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15/08/2020
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Per ordine di Dio Signore


AUTORE:  Manuel GARCÍA VIÑÓ

Tradotto da  Curzio Bettio


La mia fornaia è una Palestinese. Tempo fa, quando andavo nel suo panificio, e non vi erano clienti, non eravamo mai a corto di argomenti di conversazione. Così ho appreso molte cose sul suo paese che i mezzi di informazione di massa mai riferiscono, visto che molto spesso lei era usa comunicare per via telefonica con la sua famiglia o con qualche suo conoscente che veniva d’oltremare in Spagna.  

Naturalmente, quando la notizia è di assoluto richiamo, i giornali la riportano, sebbene molte volte in maniera distorta. A dir poco, la distorsione consiste nel trattare la tragedia palestinese come un conflitto fra attori più o meno sullo stesso piano. E si fa riferimento a questa tragedia, la tragedia di un intero popolo, alle sofferenze dei Palestinesi, come il “conflitto israelo-palestinese”. Per questo, ho pubblicato un documento sul tema in Rebelión.

Per esempio, i periodici non hanno informato i loro lettori che i saccheggi delle case dei Palestinesi da parte dell’esercito di Israele sono all’ordine del giorno. Quotidianamente, gruppi di soldati pattugliano le strade delle città e dei villaggi ed irrompono nelle case, distruggendo televisori ed elettrodomestici, il mobilio, fanno a pezzi fotografie e buttano per terra i vestiti e la biancheria. La loro scusa è che hanno il “sospetto” che quelli siano covi di terroristi. E molto spesso, ne trovano anche di “terroristi”, perché, in via teorica, per gli Israeliani tutti i Palestinesi sono dei terroristi.

Non vi sono dubbi che questo comportamento fa parte di una costante manovra per logorare ogni morale resistenza, per esaurire i Palestinesi sia dal punto di vista fisico che mentale, in modo che quelli che non vogliono finire sbattuti in prigione o finire al cimitero se ne vadano via e vadano a vivere ammassati con tutti gli altri in campi profughi.

In seguito, ho cominciato a portare alla mia amica documenti ed articoli su questo problema. Lei possedeva un computer, ma non aveva una connessione Internet. Quindi, le stampavo tutti gli articoli pubblicati su “Rebelión” e glieli consegnavo quando andavo a comprare il pane. 

Potrei scrivere un libro con tutto quello che Mariam mi ha raccontato nel corso degli anni, ma qui documenterò solo un evento che è successo tre anni fa, durante il mese di agosto, proprio pochi giorni dopo il suo arrivo in visita ad un villaggio, non ricordo più il nome, vicino a Gerusalemme.  Il fatto successo di per sè potrebbe riempire diversi volumi di una storia universale dell’infamia:

Era la terza notte che passavo nella casa dei miei genitori. Saranno state le dieci della sera, mi trovavo sulla terrazza della cucina e guardavo un ragazzo dall’età apparente di undici o dodici anni che rimuoveva una bandiera di Israele appesa sopra la porta di un edificio per sostituirla con una della Palestina.

Da molto tempo, le bandiere palestinesi erano state proibite ed allora, alla notte, i ragazzi andavano a fare il cambio.

Il giovane che stavo osservando veniva sorpreso dai soldati. Catturato, fra scherni e derisioni varie, i militari cercarono di costringerlo a baciare la bandiera di Israele e a calpestare quella palestinese. Il ragazzo si oppose decisamente: baciò la bandiera della Palestina e calpestò quella israeliana. Allora lo trascinarono a forza all’interno della sua casa. Viveva a poche porte dalla nostra. Alcuni minuti più tardi, non so dire quanti, ho udito uno sparo. Sapete cosa hanno fatto quei soldati? Avevano portato il bambino in casa sua, avevano costretto i suoi genitori a sedersi su un divano, avevano posto il ragazzo sulle loro ginocchia e QUINDI gli avevano sparato un colpo in testa.

Non chiedermi di raccontarti più storie sulla Palestina. Ho visto troppe cose e molte di queste non sono stata in grado di evitarle, perché avevo un M16 puntato sulla mia testa. La vita di un Palestinese vale molto poco.”               

