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23/10/2014
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PABCI: Linee guida per il boicottaggio accademico internazionale di Israele


AUTORE:   PACBI

Tradotto da  ISM-Italia


Dalla  sua  costituzione  nel 2004, il  PACBI  ha  promosso  il  boicottaggio  delle  istituzioni  israeliane accademiche  e  culturali,  in  base  alla  premessa  che  tali  istituzioni  sono  complici  del  sistema  di  oppressione  che  ha  negato  ai  palestinesi  i  loro  diritti  fondamentali,  garantiti  dal  diritto  internazionale.  Questa  posizione  è  in  linea  con  l’autorevole  appello  lanciato  dal  Consiglio  Palestinese  per  l’Università,  alla  "non­  cooperazione  nei  campi  scientifici  e  tecnici  tra  le  università  palestinesi  e  israeliane"  1.  Le  istituzioni  accademiche  sono,  in  particolare,  parte  dell'impalcatura  ideologica  e  istituzionale  del  progetto  coloniale  sionista  in  Palestina  e,  di  conseguenza,  sono  profondamente  implicate  nel  mantenere  le  strutture  di  dominio  sul  popolo  palestinese.  Dal  momento  della  sua  costituzione,  l’accademia  israeliana  si  è  schierata  con  l’establishment  egemonico  politico­militare  israeliano  e,  malgrado  gli  sforzi  di  un  numero  ristretto  di  accademici,  di  forti  principi  morali,  continua  senza  ripensamenti  ad  appoggiare  lo  status  quo.

Si  possono  rintracciare  gli  inizi  del  boicottaggio  accademico  di  Israele  nel  2002,  l'anno  in  cui  Israele  lanciò  il  suo  assalto  distruttivo  contro  le  città  e  i  paesi  palestinesi,  i  campi  profughi  e  i  villaggi,  avendo  come  bersaglio  le  istituzioni  della  società  palestinese  e  portando  il  caos  nelle  comunità,  nei  quartieri  residenziali  e  nelle  infrastrutture  urbane.  Nell'aprile  2002,  120  accademici  e  ricercatori  europei  fecero  una  dichiarazione  sollecitando  l’adozione  di  una  moratoria  dell’appoggio  della  UE  e  della  Fondazione  Europea  delle  Scienze  ad  Israele,  seguita,  nello  stesso  anno,  da  un  certo  numero  di  iniziative  a  favore  del  boicottaggio  da  parte  di  accademici  negli  USA,  in  Francia,  Norvegia  e  Australia.  Da  ricordare,  dopo  il  2002, i  congressi  annuali  dei  sindacati  degli  accademici  britannici,  con  dibattiti  e  approvazione  di  risoluzioni  collegate  al  boicottaggio.  Il  principale  partner  di  PACBI  nel  Regno  Unito,  il  BRICUP  2  è  stato  di  grande  aiuto  nella  lotta  in  corso  per  diffondere  il  boicottaggio  accademico  tra  i  sindacati  nel  Regno  Unito  e  in  altri  paesi.

Nel  mese  di  ottobre  2003  fu  lanciato  il  primo  appello  al  boicottaggio  da  parte  di  un  gruppo  di  accademici  e  intellettuali  palestinesi  della  diaspora  e  dei  territori  occupati  palestinesi.  Tenendo  presente  tutte  le  precedenti  iniziative  di  boicottaggio,  PACBI  ha  lanciato  l’Appello  per  il  Boicottaggio  Accademico  e  Culturale  di  Israele  a  Ramallah  nel  2004,  costituendo  il  punto  di  riferimento  palestinese  per  lo  sforzo  continuamente  crescente  di  boicottaggio  accademico  in  tutto  il  mondo.  L’assalto  omicida  da  parte  di  Israele  contro  la  Striscia  di  Gaza  nel  dicembre  2008  -  gennaio  2009  è  servito  da  catalizzatore  per  un  ulteriore  attivismo,  e  da  allora  c’è  stata  una  crescita  straordinaria  di  iniziative  nello  spirito  BDS,  aventi  di  mira  le  istituzioni  accademiche  israeliane.  Tali  iniziative  sono  state  attuate  in  Australia,  Canada,  Norvegia,  Svezia,  Scozia,  Libano,  Spagna,  USA.  Di  grande  incoraggiamento  è  stata  il  lancio  in  USA  della  Campagna  per  il  Boicottaggio  Accademico  e  Culturale  di  Israele  (USACBI),  ispirato  dal  PACBI  e  basato  sull’appello  del  PACBI.

