L'attacco lanciato dalle cosiddette forze ribelli contro la capitale del Ciad la scorsa settimana ha subito lunedì una battuta d'arresto dettata da un cessate il fuoco. I ribelli conosceranno lo stesso fallimento dell'aprile del 2006? Non è così certo. Tutti gli sguardi sono ormai rivolti a Parigi: il presidente Sarkozy darà l'ordine ai 1500 soldati francesi presenti sul posto di abbandonare l'apparente riserva (si limitano a evacuare gli stranieri e a fornire appoggio logistico e aereo alle forze di Idriss Déby)?
La nuova battaglia di N'Djamena è strategica: se Idriss Déby verrà rovesciato dai ribelli appoggiati dal Sudan, si può star certi che l'esercito sudanese attaccherà i propri ribelli del Darfur e la forza di stabilizzazione nella regione, l'EUFOR, sarà definitivamente compromessa. Il Generale Bozizé, al potere nella vicina Centrafrica, e protetto da Idriss Déby e dalla Francia, avrà le ore contate.
La Francia ha ottenuto dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU, lunedì 4 febbraio, il via libera per un eventuale intervento militare in Ciad con l'adozione di una dichiarazione di condanna degli attacchi ribelli contro il regime del presidente Idriss Déby e la richiesta "agli Stati membri di fornire l'appoggio chiesto dal governo ciadiano". Il testo, pur non essendo la risoluzione che Parigi originariamente auspicava, è considerato una base giuridica sufficiente per un'azione militare.
Intanto il colonnello Gheddafi, grande alleato della Francia e di Idriss Déby, si è affrettato ad assicurare la consegna di armi a quest'ultimo.
Le informazioni che seguono permettono di capire quello che sta accadendo nel Ciad, pezzo strategico nello scacchiere di quella Françafrique che Sarkozy dice di voler seppellire. Per ora non ci ha convinti....
Fausto Giudice, Tlaxcala

Caricatura apparsa nella rivista satirica Le Gri-Gri International dopo il fallimento del precendete attacco ribelle sulla capitale in aprile 2006
«
Ciad: "se la Francia deve fare il proprio dovere, lo farà", dice Sarkozy ai ribelli
«Se la Francia deve fare il proprio dovere, lo farà. Nessuno deve metterlo in dubbio", ha ammonito martedì Nicolas Sarkozy a proposito della situazione in Ciad, dove le forze ribelli tentano di rovesciare il regime del presidente Idriss Déby.
"Ora che c'è la decisione del Consiglio di sicurezza (delle Nazioni Unite), bisogna lasciare il Ciad tranquillo" e "porre fine a queste azioni ribelle", ha affermato il presidente francese a La Rochelle.
"Se il Ciad fosse vittima di un'aggressione, la Francia avrebbe - uso il condizionale - i mezzi per opporsi a questa azione" e "bisogna che tutti riflettano su questo", ha insistito Nicolas Sarkozy, intervistato a proposito di un eventuale intervento militare contro i ribelli ciadiani. "Ciascuno è stato avvertito e dovrà prendersi le proprie responsabilità".
"L'esercito non si trova là per opporsi con le armi a qualcuno, ma adesso c'è una decisione giuridica del Consiglio di sicurezza presa all'unanimità", ha ricordato facendo riferimento alla dichiarazione presidenziale adottata alla vigilia della seduta dell'ONU, che condanna "fermamente" gli attacchi e "tutti i tentativi di destabilizzazione con l'uso della forza" del Ciad.
"Il potere si conquista con le elezioni, e non in altro modo", ha osservato Sarkozy.
La dichiarazione presidenziale del Consiglio di sicurezza "appoggia senza ambiguità il governo legittimo del Ciad. Condanna senza ambiguità l'azione dei ribelli" e "offre un quadro giuridico in caso di un'eventuale aggressione contro il regime del presidente Déby perché tutti i paesi aiutino il governo legittimo", ha sottolineato il presidente francese.
Ai ribelli che accusano la Francia di aver partecipato ai combattimenti e di avere ucciso dei civili, Nicolas Sarkozy ha risposto: "non è assolutamente esatto". "L'esercito francese non ha sparato un solo colpo se non per proteggere i nostri connazionali quando abbiamo dovuto evacuarli (...) È una decisione che ho preso nella notte tra venerdì e sabato. Erano (i soldati francesi) dunque in condizioni di legittima difesa", ha sottolineato il capo dello Stato.
Intervistato su Europe-1, il generale Mahamat Nouri, il principale capo dei ribelli ciadiani, ha da parte sua affermato che l'aviazione francese ha bombardato le postazioni ribelli. "Dalla sera dell'altro ieri è l'aviazione francese a bombardarci. L'aviazione ci ha bombardati da ieri mattina (lunedì) fino all'una del mattino di oggi (martedì)".
