, elencando 12.000 siti storici, compresi città e villaggi, e che la Francia concludesse nel 1863 il suo rilevamento effettuato dallo studioso, Victor Guerin, che produceva 8 volumi di un suo viaggio che aveva toccato quasi tutti i villaggi palestinesi.    

Tuttavia queste due potenze preferirono prestare fede ai Sionisti e bendarono gli occhi alla loro pubblica opinione per appoggiare questa “nobile e morale” conquista, nelle chiese, nei giornali e nei dibattiti pubblici.

Allora, qual è il significato di terra nullius?  Questo non significa (per loro) una landa deserta. Significa che coloro che ci vivono non rivestono alcuna importanza, non contano nulla. È lo stesso che rimuovere dagli alberi i rami secchi e gli insetti. 

Queste sono le esatte parole di Herzl:

“Se noi ci muoviamo in una regione dove ci sono animali selvatici ai quali gli Ebrei non sono abituati – serpentacci, etc. – dobbiamo utilizzare i nativi, prima di fornire loro un’occupazione nei paesi di transito [leggi: espulsione], per lo sterminio di questi animali.”

Naturalmente, Herzl non afferma questo nel suo libro pubblicato, ma solo nel suo diario non pubblicato.

Balfour dichiarava:

“… in Palestina, noi non proponiamo di andare anche tramite un sistema di consultazione delle esigenze degli attuali abitanti della regione. Il Sionismo ha un impatto ben più profondo dei desideri e dei pregiudizi [non dei diritti] dei 700.000 Arabi che ora popolano questo antico Paese.” 

Come veniva confezionato nel linguaggio diplomatico questo progetto coloniale in Palestina?

Nella Dichiarazione Balfour, si raccomandava solo un “focolare” per gli Ebrei in Palestina, per quanto nazionale, ma non uno Stato di Palestina con l’esclusione degli abitanti della regione.

Cosa si dichiarava con riguardo a questi abitanti? Ovvio che si fa riferimento a costoro: “senza pregiudizio per l’esistenza delle comunità non ebraiche in Palestina”, vale a dire del 92% della comunità nel suo complesso. Davvero, un ripensamento civile! 

Se le vostre case e le vostre famiglie fossero state minacciate da un diluvio sgradito di (Ebrei dall’Europa) immigrati e voi aveste presentato opposizione a ciò, voi sareste stati definiti come “banditi”. La vostra casa veniva distrutta, i vostri raccolti dati alle fiamme, vostro figlio e vostro padre ammazzati o messi in carcere. Questo è quello che la Gran Bretagna ha fatto nel 1939.   

Dieci anni più tardi, quando i Sionisti cacciarono con la forza i Palestinesi da 675 città e villaggi  e commisero più di 70 massacri, nel corso della pulizia etnica Nakba (Catastrofe), molte persone cercarono naturalmente di ritornare alle loro case per dare soccorso ad un vecchio genitore, per annaffiare il giardino o per dar da mangiare agli animali lasciati indietro. Nessuno pensava che l’esilio sarebbe durato più di un paio di settimane. Quelli che ritornavano venivano fucilati sul posto dagli Israeliani. Venivano addirittura presentate rimostranze alla Commissione Mista per l’Armistizio che questi ammazzati volevano “infiltrarsi”, proprio da quella stessa gente che “si era infiltrata” in  Palestina  solo pochi anni prima.  

In questo modo, il giudizio prevalente sarebbe stato che coloro che erano sbarcati furtivamente sulle spiagge della Palestina da navi contrabbandiere nell’oscurità della notte non erano “infiltrati”, loro erano i padroni di quella terra e i veri proprietari delle case da cui erano stati espulsi, e coloro che tentavano di ritornare a casa erano degli “infiltrati”.  

Ventimilacinquecento giorni dopo, viene ancora esercitato questo inganno.

Nel momento in cui stiamo scrivendo, Israele ha emanato l’Ordine Militare No. 1650 (secondo emendamento) per cui settantamila Palestinesi trovandosi in Cisgiordania da altre parti della Palestina sono a rischio di deportazione come “infiltrati”. 

Per la stessa analogia, un Italiano di Napoli che si trovava a risiedere a Roma durante l’occupazione nazista nella seconda guerra mondiale rischiava di essere deportato in Albania come “infiltrato”. 

Bisogna ammettere che il crimine di pulizia etnica, descritto solitamente dalla macchina propagandistica di Israele come “trasferimento di popolazione”, ha ora raggiunto nuovi vertici di falsificazione. Viene ora definito come “Prevenzione dalle Infiltrazioni”.