In  cinque  anni  di  intenso  lavoro  con  partner  in  diversi  paesi  per  promuovere  il  boicottaggio  accademico contro  Israele,  PACBI  ha  esaminato  molti  progetti  e  avvenimenti  accademici,  ha  valutato  l’applicabilità nel  loro  caso  dei  criteri  di  boicottaggio,  ha  inviato  lettere  aperte,  dichiarazioni  o  pareri  consultuvi  su  di esse.  In  base  a  tale  esperienza  e  in  risposta  alla  richiesta  crescente  di  linee  guida  specifiche  del  PACBI  per l’applicazione  del  boicottaggio  accademico  a  diversi  progetti,  dalle  conferenze  ai  progetti  di  scambio  e  di ricerca,  la  Campagna  ha  predisposto  criteri  e  linee  guida  chiari,  coerenti  e  conformi,  che  si  rivolgono  in modo  specifico  alle  sfumature  e  alle  peculiarità  dell’accademia.

Tali  linee  guida  hanno  come  scopo  principale  quello  di  assistere  gli  accademici  in  tutto  il  mondo nell’adesione  all’appello  palestinese  per  il  boicottaggio,  come  contributo  a  promuovere  una  pace  giusta nella  nostra  regione.  Linee  guida  simili  sono  state  proposte  da  PACBI  3  per  il  boicottaggio  culturale.

Linee  guida  per  il  Boicottaggio  Accademico

Ispirate  dalla  lotta  anti­apartheid  del  Sud  Africa  e  dalla  lunga  tradizione  di  resistenza  civile  contro  il colonialismo  di  insediamento  in  Palestina,  l’Appello  PACBI4  esorta  gli  accademici  e  gli  operatori culturali  a  "boicottare  in  modo  completo  e  coerente  tutte  le  istituzioni  accademiche  e  culturali  israeliane come  contributo  alla  lotta  per  porre  fine  all’occupazione,  alla  colonizzazione  e  al  sistema  di  apartheid israeliano,  applicando  quanto  segue:

1.  Astenendosi   dalla   partecipazione   in   ogni   forma   di   cooperazione   accademica   e   culturale,   di collaborazione  o  di  progetti  congiunti  con  le  istituzioni  israeliane;

2. Sostenendo  un  boicottaggio  globale  delle  istituzioni  israeliane  a  livello  nazionale  e  internazionale, inclusa  la  sospensione  di  tutte  le  forme  di  finanziamento  e  di  sussidi  a  queste  istituzioni;

3. Promuovendo  il  disinvestimento  da  Israele  da  parte  delle  istituzioni  accademiche  internazionali;

4. Lavorando  per  la  condanna  delle  politiche  israeliane  premendo  per  risoluzioni  da  adottare  da  parte  di associazioni  e  organizzazioni  accademiche,  professionali  e  culturali;

5. Sostenendo  direttamente  le  istituzioni  accademiche  e  culturali  palestinesi  senza  chiedere  loro  di  essere partner  con  controparti  israeliane  come  condizione  esplicita  o  implicita  per  questo  sostegno.