Vi è stato un periodo nelle nostre conversazioni, dopo il suo ritorno, che abbiamo tentato di capire le cause del comportamento degli Israeliani, un popolo che, avendo sofferto un olocausto terminato nel 1945, dava inizio, solo tre anni più tardi, alla serie di rapine e crimini che sarebbero sfociati in un nuovo olocausto – questo, ancora più infame per il suo carico atroce di cinismo ed ipocrisia, per la sua quasi parodistica sfida agli organismi internazionali e alla comunità internazionale, e per l’uso sfrenato della forza: gli Israeliani possiedono il terzo più forte esercito nel mondo e, dove non arrivano con la loro potenza,  contano sul sostegno degli Stati Uniti. 

I lettori di “Rebelión” sanno bene che Israele ha disatteso qualcosa come una cinquantina di risoluzioni di condanna da parte delle Nazioni Unite, tutte queste respinte poi dal veto degli USA.  

I Palestinesi sono i primi cugini di coloro che ora li derubano e li ammazzano. Sono i discendenti di Ebrei rimasti in Palestina dopo la catastrofe dell’anno 70 d.C., e che in seguito si sono convertiti all’Islam. Gli stessi storici ebrei hanno ora dimostrato che la cosiddetta Diaspora non è mai avvenuta e che è stata soltanto un’altra falsificazione della storia da parte del Sionismo.

I Palestinesi hanno vissuto in questa terra per più di duemila anni e, pertanto, ne sono i naturali proprietari.  Loro vi sono rimasti, malgrado occupazioni successive – Romani, Bizantini, Ottomani, Britannici – sempre come popolo e conservando anche posizioni amministrative.

Le fasi del saccheggio che ha avuto inizio con la Dichiarazione Balfour sono ben conosciute da coloro che si interessano di questo argomento.

Politicamente, il sistematico deterioramento della causa palestinese è culminato ad Oslo.

Dal punto di vista umano, l’orrore si è manifestato nella sua punta più alta l’anno scorso nell’autentico genocidio di Gaza.

Ad Oslo, gli Israeliani hanno mentito da furfanti davanti a Yasser Arafat, con cui, almeno teoricamente, dovevano raggiungere un accordo su una divisione del territorio, certamente questa molto meno equa e molto più pregiudiziale per i Palestinesi di quella che un’ONU ai primi passi aveva concluso nel 1948, comunque questa ripartizione nel corso di più di sessant’anni nessuno aveva osato portare a compimento.

Ingannato o in assenza di ogni altra possibilità, Arafat firmava un accordo che implicava il riconoscimento dello Stato di Israele, ma che non diceva nulla rispetto ai problemi più importanti: Gerusalemme, i profughi, gli insediamenti israeliani, la sicurezza, la determinazione dei confini…

Ad Israele importava ben poco di quello che veniva firmato: perfino il giorno successivo aveva già dimenticato il patto su Gaza e la Cisgiordania e consentiva nuovi insediamenti colonialisti, e continuava a tormentare i Palestinesi con controlli che rendevano impossibili i loro movimenti, con autostrade riservate agli occupanti e strade mal ridotte per gli occupati, con continue proibizioni all’ingresso nei territori palestinesi di aiuti internazionali e dei farmaci più essenziali, con la costruzione di un muro di separazione e, in generale, con tutto quello che è caratteristico di una autentica politica di apartheid.

Appena Israele ebbe a disposizione una giustificazione, vale a dire un attentato ad Hebron il 18 novembre 2002, invalidò gli accordi di Oslo, mentre il suo presidente del tempo, Ariel Sharon, incitava la comunità israeliana ad allargarsi nella zona.                   

Ci siamo chiesti: “Perché così tante falsità, perchè tanta malvagità? Perché tanta ingiustizia mascherata, che non è il prodotto di una mente malata isolata ma piuttosto di un gruppo largo di persone, una ingiustizia che non ha cessato mai di svilupparsi a partire dalla fine del XIX secolo, quando Theodore Herltz ha fondato il Sionismo? I Sionisti non si sono mai curati dei nativi di quella terra, che sostenevano Dio avesse dato loro in proprietà.  