Viene spesso raccontata una storia su Ein Haud, un ridente piccolo villaggio a sud di Haifa, con graziose case in pietra. La sua popolazione era stata espulsa ma gli abitanti erano riusciti a rimanere all’interno di Israele. Essi avevano costruito delle baracche sulla collina di fronte, e guardavano ogni giorno le loro case, ora occupate da artisti provenienti dalla Romania che avevano trasformato il paesino in una “colonia per artisti”. La loro terra e le loro abitazioni erano state confiscate secondo la Legge sulle Proprietà degli Assenti del 1950. “Assenti” sta per profughi espulsi. 

La logica vuole che lo Stato di Israele si impadronisca delle proprietà di coloro che sono “assenti”, dato che hanno “abbandonato” i loro beni, probabilmente per trascorrere le loro giornate di gradevole esilio in Riviera, non in un campo profughi.  Quindi, è dovere di uno Stato “democratico” prendersi cura dei loro beni (usandoli, affittandoli, utilizzandoli) a beneficio dei soli Ebrei. Questa logica non segue il fatto che i Palestinesi sono assenti in quanto sono stati cacciati ed espulsi. Se dovessero ritornare, saranno colpiti a fucilate come “infiltrati”.

 

La hasbara - هاسباراه-הסברה – non è altro che Za'bara

L’ironia non ha mai fine. Se in qualche modo gli abitanti del villaggio sono rimasti nell’area conquistata da Israele, devono essere censiti e ricevere documenti di identità. Allora, sono “presenti”! Ma le loro proprietà devono essere confiscate in quanto sono “assenti”. Per questo hanno acquisito l’appellativo ossimorico di “presente-assente”.

Le meraviglie non cessano mai. Uno di questi “presenti-assenti” da Ein Haud non poteva più tollerare questo. Così, un giorno si è diretto verso la collina opposta e ha bussato alla porta della sua casa. Gli ha risposto un artista rumeno. Il proprietario gli ha chiesto chi fosse:

“Io sono Ephraim.” “Da dove sei Ephraim?” “Ovvio, da qui, da Ein Haud. Perché me lo chiedi? In ogni modo, tu, chi sei?” “Io sono Abu Ahmed, dalla Romania!”

La profonda pulizia etnica della Palestina, che è avvenuta nel 1948/49, l’anno di al Nakba (Catastrofe), senza precedenti nella storia moderna, ha ricevuto una denominazione appropriata nel lessico sionista, per nascondere la sua indegnità.  

I Sionisti definiscono la “Catastrofe” come “Guerra di Indipendenza”, che corrisponde precisamente al conflitto in cui i Palestinesi sono stati impegnati a partire dalla Dichiarazione Balfour del 1917, vale a dire dal tradimento degli Alleati e dalla collusione con i Sionisti, per spogliare i Palestinesi della loro Patria.       

Questo termine sionista è stato adottato dagli immigrati ebrei, che si sono introdotti in Palestina, per descrivere la pulizia etnica contro gli abitanti autoctoni della Palestina.

Questa definizione è stata largamente accettata in Occidente. Per carità, attualmente hanno cominciato ad apparire crepe in questo edificio di menzogne. Tuttavia, in Israele ancora adesso è contro la legge solo citare al Nakba. Il monopolio resta esclusivamente per l’inganno.

La Linea Verde viene spesso usata per indicare la linea di divisione fra Israele e i Territori Occupati della Palestina (OPT) in Cisgiordania e a Gaza. 

Che cos’è questa linea? Perché è verde?

La sua denominazione più giusta é “Linea dell’Armistizio del 1949”. Si tratta della linea di demarcazione su cui le forze armate di invasione israeliane si sono bloccate nel 1949, quando il 78% della Palestina era stato conquistato. Era avvenuto un grande balzo dal 5,5% del territorio assegnato agli Ebrei durante il   Mandato e un eccesso del 24% oltre la sistemazione stabilita dal Piano di Spartizione.

Israele aveva sottoscritto con i Paesi arabi 4 Accordi di Armistizio. L’Articolo 2 di tali accordi stabilisce con chiarezza che questa linea non conferisce, tanto meno nega, diritti ad entrambe le parti e non riveste alcun significato di legittimità. A nessuna forza militare era consentito varcarla, quindi una linea armistiziale. Semplicemente, è una linea che separa la Palestina occupata nel 1948 da quella occupata nel 1967.

Israele la varcava nel 1967 in violazione del diritto internazionale.

Per oscurare il significato giuridico della Linea e del suo attraversamento, Israele l’ha identificata come Linea Verde, il colore del pennarello usato da Israele sulle sue carte geografiche. Questo semplice espediente di ribattezzare la Linea consente ad Israele di insinuare attraverso la sua macchina mediatica di non avere violato alcuna legge e di non avere conquistato territorio.    