"Non ho voluto che ci fosse un intervento diretto (...) prima di avere un quadro giuridico ben preciso", ha precisato Nicolas Sarkozy. "Qui non è più questione della cosiddetta Françafrique (...) Ci sono delle regole internazionali e io voglio conformarmi a esse".
Mentre dei mediatori africani erano attesi a N'Djamena martedì, e decine di migliaia di abitanti lasciavano il paese, il ribelli continuavano la loro offensiva contro il regime del presidente ciadiano. I combattimenti sono ripresi nella capitale, con scontri tra le truppe governative e le forze ribelli, per la terza giornata consecutiva".
Fonte: AP, 5 febbraio 2008

Ciad. Si agisca finalmente per la pace
"Rottura con la Françafrique": basta con le parole, adesso bisogna agire!
Comunicato del 4 febbraio 2008 dell'Associazione Survie
«La nostra unica preoccupazione è l'evacuazione dei cittadini di nazionalità francese». Così si è espresso lo scorso sabato il ministro della difesa Hervé Morin al telegiornale di France 2 quando è stato interpellato sull'entrata delle truppe ribelli nella capitale del Ciad. Non una sola parola sui francesi d'origine ciadiana «dimenticati» nel piano d'evacuazione, né sulla sparizione di oppositori storici (è confermato che il deputato Yorongar è stato prelevato da casa sua e che molti altri oppositori sono stati arrestati), né sui rischi che minacciano la popolazione civile.
Questa dichiarazione ministeriale lascia presagire un evidente disinteresse della Francia a garantire la sicurezza (seppur parziale) della capitale approfittando dei suoi 1100 soldati già presenti nel paese.
Quale ruolo intende svolgere la Francia in questo nuovo episodio di una crisi ciadiana che si preparava da anni?
Nel corso di quel telegiornale, Bernard Kouchner ha ricordato che la Francia sostiene dal punto di vista logistico e delle informazioni di intelligence (in base all'accordo di cooperazione militare con il Ciad) il Presidente Idriss Déby, «eletto» e dunque rappresentante della «legalità» nel paese. Il ministro francese per gli affari esteri sa molto bene che Idriss Déby Itno non è mai stato eletto in modo «legittimo». Salito al potere con la forza il 1° dicembre del 1990 dopo aver rovesciato il dittatore Hissen Habré, del quale era stato per otto anni il braccio destro e il capo di Stato Maggiore, Déby ha organizzato diverse elezioni presidenziali che si sono rivelate ogni volta delle mascherate elettorali: nel 1996, nel 2001 (fermamente denunciate dal Parlamento europeo) e nel 2006, dopo aver messo mano alla costituzione in seguito a un referendum grottesco tenuto per l'occasione.
I tanti soprusi del Presidente Déby ai danni delle popolazioni del Sud, dapprima sotto il regime di Hissen Habré (si stima che siano state 40.000 le persone torturate e/o giustiziate in otto anni) e poi durante il proprio, dal 1990 a oggi, hanno rapidamente trasformato questo militare formatosi all'École de guerre di Parigi in un Presidente corrotto, che ha saccheggiato le magre ricchezze del paese a vantaggio del suo clan Zaghawa/Bideyat e ha accelerato l'impoverimento del Ciad nonostante la nuova manna petrolifera che si supponeva dovesse beneficiare il bilancio dello Stato.
Nel 2006, tuttavia, alla Francia si è presentata l'occasione di spingere i ciadiani verso una dinamica di riconciliazione. Le associazioni della società civile hanno chiesto la creazione di un forum nazionale per la pace e la riconciliazione con l'instaurazione di un dialogo a tutto campo. Invece di sostenere questa iniziativa, per interessi a breve termine la Francia ha scelto di dare indefettibile sostegno al Presidente Déby (anche dal punto di vista militare).
Come in Ruanda, Africa Centrale, Togo, Congo-Brazzaville e Costa d'Avorio, la Francia ha contribuito - offrendo un completo appoggio a regimi criminali, illegittimi e corrotti - a creare delle bombe a orologeria. Nel caso del Ciad c'è ancora tempo per disinnescare questa bomba, assicurando rapidamente le condizioni per l'instaurazione del forum nazionale, con un mandato internazionale provvisorio per garantire la sicurezza del processo. Le recenti dichiarazioni del Segretario di Stato per la Francofonia e la Cooperazione, che ha auspicato «una rottura con la Françafrique», vanno in questo senso. Jean-Marie Bockel ha i mezzi per sostenere una tale ambizione? Ma soprattutto l'Eliseo ne ha la volontà? Intanto, i ciadiani pagano con il proprio sangue una politica che li ha privati dei loro diritti.
