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19/01/2018
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La Prima guerra mondiale delle parole

“Storie e narrative contrastanti”: che razza di stupidaggine è questa? Ancora una volta, è guerra dialettica e di concetti!


AUTORE:  Khalil NAKHLEH خليل نخلة

Tradotto da  Daniela Filippin


Sono stati scritti numerosi libri e articoli condizionati dalla tesi che il motivo del prolungato e irrisolvibile conflitto fra Israele e Palestina, continuamente in un’impasse, è dovuto al fatto che vi siano due storie o narrative “contrastanti”: quella degli ebrei e quella degli arabi in Palestina. Si è portati a leggere e ad interpretare in queste parole il concetto che “contrastanti” significhi che entrambi i racconti siano ugualmente validi ed abbiano la stessa legittimità. E che qualsiasi lettura e interpretazione alternativa, ogni tentativo di metterla in discussione, siano “soggettivi”, “molto personali”, “emotivi”, “irrazionali”, “non credibili”, “non affidabili”, e “storicamente inesatti”. Tutto ciò è, a mio avviso, un’emerita stupidaggine.

Un simile approccio ignora i reali e autentici sviluppi storici, in stridente contrasto con quelli mitizzati, che continuano a delegittimare la presenza palestinese nelle terre della Palestina storica.

Prima dell’attacco colonialista e sionista della Palestina nel diciannovesimo secolo, non esistevano rivendicazioni su una presunta storia “contestata” del territorio. La storia locale era chiara, scritta nero su bianco. La popolazione indigena in Palestina era in buona parte costituita da arabi palestinesi (mussulmani e cristiani), oltre che da una piccola minoranza di ebrei palestinesi. Le maggioranze e minoranze co-esistevano e interagivano l’una con l’altra, come normalmente si farebbe in qualsiasi spazio aperto, attraverso il commercio, i rituali, le amicizie, ecc. Questo accadeva nell’intera regione sotto l’Impero Ottomano, dove tutti si percepivano essere parte integrante di quella storia palestinese e di quella geografia. Vivevano sotto un generico ombrello culturale prevalente, rispettando la specificità l’uno dell’altro. La contestazione non era diversa da quella che potrebbe aver luogo fra altri gruppi di persone, con interessi o classi sociali diverse, o attraverso la competizione che scaturisce dall’avere valori, tradizioni e lingue diverse, nel momento in cui si convive in un unico spazio fisico.

L’origine delle “storie contrastanti” coincide con l’imposizione di una nuova versione storica straniera dalle origini europee con dei nuovi miti. Quest’ultima giustifica il controllo sulla popolazione indigena araba palestinese, la loro alienazione ed espropriazione dalla loro stessa terra, cultura, lingua, e altre fonti, portando alla negazione della loro umanità. Questa versione storica coloniale imposta ha poi portato alla loro decimazione, per mezzo di una spietata pulizia etnica e con la frammentazione della propria struttura sociale, della storia e della cultura.

In questo contesto, in effetti, le nuove affermazioni intrise di mito imposte dagli invasori sionisti Ashkenazita erano “contestate” e messe in discussione dalla popolazione indigena araba palestinese e dalla società. L’argomento del contenzioso erano chiaramente le malvagità sioniste ripetutamente commesse contro la popolazione locale palestinese araba. In precedenza, non esistono prove che i co-abitanti arabi ed ebrei palestinesi fossero in contrasto.

Coloro che cercano di spiegare il prolungato conflitto israelo-palestinese in termini di due “valide” storie tuttavia “contrastanti”, stanno semplicemente cercando di trovare un’insostenibile giustificazione per l’imposizione del sistema e della struttura coloniale dell’Ashkenazita sionista. Questa è sempre stata contestata dagli arabi palestinesi che sono sempre stati, e continuano ad essere anche oggi, vittime di questa struttura e ideologia coloniale e da quegli ebrei, e altri, che sono arrivati a capire e provare la sconfinata malvagità di questa ideologia colonialista e razzista. Questo sistema non ha alcuna legittimità, eccetto quella della forza bruta e degli spietati meccanismi della soppressione.  

La vera storia dei palestinesi arabi ed ebrei che convivono in terra palestinese prima dell’offensiva della Palestina da parte del colonialismo sionista europeo Ashkenazita, non è mai stata “contestata”, eccetto da quelli che hanno usurpato i basilari diritti umani dei palestinesi indigeni. Il resto è un fracco di balle!


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 La Prima guerra mondiale delle parole è un'iniziativa di Palestine Think Tank e Tlaxcala.

Gli autori che desiderano parteciparvi possono inviare i loro contributi a
contact@palestinethinktank.com e a tlaxcala@tlaxcala.es.



Originale da: Palestine Think Tank-"Contested histories", "contested narratives": What kind of nonsense is this? Again it's a war of words and concepts!

Articolo originale pubblicato il 28 gennaio 2010

L’autore

Tlaxcala è la rete internazionale di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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STRUMENTI DI TLAXCALA: 11/02/2010

 
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