Tanto che Netanyahu può annunciare sfrontatamente in interviste alla CNN che agli Ebrei dovrebbe essere consentito vivere in qualsiasi luogo (in Palestina), senza tema di smentite.  

Attualmente, Israele ha completamente eliminato questa Linea dalle carte geografiche!

Come potete rubare un’intera torta e mangiarvela? Prima ne rubate mezza torta. Se nessuno ve lo impedisce, poi rubate l’altra metà. Poi vi mangiate la torta intera, seguendo il “principio” che le due metà devono essere “unificate” (però, nel vostro stomaco!). 

Israele occupava Gerusalemme Ovest nel 1948 e Gerusalemme Est nel 1967. Israele dichiarava che la Città doveva rimanere “unificata”, sotto il suo controllo.

L’etichetta “unificazione” si propone di mascherare il fatto che entrambi gli eventi non solo sono illegittimi secondo il diritto internazionale, ma, sorprendentemente, sono perfino contrari alle leggi fondanti Israele.

La Dichiarazione di “Indipendenza” di Israele stabilisce che la sua legittimazione internazionale, debole com’era, si basa sulla raccomandazione del Piano di Spartizione. Ma questo Piano non ha mai collocato Gerusalemme sotto Israele.

Israele ha occupato Gerusalemme Ovest, Lydda, Ramle, la Galilea e parti del meridione in violazione del Piano di Spartizione. L’ammissione di Israele come membro dell’ONU veniva condizionata dal suo conformarsi al Piano di Spartizione e dal rimettersi alla Risoluzione sui profughi. Israele non si è mai conformato.

Superfluo dire che l’occupazione della West Bank, compresa Gerusalemme Est, è una evidente violazione e prova della “inamissibilità della conquista militare”. Ancora, l’“unificazione di Gerusalemme” è reclamizzata da Israele e dall’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee, è un gruppo di pressione americano noto per il forte supporto ad Israele) come la giustificazione per trasformare questo luogo (per soli Ebrei) “nella capitale eterna di Israele, non in un insediamento di coloni”. 

Allo stesso modo, l’occupazione della Cisgiordania è etichettata come la “liberazione della Giudea e della Samaria”.

Il Muro dell’apartheid, condannato dalla Corte Internazionale di Giustizia, viene denominato come “barriera di sicurezza”.  

Il ridispiegamento delle forze di occupazione viene drescritto come “ritiro”. Nulla può essere più mistificante del ritiro dalla Striscia di Gaza.

Israele controlla il suo territorio sopra, sotto, intorno ad esso. Mettere alla fame Gaza è stato descritto dagli ufficiali di Israele come un “mettere a dieta la popolazione”, un nuovo espediente per provocare una morte lenta senza suscitare clamori nei titoli di testa dei giornali di tutto il mondo.

 Il giusto nome per questa tragedia è “crimini di guerra” e “genocidio”, in accordo con gli articoli 6 e 8 dello Statuto di Roma del 1998 per l’istituzione della Corte Internazionale Penale. Questi due articoli descrivono esattamente la situazione di Gaza.

Ai Palestinesi di Gaza erano stati promessi acqua, cibo e medicinali e la (parziale?) rimozione dell’assedio, se si fossero attenuti alle condizioni del Quartetto (il Quartetto per il Medio Oriente è costituito da Russia, Stati Uniti, Unione Europea, ONU): il riconoscimento degli occupanti israeliani e la cessazione di ogni resistenza nei loro confronti.  

Blair non si risparmiava ai microfoni mediatici nell’affermare con voce piagnucolosa che 4,5 miliardi di dollari$ erano in attesa per essere impiegati nella ricostruzione della Gaza demolita, se solo i Palestinesi avessero accettato le condizioni del Quartetto.  

Blair è un patente mentitore. I media gli prestarono fede o si comportarono come se gli credessero. Nessun funzionario, nessun giornalista, nessun “esperto erudito” lo riconosce essere mentitore.  

Solo un uomo, Alvaro de Soto, il mediatore ONU, nelle conclusioni del rapporto della sua Missione, nel maggio 2007, dichiara al paragrafo 79 che il Quartetto mai aveva imposto qualche condizione.

Erano stati gli Stati Uniti e l’Unione Europea a dettare condizioni sulla base delle loro politiche, usando l’ONU e la Russia come scudi per le loro esigenze.

Un nome familiare sugli schermi televisivi è Sderot, un insediamento di coloni israeliani, la vittima dei proiettili sparati da cannoni di stufa da cucina, che nel corso di 8 anni hanno spaccato una finestra ed ucciso una persona.

Il sindaco di Sderot manifesta il suo permanente timore per l’incredibile ammassamento di gente nella Striscia di Gaza, in quanto focolaio di terrorismo, e riceve le visite di dignitari dalle capitali europee e dal Congresso degli Stati Uniti.   