Prima   di  esaminare   le  varie  categorie   di  attività   accademiche   alle   quali  si  rivolge   l’appello   al
boicottaggio,  e  come  regola  generale  principale,  è  importante  sottolineare  che  quasi  tutte  le  istituzioni  accademiche  israeliane,  tranne  quando  è  stato  provato  il  contrario,  sono  complici  nel  mantenere  l’occupazione  israeliana  e  nel  negare  i  diritti  fondamentali  dei  palestinesi,  sia  con  il  loro  silenzio  oppure  con  un  reale  coinvolgimento,  nel  giustificare,  dissimulare  o,  in  altro  modo,  deliberatamente  deviando  l’attenzione  dalle  violazioni  israeliane  della  legge  internazionale  e  dei  diritti  umani,  oppure  con  una  collaborazione  diretta  con  le  agenzie  di  stato  nel  progettare  e  nel  commettere  tali  violazioni.  Di  conseguenza   si  devono   boicottare   queste   istituzioni,   tutte   le   loro   attività   e   tutti   gli   eventi   che  sponsorizzano  o  sostengono.  Per  questo  stesso  motivo  si  dovranno  boicottare  gli  eventi  e  i  progetti  che  coinvolgono  individui  che  esplicitamente  rappresentano  tali  istituzioni  complici.  La  sola  affiliazione  istituzionale  all’accademia  israeliana  però  non  è  una  condizione  sufficiente  per  applicare  il  boicottaggio.

Mentre  la  libertà  accademica  individuale  dovrà  essere  rispettata  pienamente  e  coerentemente  in  questo contesto,  il  singolo  accademico,  sia  esso  israeliano  o  no,  non  può  essere  esonerato  dall’essere  assoggettato al  boicottaggio  che  i  cittadini  coscienziosi  in  tutto  il  mondo  (al  di  là  dei  criteri  di  boicottaggio  PACBI) potrebbero  invocare  in  risposta  a  ciò  che  viene  ampiamente  percepito  come  un  atto  particolarmente offensivo,  o  una  dichiarazione  particolarmente  offensiva,  da  parte  dell’accademico  in  questione  (ad  es. incitazione  diretta  o  indiretta  alla  violenza;  giustificazione  -  e  appoggio  indiretto  -  ai  crimini  di  guerra  e altre  gravi  violazioni  delle  leggi  internazionali;  affronti  razzisti;  partecipazione  effettiva  a  violazioni  dei diritti  umani,  ecc.).  A  questo  livello,  non  si  dovrà  automaticamente  esonerare  gli  accademici  israeliani dalla  critica  dovuta,  né  da  altra  forma  di  protesta  legittima,  compreso  il  boicottaggio;  dovranno  essere trattati  nello  stesso  modo  di  altri  colpevoli  delle  stesse  cose,  né  meglio  né  peggio.

Le  seguenti  linee  guida  potrebbero  non  essere  completamente  esaustive  e  certamente  non  rendono  inutili, né  sostituiscono,  né  annullano  altri  motivi  di  senso­comune  per  il  boicottaggio,  soprattutto  quando  un ricercatore,  un  oratore,  o  un  evento  stia  palesemente  e  esplicitamente  giustificando,  sostenendo  o promuovendo  crimini  di  guerra,  discriminazione  razziale,  apartheid,  soppressione  di  diritti  umani fondamentali  e  gravi  violazioni  delle  leggi  internazionali.

Tenendo  conto  di  quanto  esposto  sopra,  PACBI  sollecita  gli  accademici,  le  loro  associazioni/sindacati  e  le istituzioni  accademiche  in  tutto  il  mondo,  dove  è  possibile  e  pertinente,  a  boicottare  e/o  a  lavorare  per annullare  o  eliminare  eventi,  attività,  accordi,  o  progetti  che  promuovono  la  normalizzazione  di  Israele  nel mondo  accademico  globale,  che  dissimulano  le  violazioni  israeliane  delle  leggi  internazionali  e  dei  diritti dei  palestinesi,  o  che  violano  il  boicottaggio.  In  modo  particolare,  il  boicottaggio  accademico  palestinese contro  Israele  si  applica  agli  eventi,  alle  attività  o  alle  situazioni  seguenti:

1. Eventi  accademici     (come  conferenze,  simposi,  laboratori,  libri  e  mostre)  organizzati  da  o  co­sponsorizzati  da  istituzioni  israeliane. 
Tutti  gli  eventi  accademici,  che  si  svolgano  in  Israele  o  altrove, organizzati  da  o  co­sponsorizzati  da  istituzioni  accademiche  israeliane  o  dai  loro  dipartimenti  e  istituti, dovrebbero  essere  boicottati  per  motivi  istituzionali.  Tali  attività  da  boicottare  includono  tavole  rotonde  e altre  attività  sponsorizzate  o  organizzate  da  enti  accademici  o  associazioni  israeliane  in  conferenze internazionali  fuori  dallo  stato  di  Israele.  Sopratutto,  includono  anche  l’organizzazione  in  Israele  di seminari  con  enti  e  associazioni  internazionali.

2. Accordi  di  cooperazione  istituzionale  con  università  o  istituti  di  ricerca  israeliani. 
Tali  accordi,  conclusi  tra  università  internazionali  e  università  israeliane,  prevedono  scambi  di  facoltà  e  studenti  e  soprattutto  lo  svolgimento  di  ricerche  congiunte.  Molti  progetti  vengono  sponsorizzati  e  finanziati  dall’Unione  Europea  (nel  caso  dell’Europa),  e  da  fondazioni  indipendenti  o  statali  in  altri  paesi.  Ad  es.  i  programmi  quadro  quinquennali  della  UE,  nei  quali  Israele  è  l’unico  partecipante  non­europeo,  sono  stati  fondamentali  nello  sviluppo  della  ricerca  nelle  università  israeliane.  E’  dal  2002  che  attivisti  accademici  europei  hanno  condotto  campagne  per  sospendere  l’Accordo  di  Associazione  UE­-Israele;  secondo  tale  accordo,  le  università  europee  e  israeliane  si  scambiano  professori  e  studenti  e  sono  coinvolti  in  altre  attività,  soprattutto  con  i  progetti  Erasmus  Mundus  e  Tempus5.  Va  fatto  notare  che  Israele  viola  i  termini  di  tale  Accordo,  soprattutto  all'articolo  26.

3. Programmi  di  studio  in  Israele  per  studenti  internazionali. 
Questi  programmi  si  svolgono  in  genere nelle  università  israeliane  e  sono  parte  della  propaganda  israeliana,  che  mira  a  far  fare  agli  studenti internazionali  una  "esperienza  positiva"  in  Israele.  La  pubblicità  e  il  reclutamento  per  questi  programmi sono  organizzati  dagli  uffici  studenteschi  o  dai  dipartimenti  accademici  (ad  es.  centri  sul  medio  oriente  e studi  internazionali)  presso  le  università  estere.

4. Discorsi  in  ambito  internazionale  da  parte  di  rappresentanti  ufficiali  di  istituzioni  accademiche israeliane,  ad  es.  rettori  e  presidenti.

5. Onorificenze  speciali  o  riconoscimenti  concessi  a  rappresentanti  ufficiali  delle  istituzioni  accademiche israeliane (ad  es.  conferimento  di  lauree  honoris  causa  e  altri  premi)  o  a  accademici  israeliani  o  a istituzioni  di  ricerca  israeliane.  Questi  istituti  e  i  loro  rappresentanti  ufficiali  sono  complici  e  come  tali non  dovrebbero  ricevere  questi  riconoscimenti.

