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21/10/2017
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Intervista con il musicista e attivista Gilad Atzmon

“Israele ha bisogno della Turchia”


AUTORE:   Hasan UNCULAR

Tradotto da  Manuela Vittorelli


La posizione di Gilad Atzmon è unica, la sua voce non ha precedenti e le sue dichiarazioni sono inequivocabili. Musicista jazz nato in Israele e attivista antisionista, Atzmon diffonde e canta le sue riflessioni anti-israeliane apertamente e ogni volta che ne ha l'opportunità.

Come musicista polistrumentista (suona il sax soprano, tenore e baritono, il clarinetto, il clarinetto sol, la zurna e il flauto), Atzmon ha vinto molti premi internazionali, compresi il BBC Jazz Award 2003, ed è considerato uno degli artisti più ispirati del suo genere.

Come attivista antisionista, nonostante le sue origini israeliane Gilad Atzmon denuncia incessantemente la propria appartenenza allo Stato ebraico e proclama di essere semplicemente nato lì, nient'altro, e di non provare alcuna simpatia, compassione o nostalgia nei confronti dello Stato di Israele occupante.

Negli ultimi anni ha scritto molti articoli e tenuto conferenze, e condanna con regolarità la storica bellicosità di Israele nei Territori palestinesi occupati. Attualmente si sta dando da fare per viaggiare in altri paesi e sensibilizzare l'opinione pubblica sul massacro di Gaza e la carneficina di civili, donne e bambini nella Striscia.

Hasan Uncular: Caro Gilad, come valuti la carneficina israeliana a Gaza? 

Gilad Atzmon: Caro Hasan, non credo che sia una questione di valutazioni. Siamo tutti consapevoli del livello di distruzione inflitto dallo Stato ebraico a civili innocenti. Gaza ha l'aspetto di una città colpita da una bomba atomica. Invece, come sappiamo, la devastazione non è stata provocata da una bomba atomica. Si è trattato di una spietata e prolungata campagna militare condotta da un esercito nazionale e popolare che ha impiegato bombardamenti pesanti a catena usando proiettili convenzionali e non convenzionali. Il massacro di Gaza è il risultato di una sinistra, continua, intensa incursione aerea contro civili nel luogo più densamente popolato del nostro pianeta. Pertanto, invece della valutazione del massacro in sé, mi interessa molto la valutazione della gente che è in grado di infliggere una simile distruzione. In altre parole, mi interessa l'identità collettiva ebraica e israeliana. Mi domando come sia possibile che gli israeliani, il popolo “nato dalle ceneri”, si siano collettivamente trasformati nell'incarnazione del male dei nostri tempi. Com'è che gli ebrei della Diaspora si trovano ad appoggiare istituzionalmente Israele e i suoi crimini contro l'umanità?

HU: Perché Israele continua a violare il diritto internazionale e non tiene fede agli accordi?

GA: Suppongo che gli israeliani siano imbevuti di un senso di superiorità che ha qualcosa a che fare con l'interpretazione laica del concetto di “popolo eletto”. In fin dei conti Israele è lo Stato ebraico. Benché sia una società ampiamente laica, riesce a conservare la tradizione giudaica della supremazia razziale. È di fatto l'interpretazione nazionalista laica della tradizione giudaica che si è convertita in una tendenza omicida collettiva. È importante osservare che mentre nel contesto giudaico il concetto del popolo eletto è interpretato come un peso morale in base al quale si chiede agli ebrei di comportarsi come un esempio di condotta etica, nello Stato ebraico questo concetto viene interpretato come una licenza di dominare e uccidere. Poiché gli israeliani si considerano il popolo eletto, essi si sentono evidentemente liberi da qualsiasi preoccupazione etica o morale. Inoltre non li preoccupano assolutamente il giudizio o il pensiero di altri popoli o nazioni. Questa filosofia arrogante fu espressa dal Primo Ministro israeliano David Ben Gurion negli anni Cinquanta, quando disse: “non importa cosa dicono i gentili, la sola cosa che importa è ciò che fanno gli ebrei”.

HU: Qual è l'importanza della reazione del Primo Ministro Erdogan a Davos?

GA: Per me è evidente che il Primo Ministro Erdogan è stato molto coraggioso nell'affrontare le menzogne israeliane su un palcoscenico internazionale. Inoltre ha davvero colto nel segno denunciando il simbolo per eccellenza di quelle menzogne. Mi riferisco qui al criminale di guerra Presidente Shimon Peres, che malgrado il suo passato di devastazione (Kefar Kana, reattore nucleare di Dimona,ecc.) è riuscito ad accaparrarsi un Premio Nobel per la pace. Considerando il suo contributo al progetto Dimona per la costruzione di armi di distruzione di massa, un Nobel per la fisica nucleare sarebbe stato ben più appropriato.  

