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14/12/2017
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Io ero in piazza con Emergency-Cronaca della manifestazione romana per la liberazione dei tre sequestrati in Afganistan


AUTORE:  Gorka LARRABEITI

Tradotto da  Giorgia Guidi




Liberateli subito

 

Io ieri ero con Emergency a piazza San Giovanni insieme ad altre 50.000 persone.

Io ho sentito la moglie di Matteo Dell’Aira, infermiere capo nell’ospedale di Lashkargah, leggere una lettera che quest’ultimo le aveva scritto. E ho sentito anche il fratello di Matteo Pagani. E ho pianto.

Mi sono infuriato nel venire a conoscenza delle cronache da Kabul delle prime conseguenze della chiusura dell’ospedale: pazienti che dovevano percorrere centinaia e centinaia di chilometri per arrivare feriti da  Lashkargah a Kabul, o pazienti che si vedevano obbligati ad accorre all’ospedale governativo di Bost, dove gli operatori di Emergency, che lo avevano visitato da poco avevano visto “corridoi sporchi di feci dei pazienti, con un odore nauseante”.

Ho compreso la rabbia di Vauro Senesi, vignettista de Il Manifesto e volontario di Emergency, quando ha ammesso che sì, era vera l’accusa contro Emergency di nascondere armi nei suoi ospedali. Vauro ha gridato che lui, che aveva visitato tutti gli ospedali di Emergency in Afganistan, era testimone di ciò. Aveva visto con i suoi stessi occhi mitraglia, missili e proiettili in quegli ospedali. Sulla carne delle vittime. Sì secondo Vauro, era vero, lui lo aveva visto, negli ospedali di Emergency ci sono i talebani: talebani feriti insieme a soldati afgani feriti. Emergency è colpevole, sì, è vero, i chirurghi di Emergency hanno le mani macchiate di sangue. Il sangue fatto versare da uomini in uniforme o in giacca e cravatta dai loro ministeri o dalle loro banche o dai loro palazzi. Mi ha fatto arrabbiare Vauro con la sua rabbia amara quando ci ha ricordato che forse si otterrà la liberazione dei tre sequestrati, ma forse non quella dell’ospadale di Lashkargah, e se fosse così, ha detto: “chi libererà le donne, i bambini e gli uomini di Lashkargah, che non hanno più un posto dove curare le ferite che le nostre guerre impongono loro?”. Chi li libererà?”.

Ho ascoltato anche la confessione dell’altra operatrice di Emergency. Era una terrorista di Emergency colpevole di un crimine abietto: l’installazione della prima TAC pubblica e gratuita in Afganistan. Questa “terrorista” di Emergency ci ha fatto ripassare anche alcuni dati sull’Afganistan: prospettiva di vita di 43 anni, alfabetizzazione del 28%, 1054$ di PIL (dati del Rapporto sullo Sviluppo Umano del 2009).

Ieri ho letto che da Kabul arrivava l’appoggio di Staffan de Mistura, rappresentante dell’ ONU in Afganistan

“Ieri ho fatto visita all'ospedale di Emergency qui a Kabul per testimoniare l'ammirazione delle Nazioni Unite riguardo all'incredibile lavoro che Emergency svolge per salvare la vita dei civili, soprattutto in questo momento in cui si registra un forte aumento della violenza. L'opera di Emergency è importante anche per il governo afgano, perciò sono ottimista".

Ridevo per non piangere quando l’attrice Lella Costa ha detto che questo mondo aveva attraversato lo specchio, e per questo Berlusconi accusa Saviano di promuovere la mafia, Gino Strada è un pericoloso terrorista e il paese è incaricato di esportare in Afganistan un sistema giuridico “democratico”; vedevo in quel momento tre dei suoi cittadini “scomparsi” senza avere diritto a un avvocato e senza nessun capo d’accusa, vedevo violata la Costituzione esportata, importato il terrore messo in mostra.

Ho ammirato l’ostinazione per la verità di Gino Strada e ho sentito fisicamente il peso delle sue parole: “Terrorista è chi usa la violenza per scopi politici”.

Ho ricordato indignato le frasi che ha pronunciato Edward Luttwak nel programma Annozero giovedì scorso. Secondo lui, le ONG avevano armato i “terroristi” in Somalia e Ruanda ; secondo lui, il “buonismo” di Emergency dava fiducia nel sud dell’Afganistan ai talebani. Ma ciò che lui voleva dire era che ogni tipo di cooperazione che non sia militare verrà criminalizzata qualora non si sottometta agli ordini militari.

Ho saputo ieri che, delle 350.000 adesioni all’appello di Emergency, 10.000 venivano dal Panshir. Ho saputo che molti afgani difendono Emergency.

Io ieri non ho visto nessuna bandiera di nessun partito politico in piazza oltre quelle di Emergency, “unico orgoglio nazionale”, e ho dato ragione al Ministro della Difesa italiano quando ha detto: “Emergency fa politica”. Ha scritto Gino Strada: “Emergency ha un’idea alta della politica. La pensa come il tentativo di trovare un modo di stare insieme, di essere una comunità. Di trovare un modo per convivere, pur restando tutti diversi, evitando di ucciderci a vicenda. Crediamo che l’uso della violenza generi di per sé altra violenza, crediamo che solo cervelli gravemente insufficienti possano amare, desiderare, inneggiare alla guerra”.

Io ieri ero a piazza San Giovanni.

In molti torneremo a manifestare con Emergency sabato prossimo, se ancora non avranno liberato Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani.



Nota dell' editore: Marco Garatti, Matteo Dall'Aira e Matteo Pagani sono stati liberati il 18 aprile.


Originale da: "Yo estuve con Emergency: Crónica de una manifestación en Roma

Articolo originale pubblicato il 18-4-2010

L’autore

Gorka Larrabeiti e Giorgia Guidi fanno parte di Tlaxcala, la rete internazionale di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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PACE E GUERRA: 27/04/2010

 
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