Molte affermazioni dei leaders sionisti hanno sempre ribadito senza esitazione quanto segue:

- Noi dobbiamo cacciare gli Arabi e occupare le loro zone (David Ben Gurion)

- Non può esserci Sionismo, colonizzazione, tanto meno uno Stato Ebraico senza l’espulsione degli Arabi e l’espropriazione delle loro terre.(Ariel Sharon all’agenzia France Presse, 15 novembre 1998)

- La spartizione della Palestina non è cosa giusta. Non l’accetteremo mai. Eretz Israel sarà restituito al popolo di Israele. Tutto intero e per sempre. (Menahem Beghin)

- Non esiste alcun interlocutore palestinese per un negoziato (Ariel Sharon)

- Ho sempre creduto nell’eterno e storico diritto del nostro popolo su tutta questa terra. (Ehud Olmert, davanti al Congresso degli Stati Uniti, 30 giugno 2006)

- Non esiste nulla che si possa considerare uno Stato palestinese…Perciò a noi è consentito arrivare, scacciarli ed occupare il paese. (Golda Meir)

- Mai consentiremo ad uno Stato palestinese (Netanyahu, recentissimamente)

E sempre di recente, io stesso ho sentito un colono della Cisgiordania, territorio ben piccolo che si presume palestinese dopo Oslo, dichiarare in un servizio televisivo: “Non ce ne andremo mai da qui. Dio ha concesso a noi questa terra!”    

Allora se questa terra è stata data loro da Dio…cosa stiamo a discutere di questo?

Da quali posizioni e da quale sistema filosofico potrebbero avere origine tanta fredda malvagità, tanto velenoso disprezzo per altre donne e uomini, che sono semiti come loro?

Dopo avere riempito alcuni fogli con l’intenzione di esternare le mie opinioni in un breve saggio, invece ho pensato di concludere assegnando i miei pensieri ad un componimento dal titolo

Il Profeta rivendica”:  

Ancora rimangono

molti Palestinesi vivi,

oh, figli di Sion.

Così tanto tempo per scacciarli,

umiliarli,

imprigionarli,

torturarli,

ammazzarli,

macellarli,

eppure godono ancora del soffio della vita.

Ancora rimangono

molti Palestinesi vivi

a vostro fianco.

Non li vedete?

Non li sentite?

Pretendono di essere

i padroni di questa terra,

perché sono nati da coloro che rimasero tranquilli

dopo che i calzari dell’aquila romana

calpestarono le loro messi, i loro olivi,

i loro negozi e gli allevamenti di colombe.

Cosa state aspettando, figli di Sion?

Non lo udite il comandamento di Yahvé?
Sterminateli!

Altrimenti, la furia dell’Eterno,

grande e terribile,

ricadrà su di voi.

Su di voi, che conoscete,

ve lo hanno insegnato fin da bambini,

come i Palestinesi,

donne, uomini e bambini

non meritano di vivere

nei vostri campi,

nelle vostre città…

Che si aspetta per sterminarli?

Stanno profanando la vostra terra,

questa terra gloriosa

data a voi da dio Yahvé in eredità.

Yahvé che, anche se non esiste,

può sempre offrire molti campi,

molte città,

da Oriente ad Occidente,

e sotto il mare,

sopra le nuvole

e ancora oltre l’orizzonte…

Campi, un profluvio di latte e miele,

che sono vostri,

perché voi li avete rapinati,

due volte li avete rapinati,

come vi comandò Yahvé,

per bocca del Profeta,

benedetto sia Yahvé,

il Santo dei Santi,

anche se non esiste.

Guardatevi in giro; osservate

quella donna tranquilla,

vicino al pozzo, sotto la palma.

Porta un figlio nel suo ventre.

Ne potete ammazzare due in un colpo solo.

Trascinatela,

estraetele le viscere,

estraetele il figlio che sta aspettando

e gettatelo ai maiali…

Perché voi non mangiate maiale,

però i maiali mangiano i bimbi palestinesi.

E là, sul limitare opposto, un uomo

con le mani vuote,

perché il raccolto è vostro,

il grano è vostro,

e le spighe,

e il frutto della vigna e dell’olivo.

È famelico,

un morto vivente,

stroncato per sempre,

che i suoi cenci non deturpino i pendii

del sacro monte di Sion.

Guardate, vedete ancora

quel gruppo di bambini

che gioca sulle sponde del Giordano,

i loro piccoli piedi sguazzano negli acquitrini,

fra i mirti e le piante odorose.

Per non sporcarvi le mani,

schiacciateli con i vostri carri da combattimento.

Non abbiate timore per le pietre che vi lanciano,

le pietre non fanno danno,

se vengono tirate da mano innocente.

Uomini, donne e bambini

non sono uomini, donne e nemmeno bambini

se sono palestinesi,

oh, figli di Sion!