HU: Può la lobby ebraica agire contro il Primo Ministro Erdogan e gli ebrei consapevoli? E come?

GA: Buona domanda. Non sono un esperto di tattiche di pressione ebraiche. Tuttavia sono assolutamente consapevole della loro influenza. Finché le finanze dei laburisti britannici sono nelle mani di sionisti rabbiosi come Lord Bancomat Levy e finché il capo di gabinetto della Casa Bianca è un sionista rabbioso, dobbiamo aspettarci che gli interessi sionisti plasmino la nostra realtà, e questo significa molti conflitti, massacri e sangue di civili innocenti.

Tuttavia dobbiamo ricordare che i tempi stanno cambiando. Ciò che vediamo e sentiamo a Gaza produce un'ondata di indignazione nei confronti di Israele e dei suoi gruppi di pressione in tutto il mondo.

Per me è difficile riuscire a prevedere quali saranno le azioni delle lobby sioniste contro il Primo Ministro Erdogan. Probabilmente può aspettarsi di essere trasformato nel protagonista antisemita di turno. Come sappiamo non ci vuole molto. Se in passato gli antisemiti erano quelli che non amavano gli ebrei, adesso gli antisemiti sono quelli che gli ebrei odiano.

Ciononostante dobbiamo ricordare che per Israele l'amicizia della Turchia è molto importante. La Turchia era l'unico amico di Israele nella regione. In tempi recenti ha mediato i negoziati con la Siria. In poche parole, Israele ha bisogno della Turchia.

HU: Quale sarà l'impatto dello scontro Erdogan-Peres a Davos sulle relazioni tra Israele e Turchia?

GA: Preferirei non rispondere a questa domanda. Non sono esattamente un esperto...

HU: Cos'hanno in serbo i prossimi giorni per Israele e la Turchia sulla scena politica mondiale?

Gilad: Anche qui, gli affari internazionali non sono esattamente il mio ambito di competenza.

HU: Hai un ultimo messaggio per il mondo e il popolo turco?

GA: Non amo esprimere messaggi finali per tre motivi:
1. Non mi piacciono le dichiarazioni finali, insisto nel riservarmi la possibilità ricredermi e voglio poter rivedere le mie opinioni su qualsiasi argomento.
2. Credo che la gente che esprime “messaggi finali” debba essere molto importante e intelligente. Io sono soprattutto un artista. Guardo in me stesso e condivido quello che vedo con i miei ascoltatori e lettori.
3. Diversamente dai politici che sanno quello che è giusto e sbagliato per gli altri, io so a malapena quello che è giusto per me.

Comunque il mio metodo, per così dire, è molto semplice. Sono alla ricerca di una voce etica. Questo significa che in ogni circostanza cerco di capire da solo quello che è giusto e quello che è sbagliato. Non credo nel dogmatismo. Insisto sul fatto che la ricerca etica è un processo dinamico, un fare e disfare.

Circa una settimana fa un mio amico, il leggendario musicista Robert Wyatt, mi ha aiutato a formularlo nel modo più semplice ed eloquente. “Il mio metodo”, ha detto, “è molto semplice. Sono solo antirazzista”. Ed è veramente tutto qui, si tratta semplicemente di essere “antirazzista”.

Sono assolutamente contrario a tutte le forme di politica razzista, ed è per questo che disprezzo tutte le forme di politica ebraica, di sinistra, destra o centro. Sono stufo di tutte queste impostazioni “per soli ebrei”. Che si tratti dello “Stato per soli ebrei” o degli “ebrei per la pace”. Sono contrario perché queste cose servono a promuovere gli interessi tribali ebraici invece dell'umanità e della fratellanza. L'esperienza politica ebraica è in un certo senso sempre orientata in senso razziale e intrisa di sciovinismo.

Anche se sono convinto che la gente abbia il diritto di lottare per i propri diritti, come nel caso della lotta nazionale palestinese, credo anche che debba sapere come ristabilire la pace e l'armonia. Ed è questo che manca nella politica israeliana ed ebraica. Vediamo solo rabbia e vendetta, che producono una violenza sempre maggiore. È evidente che gli israeliani non hanno molta familiarità con il concetto di misericordia e compassione. Il suggerimento spiritualmente armonioso di Gesù noto come “porgi l'altra guancia” per gli israeliani è una stupidaggine. A quanto pare sono più attratti da “terrore e sgomento”. Votano democraticamente per il massacro, la distruzione e il genocidio. In fin dei conti hanno il diritto di votare. Sono l'“unica democrazia del Medio Oriente”, o almeno così dicono.


Originale: Hasan Uncular of Timeturk interviews Gilad Atzmon

Articolo originale pubblicato il 7/2/2009

Manuela Vittorelli è membro di
Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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LA TERRA DI CANAAN: 09/02/2009

 
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