Fonte : Survie, Olivier THIMONIER olivier.thimonier@survie-france.org Tel. : 0033 1 44 61 03 25
«
Dichiarazione di Antoine Bangui
Oggi, 3 febbraio 2008, il momento è grave. Le forze di resistenza nazionale controllano tutto il territorio ciadiano con l'eccezione del Palazzo presidenziale. Tutti i democratici ciadiani temono che ancora una volta la Francia intervenga come potenza colonizzatrice in uno scontro che non le appartiene, con il pretesto di accordi militari deviati dai loro obiettivi.
Abbiamo sentito le dichiarazioni di molti responsabili politici francesi, dell'Unione Africana e della comunità internazionale che hanno denunciato la presa del potere con le armi.
- Ricordiamo che l'arrivo armi e bagagli di Idriss Déby nel dicembre del 1990 non ha suscitato alcun commento. Due pesi e due misure a seconda del momento e degli interessi degli uni e degli altri.
- Ricordiamo che è falso affermare che Idriss Déby è stato eletto legalmente. Tutti sanno che le elezioni erano truccate.
- Ricordiamo che la Costituzione ciadiana è stata alterata per permettere a Idriss Déby di brigare per ottenere un terzo mandato e - perché no? - di fondare la propria dinastia.
- Ricordiamo che dall'epoca del petrolio il Ciad è classificato come lo Stato più corrotto del pianeta, mentre la sua popolazione marcisce nella miseria e muore nell'indifferenza generale.
- Ricordiamo che dal 2006 tutto l'Est del Ciad si trova in una situazione umanitaria molto preoccupante, peggiore di quella del Darfur. Chi se ne preoccupa?
- Ricordiamo che di fronte all'aumento della violenza la società civile ciadiana nel 2005 aveva preso l'iniziativa di avviare un dialogo politico a tutto campo prima dell'organizzazione delle elezioni del 2006; questa iniziativa è stata fatta fuori per meglio legittimare il regime diIdriss Déby.
- Ricordiamo infine che nel 2007 il Gruppo di Libreville ha avviato un processo di pace con il consenso di tutte le parti coinvolte, sia civili che politico-militari, iniziativa patrocinata dal presidente del Gabon Bongo Odimba e approvata dallo stesso Idriss Déby allo scopo di instaurare un dialogo nazionale inclusivo. Fino a oggi a questa iniziativa non è stato dato seguito.
La caparbietà di Idriss Déby e la protezione offertagli dall'esercito francese sono una presa in ostaggio di tutta la popolazione civile ciadiana.
I democratici ciadiani e tutto il popolo del Ciad chiedono alla Francia di non interferire più in questo conflitto che dura da 18 anni e all'Unione Africana e alla comunità internazionale di offrire il loro appoggio per l'organizzazione di un forum pensato per costruire una pace duratura all'interno del paese e con i paesi vicini e instaurare una vera democrazia.
Fonte : Antoine Bangui, 3 febbraio 2008
Antoine Bangui
Antoine Bangui-Rombaye è stato membro del governo di François Tombalbaye, primo presidente del Ciad, e precisamente ministro del coordinamento e della pianificazione nonché ministro degli esteri, dal 1962 al 1972, data in cui è caduto in disgrazia ed è stato incarcerato. Rilasciato con la caduta di Tombalbaye nel 1975, ha pubblicato nel 1980 Prisonnier de Tombalbaye, una testimonianza, seguito da Les Ombres de Koh (1983), romanzo autobiografico. Candidato alle elezioni presidenziali del 1996, ha assunto la guida del Movimento per la ricostruzione nazionale del Ciad (MORENAT), un partito politico legale.
Nel maggio del 1999 ha pubblicato Tchad: Élections sous contrôle (1996-1997) (ISBN 2-7384-7331-8), un libro di denuncia sul Ciad sotto Idriss Déby. Un mese dopo il regime di Déby l'ha accusato di fomentare una ribellione nel Logone Orientale. Nel dicembre del 1999 Bangui è diventato portavoce del Coordinamento dei movimenti armati e politici dell'opposizione (CMAP), una coalizione di 13 gruppi d'opposizione. Si è in seguito dimesso per protestare contro i tentativi di dialogo con Déby messi in atto da alcuni membri del CMAP, tentativi che si inserivano in una strategia di Deby mirata a dividere l'opposizione.
Fonte: Fausto Giudice, da Wikipedia in inglese.
«
Chi sono i ribelli?
Un'alleanza di circostanza tra i gruppi ribelli ciadiani