Nemmeno il loro dolore è dolore,

nemmeno le loro parole sono parole

nemmeno i loro lamenti sono lamenti

nemmeno il loro pianto è un pianto

nemmeno le loro lacrime sono lacrime

nemmeno la loro morte è morte…

Sterminateli…

Cancellateli dalla faccia di questa sacra terra.

Obbedite!

Ricordatevi della Legge di Mosé,

il servo di Yahvé,

dei precetti e dei comandamenti

che vi sono stati dati dal Signore,

il Santo dei Santi

anche se non esiste,

sul monte Horeb,

per bocca del Profeta.

 

Dovete obbedire, sterminateli,

non sia mai che il fulmine immenso di Yahvé,

grande e terribile,

ricada su voi

per dare a tutti voi

e a tutta la  vostra terra la maledizione. 

Se Israele non scompare, dissoluzione dovuta all’eventualità che gli Stati Uniti si vedano costretti a bloccare i loro aiuti, una possibilità assolutamente impensabile, mai permetterà la nascita di uno Stato palestinese. È sorprendente come, sia sui mezzi di informazione che nei forum internazionali, la gente parli ancora profusamente di processo di pace, di roadmap, di riunioni fra il governo israeliano e la venduta, piuttosto che debole, Autorità Palestinese, tutto questo più di sessant’anni dopo che l’ONU aveva decretato una spartizione, che era sì ingiusta, ma, in definitiva, sempre di una spartizione si trattava.

Israele ha frustrato tutti i tentativi e continuerà a farlo. La volontà dei Sionisti di tenersi tutta la terra dei Palestinesi, più pezzi di Siria e di Libano, per costruire la Grande Israele, l’Israele biblica, è stata manifestata dai suoi leader con tanta chiarezza, come abbiamo visto prima, che sembra impossibile vi siano persone disposte ancora ad essere ingannate.    

Non è stato ancora sufficientemente capito che Israele a Gaza ha messo in atto un autentico massacro, riconosciuto come tale dall’ONU, attraverso il Rapporto Goldstone, che ha trovato Israele colpevole di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità…e nulla è successo?   

Non è vero che, nel corso di più di mezzo secolo, l’Organizzazione Internazionale preminente ha pronunciato una cinquantina di risoluzioni di condanna contro il governo sionista, e questo ha continuato ad agire come più gli faceva comodo, tanto sapeva che alla fine, c’era sempre il veto USA come liberatorio di qualsiasi condanna? Ci si può aspettare qualcosa da un incontro fra l’ultradestro Netanyahu con Mahmoud Abbas, tenuto sotto condizioni inaccettabili, se ognuno già sa quello che i Sionisti pretendono?

Quello che desideravo mettere in risalto con il mio componimento è come i teocrati giustificano le loro malefatte, cercando riparo dietro gli “ordini” di un Dio, da loro inventato.

Ma questo è tipico di tutte le religioni, che sono sovrastrutture culturali, creazioni di certi uomini per dominare gli altri tramite la manipolazione delle loro coscienze. Tutte hanno punti in comune e discrepanze, in dipendenza dall’humus culturale in cui si sono originate e sviluppate.

La religione Cristiana non fa eccezione. È una fra le varie religioni del Mediterraneo. E, naturalmente, è un sincretismo. Non è possibile sostenere in modo serio che sia stata creata o ispirata da un Dio che è disceso sulla terra.

Il Concilio Vaticano Secondo ha decretato, nella sua enciclica Nostra Aetate, che non tutte le parole della Bibbia  sono solo ispirate, ma che piuttosto sono come scritte da Dio stesso. Ma se uno va a leggere il Tao Te Ching, lo Zend Avesta, le Upanishad, il Corano, trova che questi testi non sono inferiori né per forma né per contenuto a quello che…ha scritto Dio! E non parliamo poi del “Così parlò Zarathustra”.

Fra tutte le religioni, il giudaismo è la religione più chiaramente disegnata su misura degli interessi di un popolo. E continuerà ad esserlo. E che questa spudorata teocrazia si definisca come l’unica ed affidabile democrazia del Vicino e Medio Oriente costituisce nulla più che la più grande espressione sarcastica pronunciata da una società che si caratterizza per la menzogna e l’ipocrisia.            


Originale da: Rebelión-Por orden del Sr. Dios

Articolo originale pubblicato il 7 dicembre 2009

L’autore

Curzio Bettio è membro di Tlaxcala, la rete internazionale di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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LA TERRA DI CANAAN: 14/12/2009

 
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