Nessuno di questi dignitari è a conoscenza, o vuole render noto, che Sderot è un insediamento sorto sulla territorio del villaggio di Najd, la cui popolazione è stata espulsa e vive semplicemente a due chilometri di distanza in un campo profughi. Questi scagliano i loro proiettili fatti in casa sulla loro terra, contro gli occupanti, in un gesto simbolico per asserire il loro diritto alle loro case nella terra occupata.   

Questi dignitari lamentano le condizioni di sovraffollamento di Gaza, il degrado, la povertà e la perdita di speranza. Questi dignitari scrollano le loro teste dal dispiacere. I più bravi fra loro visitano Gaza in un giro vorticoso… di due ore, con nessun contatto con la gente reale, stretti vicino a funzionari ONU di appoggio per proteggerli dall’essere aggrediti dalla gente infuriata.  

Qualcuno di questi visitatori tanto distinti si è chiesto perché la Striscia di Gaza sia così affollata e miserabile? È così affollata perché è occupata dalle popolazioni provenienti da 247 villaggi palestinesi, le vittime della pulizia etnica del 1948, che sono state ammassate in una prigione a cielo aperto in un’area pari all’1% della Palestina. I Palestinesi vi sono ammassati con una densità di 6.000 persone per chilometro quadrato, mentre il sindaco di Sderot and co. può andare in giro su un territorio con una densità di 6 persone per chilometro quadrato.

Lasciateli ritornare alla loro terra e non vedrete più affollamento, non più povertà e non più “terrorismo”!. Se questo non vi piace, allora date ai Palestinesi quello che ha Israele: gli  aerei da combattimento F16 e i carri armati Merkava. Il “terrorismo” avrà termine e inizierà una guerra bella e buona.

Israele assegna a se stesso la licenza di distruggere qualsiasi villaggio e di ucciderne la popolazione sotto la rubrica di “operazione preventiva”, a volte definita “rappresaglia”.   

Secondo questo principio, voi potete consentirvi di pensare che il vostro vicino ha cattive intenzioni e può decidere un giorno di ammazzarvi. Allora, decidete subito di passare all’azione, di coglierlo disarmato e di ucciderlo. Voi non avete bisogno di vedere avanzare carri armati. Non avete necessità di alcuna prova.  Basta il vostro pregiudizio mentale, specialmente se siete razzisti.

Questa è stata la giustificazione fornita da Israele per le uccisioni nel campo di Bureij, a Qibya, Samou’ e in tanti altri posti.

Questa politica ha pervaso il linguaggio della diplomazia internazionale, come si trattasse di espressioni rispettabili. Si possono vedere questi termini occupare i titoli di testa dei giornali, sebbene siano in completa violazione dello spirito e delle parole d’ordine della Carta delle Nazioni Unite.

Dagli esempi precedenti, risulta evidente che la manipolazione dei mezzi di informazione e la terminologia drogata sono le armi non dichiarate dei Sionisti. Questo tipo di armamentario non può subire vincoli da Goldstone, Dugard o Falk (Relatori Speciali delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati).  E i crimini vengono perpetrati ugualmente.

Hasbara, propaganda per costruire l’immagine di una Israele bianca come un giglio, è un’arte raffinata.  I suoi strumenti sono stati esposti di recente nel Manuale Segreto Hasbara del Progetto di Israele, al collegamento:  
http://www.richardsilverstein.com/tikun_olam/2009/07/10/the-israel-projects-secret-hasbara-handbook-exposed/  

Questo Manuale non ha bisogno di essere studiato. Comunque, per coloro che hanno la passione di conoscere i fatti, e per fortuna il numero di costoro è in continua crescita, per queste brave persone di tutto il mondo che sono guidate dalla loro bussola morale e naturalmente per i Palestinesi, che sopportano un fardello di immense falsità, per tutti costoro, l’Hasbara israeliana viene meglio descritta da una parola araba che suona in modo simile, Za’bara, che significa: parole insignificanti, contorte e volgarmente sbraitate.

Il mondo sarebbe un posto migliore e la giustizia avrebbe una possibilità di prevalere, se Hasbara venisse riconosciuta per quello che è: semplicemente Za’bara. 

Quando la verità risplende, scaccia le nuvole dei miti!


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 La Prima guerra mondiale delle parole è un'iniziativa di Palestine Think Tank e Tlaxcala.

Gli autori che desiderano parteciparvi possono inviare i loro contributi
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Originale da: Hasbara or Za’bara

Articolo originale pubblicato il 16-4-2010

L’autore

Curzio Bettio è membro di Tlaxcala, la rete internazionale di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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STRUMENTI DI TLAXCALA: 22/04/2010

 
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