6. Progetti  o  eventi  di  collaborazione  palestinesi/arabo­israeliani  nella  ricerca,  soprattutto  quelli  finanziati  da  enti  UE  e  internazionali. 
E’  noto  che  la  via  più  breve  per  ottenere  un  finanziamento  per  la  ricerca,  per un  accademico  palestinese,  è  di  fare  domanda  insieme  a  un  partner  israeliano.  Si  tratta  per  eccellenza  di
casi  di  ricerca  con  motivazione  politica  che  contribuiscono  a  sottolineare  la  legittimità  delle  istituzioni  israeliane  come  centri  di  eccellenza,  invece  di  rafforzare  direttamente  e  indirettamente  la  capacità  di  ricerca  delle  istituzioni  palestinesi.  L’affermazione  che  "la  scienza  è  al  di  sopra  della  politica"  viene spesso  invocata  per  giustificare  tali  collaborazioni.   Secondo  il  PACBI,  non  è  possibile   nessuna  collaborazione  normale  tra  istituzioni  dell’oppressore  e  quelle  dell’oppresso,  o  tra  gli  accademici  dell’oppressore  e  quelli  dell’oppresso  mentre  restano  in  piedi  le  strutture  di  dominio.  In  effetti,  tali  progetti  non  fanno  nulla  per  contestare  lo  status  quo  -  anzi,  contribuiscono  a  rafforzarlo.  Un  esempio:  le  ricerche  palestinesi/arabo­israeliane  nel  campo  delle  risorse  idriche  e  ambientali  danno  per  scontato  la  situazione  di  apartheid;  se  si  affrontano  i  "problemi"  idrici  e  ambientali  palestinesi/arabo­israeliani  come  paragonabili  a  quelli  israeliani,  senza  riconoscere  la  realtà  dell'apartheid,  si  contribuisce  soltanto  a perpetuare  tale  realtà.

Come  nel  campo  culturale,  eventi  e  progetti  (ad  es.  quelli  che  coinvolgono  educatori,  psicologi,  o
storici)  nei  quali  sono  coinvolti  palestinesi,  e/o  arabi  e  israeliani,  che  promuovono  un  "equilibrio"  tra  le  "due  parti"  nel  presentare  le  rispettive  narrazioni  o  "traumi",  come  se  fossero  alla  pari,  oppure  basati  sulla  falsa  premessa  che  colonizzatori  e  colonizzati,  oppressori  e  oppressi  sono  ugualmente  responsabili  per  il  "conflitto",  sono  intenzionalmente  menzogneri,  intellettualmente  disonesti  e  moralmente  reprensibili.
Questi  eventi  e  progetti,  che  spesso  cercano  di  incoraggiare  il  dialogo  o  la  "riconciliazione  tra  le  due  parti"  senza  tenere  conto  delle  richieste  di  giustizia,  promuovono  la  normalizzazione  e  la  perpetuazione  dell’oppressione  e  dell’ingiustizia.  Tutti  gli  eventi  e  i  progetti  che  mettono  insieme  palestinesi  e/o  arabi  e  israeliani,  a  meno  che  non  siano  basati  sul  riconoscimento  non  equivoco  dei  diritti  dei  palestinesi,  e  proposti  in  un  contesto  esplicito  di  opposizione  all’occupazione  e  a  altre  forme  di  oppressione  israeliana  dei  palestinesi,  devono  essere  sottoposti  al  boicottaggio.  Altri  fattori  presi  in  considerazione  da  PACBI  nel  valutare  eventi  e  progetti  sono  la  fonte  dei  finanziamenti,  il  disegno  del  progetto  o  dell'evento,  gli  obiettivi  dell’organizzazione  sponsorizzante,  i  partecipanti,  e  fattori  pertinenti  simili  .

7. Le  attività  di  ricerca  e  sviluppo  nell’ambito  di  accordi  o  contratti  tra  il  governo  israeliano  e  altri  governi o  istituzioni. 
I  ricercatori  in  questi  progetti  lavorano  in  università  americane,  europee  o  di  altre  nazioni. Esempi  sono  la  BSF  -  Fondazione  Binazionale  delle  Scienze  americana-­israeliana,  un  istituzione  fondata congiuntamente  dai  governi  degli  USA  e  di  Israele  nel  1972,  per  sponsorizzare  le  ricerche  da  parte  di israeliani  e  americani,  e  la  "Iniziativa  Eureka",  un’iniziativa  europea  istituita  nel  1985  che  include  Israele come  unico  membro  non­europeo.

8. Le  attività    di  ricerca  e  sviluppo  da  parte  di  corporations  internazionali  che  comprendono  contratti  o altri  accordi  istituzionali  con  dipartimenti  o  centri  di  università  israeliane.

9. L'iscrizione  istituzionale  di  associazioni  israeliane  in  enti  internazionali. 
Anche  se  non  è  facile contestare  queste  iscrizioni,  è  possibile  sostenere  campagne  mirate  che  richiedano  la  sospensione dell’associazione  di  Israele  in  forum  internazionali,  e  in  questo  modo  fare  pressione  sullo  stato  affinché rispetti  le  leggi  internazionali.  Fu  proprio  in  questo  modo  che  fu  sospesa  l’associazione  del  Sud  Africa negli  enti  accademici  mondiali  durante  l’apartheid  -  e  così  deve  essere  per  Israele.

10. La  pubblicazione  o  la  ‘valutazione’  di  articoli  per  pubblicazioni  accademiche  con  sede  in  università israeliane. 
Queste  pubblicazioni  includono  quelle  pubblicate  da  associazioni  internazionali  ma  con  sede presso   università   israeliane.   Occorre   fare   ogni   sforzo   per   spostare   gli   uffici   redazionali   di   tali pubblicazioni  in  università  fuori  da  Israele.

11. Fornire  consulenza  a  università  israeliane  sulle  decisioni  su  assunzioni  o  promozioni  tramite  la valutazione   del   lavoro   dei   candidati7   o   la   valutazione   di   proposte   di   ricerca   per   istituzioni   di finanziamento  israeliane.  Questi  servizi,  forniti  di  routine  da  accademici  per  la  loro  professione,  dovranno essere  sospesi  nel  caso  di  istituzioni  complici.

 Note

1 Il  Consiglio  Palestinese  per  l’Università  è  costituito  dai  rettori  delle  università  palestinesi  e  dai  rappresentanti  della  comunità e  dagli  anni  90  ha  aderito  al  principio  di  non­cooperazione  con  le  università  israeliane  fino  a  quando  Israele  non  porrà  fine all’occupazione;  tale  posizione  fu  reiterata  in  una  dichiarazione  di  ringraziamenti  all’unione  accademica  britannica,  NATFHE,  nel  2006:  http://www.mohe.gov.ps/ENG/news/index.html7  

2 www.BRICUP.org.uk

3 http://www.pacbi.org/etemplate.php?ID=1045

4 http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=869

5 http://ec.europa.eu/education/external­relation­programmes/doc70_en.htm

http://ec.europa.eu/education/external­relation­programmes/doc72_en.htm

6 http://www.bdsmovement.net/?q=node/179

7 Nel  2002  oltre  700  accademici  europei  hanno  sottoscritto  la  seguente  dichiarazione"  Non  sono  più  in  grado  di  cooperare  in buona  coscienza  con  istituzioni  israeliane  ufficiali,  comprese  le  università.  Non  parteciperò  più  a  conferenze  scientifiche  in Israele  e  non  collaborerò  all’arbitraggio  in  università  israeliane  o  nelle  agenzie  di  finanziamento  israeliane.  Continuerò  a collaborare  con,  e  ospitare,  colleghi  scientifici  israeliani  su  base  individuale". (http://www.guardian.co.uk/uk/2002/jul/08/highereducation.israel)


Originale da: PACBI-PACBI Guidelines for the International Academic Boycott of Israel

Articolo originale pubblicato il 1° Ottobre 2009

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LA TERRA DI CANAAN: 10/05/2010

 
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